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Atlantropa
di Peter Patti

  • Il what-if che presentiamo è tratto da un progetto reale, che fu elaborato da un architetto e ingegnere tedesco, Herman Sörgel, e che consisteva nell'abbassare il livello del Mediterraneo di circa duecento metri costruendo una diga sullo stretto di Gibilterra. In questo modo, scriveva Sörgel a partire dal 1927, si sarebbe guadagnata una superficie di seicentomila chilometri quadrati, più o meno due volte l'estensione dell'Italia: uno spazio che si sarebbe potuto utilizzare per scopi energetici. Partendo da questa utopia, Peter Patti ha elaborato una sua storia alternativa. Eccola.


  • Il 6 maggio 1937, l'esplosione dell'Hindenburg nel cielo di Lakehurst - Stati Uniti - decretò la fine dell'era degli Zeppelin. Sulle prime, il ministro dell'Aviazione del regime nazista, Hermann Göring, reagì al "piccolo difetto del capolavoro d'ingegneria tedesca" con un testardo: "Adesso cominciamo per davvero!". Poi però, richiamato all'ordine da Adolf Hitler, dovette ammettere che il tempo dei "Giganti del Cielo" era definitivamente tramontato. Non tutti i sogni di megalomania possono durare in eterno; nemmeno nel "Reich dei mille anni". Comunque fosse, delle balene volanti il nazionalsocialismo aveva già approfittato ampiamente, ricavandone un'immensa propaganda all'estero. Durante il Terzo Reich, molti altri grandiosi progetti tecnici non furono mai realizzati, vuoi perché in contrasto con le vedute "ideologiche" del Führer, vuoi perché comportavano un immenso dispendio di capitale e di forze umane. E' il caso di Atlantropa, la visione su vasta scala dell'architetto Sörgel. Il modello di Atlantropa fu presentato per la prima volta a Berlino nel 1931, dunque in era pre-nazista, e fece stupire per l'audacia della concezione. L'idea basilare era la seguente: erigendo un'enorme diga nello Stretto di Gibilterra, si sarebbe abbassato a poco a poco il livello del Mediterraneo (Sörgel calcolò che questo abbassamento sarebbe stato di centosessantacinque centimetri all'anno), col risultato che in Europa sarebbero sorte nuove aree coltivabili, oltre che inesauribili riserve energetiche. L'Adriatico e buona parte dell'Egeo sarebbero scomparsi, Sardegna e Corsica si sarebbero unite formando un'unica isola, la Sicilia si sarebbe ingrandita unendosi allo Stivale... Sörgel non considerò affatto le conseguenze disastrose per l'ecosistema; ma in quegli anni su tale argomento si era meno previdenti di oggi. Un aspetto interessante del progetto Atlantropa era che, per attuarlo, gli Stati europei avrebbero dovuto lavorare in stretta collaborazione, cosa che - sempre secondo Sörgel - avrebbe condotto a un rappacificazione delle varie potenze e, dunque, alla stabilità dello straziato continente. Ovviamente, era pure necessario pianificare il futuro delle attuali città portuali, che, dopo la costruzione della mastodontica barriera all'altezza delle Colonne d'Ercole, avrebbero letteralmente visto allontanarsi sempre più la principale fonte della loro ricchezza: il mare, appunto. Per ognuna di quelle città, Sörgel e i suoi assistenti prevedevano nuovi bacini e lunghe strade a scorrimento veloce sull'acquisito territorio. Era necessario, inoltre, un centro di coordinamento per l'intero progetto; Sörgel cominciò a schizzare i piani per una futuristica sede di Atlantropa, che sarebbe dovuta sorgere in Svizzera o in qualche altro Stato neutrale. Per questa sua visione, l'architetto fu paragonato a Giulio Verne. Atlantropa si presentava come un'utopia in grande stile, un pazzesco progetto geofisico, eppure nessuno nutriva dubbi sulla sua possibile attuazione. Il Corriere della Sera parlò di "un bizzarro sogno tedesco", e l'articolo non nascondeva una certa preoccupazione: se il piano fosse stato realizzato, Genova e Trieste non avrebbero più costituito per Amburgo un'agguerrita concorrenza nei commerci via mare. L'idea di Sörgel suscitò un'eco enorme in varie parti del mondo, tanto che, durante l'ultimo anno della Repubblica di Weimar, stava già formandosi un "Partito per l'Intesa di Atlantropa", un'organizzazone dai caratteri sovrannazionali. Ma poi salì al potere un uomo dalle idee ugualmente "grandiose" e tuttavia opposte a quelle di Sörgel... Entrambi, Hitler e Sörgel, coltivavano enormi ambizioni e forgiavano piani a livello mondiale. Entrambi erano visionari. Entrambi volevano guarnire il rispettivo "Grande Piano" con tutta una serie di gingilli architettonici. Ma, nonostante la concordante idea di "necessaria conquista di nuovo spazio vitale", Atlantropa non si confaceva alla politica estera concepita dal Führer. Ancora all'inizio del 1933, le autorità del Terzo Reich non erano del tutto contrarie al movimento pro-Atlantropa. Tuttavia, l'ostinata autarchia perseguita dai bonzi di Berlino e l'esclusione della Germania dall'Alleanza delle Nazioni impedirono al progetto "internazionalista" di svilupparsi oltre. Sörgel si rese conto che il suo sogno sarebbe stato attuabile solo scendendo a patti con il nuovo regime. Si allineò perciò alle predominanti vedute razziali, arrivando ad affermare: "Se la razza bianca vuole che la sua supremazia sull'Africa rimanga immutata, deve provvedere affinché la superiorità numerica dei negri si mantenga entro certi limiti". Ma il suo progetto continuava a prestarsi come una valida occasione per stabilire una pace duratura in Europa, e la direzione della NSDAP (il partito nazista) persisté a respingerlo. Quando, nel '37, Hitler e Mussolini strinsero il loro famoso patto, l'architetto visionario cerc ò di conquistarsi le simpatie del Duce. Pubblicò un opuscoletto in cui dichiarava: "La Grande Germania e l'Impero Italiano rappresenterebbero logicamente i piloni portanti di Atlantropa..." Ma anche tanta generosità nei confronti di Roma non gli fu d'aiuto; anzi: i gerarchi nazisti gli negarono perfino il permesso di recarsi a New York, dove era stato invitato a esporre i suoi piani alla Fiera Internazionale. Dopo la guerra, modificando i suoi enunciati sulla questione della razza (le asserzioni secondo cui i bianchi devono soddisfare le proprie esigenze a discapito del resto dell'umanità), Sörgel concesse in extremis agli africani la possibilità di collaborare al progetto. Uno dei consiglieri d'amministrazione dell'Istituto Atlantropa fu il senegalese Leopold Senghor, che più tardi sarebbe divenuto il primo Presidente democratico del suo Stato. Dopo la morte di Sörgel, Atlantropa continuò qua e là a far parlare di sé. Finché, nel 1958, lo stesso curatorio dell'Istituto ammise che l'idea doveva considerarsi superata: l'applicazione dell'energia atomica a fini civili sancì il definitivo fallimento di una delle più gigantesche utopie del Ventesimo secolo, che, attraverso l'allargamento dei territori a sud dell'Europa e la costruzione di megacentrali idrotermiche, avrebbe voluto fare del nostro continente l'indiscusso dominatore del "nuovo ordine del mondo".

  • Riguardo al progetto di Atlantropa esistono diversi siti su internet; il principale è su Wikipedia, ed è in tedesco, poi esiste un link al Cabinet Magazine che spiega il tutto in lingua inglese.




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