Le cronache ucroniche di Giampietro Stocco
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American Empire: Blood and Iron
Incrocio di serie, incrocio di storie. La Grande Guerra alternativa di Harry Turtledove si mischia con un'altra saga, quella dell'Impero Americano: siamo nel 1920, quella che nella nostra linea temporale conosciamo come Prima Guerra Mondiale è ormai finita da tempo, e la Confederazione si trova nelle stesse condizioni in cui versava la Germania nel primo dopoguerra reale: inflazione più che galoppante, disoccupazione, economia prostrata, revanscismo, germi di fascismo. E' qui che parte un'affascinante cavalcata che ci porterà a seguire le vicende dell'ex sergente artigliere Jake Featherston, che passa dalla vita di trincea alla vita politica in un Partito della Libertà che assomiglia in modo inquietante al Partito Fascista o alla NSDAP di Hitler. Razzismo, volontà di riarmo, squadracce armate di bastoni: il Freedom Party propone tutto ciò in un'America che è stata sconvolta dalla guerra dei fili spinati prima e dei carri armati dopo, un Paese ancora più diviso che stavolta si trova sull'orlo di un baratro ancora peggiore della continua guerra civile in cui la vede dibattersi Turtledove. A mio avviso Blood and Iron è il migliore romanzo della saga finora letta: i personaggi stanno crescendo, dalla mitica Anne Colleton e al suo amante Roger Kimball, i cui destini si incroceranno con quelli dell'altrettanto mitica Sylvia Enos. Da Cincinnatus Driver a Jonathan Moss e alla sua nuova fiamma controversa, fino ad arrivare alla storia insanguinata della famiglia canadese McGregor, che intreccerà il suo cammino con l'eroe nazionale USA, il generale Custer, personaggio da autentica antologia. E tornerà Nellie Semphroch, sempre in competizione con la figlia Edna, ma stavolta in una veste inedita. Un episodio lungo oltre 630 pagine, ma che vi appassionerà, sempre che abbiate avuto la forza di seguire storie alternative e vicende private del tutto ordinarie fino a questo punto.
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