Pablo Capanna è nato a Firenze nel 1939, ma ha vissuto a Buenos Aires da quando
aveva dieci anni. E' professore di filosofia, giornalista, scrittore e docente universitario.
I suoi articoli sono stati pubblicati da Criterio, El Péndulo, Minotauro, Axxón e altre innumerevoli pubblicazioni.
Ha conseguito per due volte il Premio Pléyade, il Diploma d'onore Konex e cinque volte il Premio Más Allá. E' stato nominato Señor de la Instrumentalidad per il suo apporto alla conoscenza dell'opera dello scrittore americano Cordwainer Smith.
I suoi libri sono: El sentido de la ciencia ficción (Buenos Aires, 1967), La Tecnarquía (Barcelona, 1973), El Señor de la Tarde, Conjeturas en torno de Cordwainer Smith (Buenos Aires, 1984), Idios Kosmos, claves para Philip K. Dick (Ediciones Axxón, Buenos Aires, 1991). El mundo de la ciencia ficción (Buenos Aires, 1992), El mundo desolado (Almagesto, Buenos Aires, 1993), "Contactos" extraterrestres (Buenos Aires, 1993), El mito de la nueva era (Buenos Aires, 1993), Philip K. Dick, Idios Kosmos (Almagesto, Buenos Aires, 1995), La tentación de la magia (Buenos Aires, 1995), Excursos (Buenos Aires, 1999), El icono y la pantalla. Andrei Tarkovski. (Buenos Aires, 2000), Philip K. Dick, Idios Kosmos (Cántaro, Buenos Aires, 2006).
Ha compilato varie antologie, tra le quali El cuento argentino de ciencia ficción (Nuevo Siglo, Buenos Aires, 1995) che ha riunito scrittori "classici" come
Jorge Luis Borges, Adolfo Bioy Casares y Leopoldo Lugones, insieme ad altri della nuova generazione argentina,
Angélica Gorodischer, H.G.Oesterheld, Eduardo Goligorsky, Alberto Vanasco, Magdalena Mouján Otano
e quelli che sono emersi negli anni '80: Carlos Gardini, Elvio Gandolfo, Eduardo J. Carletti, Sergio Gaut vel Hartman.
E' in preparazione una nuova edizione attualizzata de per El sentido de la ciencia ficción
e alcuni dei libri di Capanna sono in esame presso alcuni editori italiani.
L'inclassificabile - di Pablo Capanna
E' passato del tempo da quando i suoi libri non si trovano più in saldo e a nessuno interessa
più rieditarli. Sono passati molti anni senza che ci arrivassero sue notizie, e la sua morte
ci ha colto di sorpresa. Lem sembra essere così dimenticato che i giornali non si ricordano
più nemmeno come si scrive il suo nome.
Ho seguito Lem come lettore e critico per più di quarant'anni, vedendolo crescere fino a
diventare Autore, inconfondibile e con la A maiuscola. Poco tempo fa mi sono perfino
avventurato in una grande iniziativa in Spagna per rendergli un omaggio. A Barcellona c'è
una rivista che si chiama Gigamesh (non Gilga-mesh, ma proprio Giga-mesh) che ha preso
il suo nome da un celebre testo di Stanislaw Lem. Gli editori hanno dovuto organizzare
un concorso perché i lettori più giovani si accorgessero della ricorrenza.
Lem immaginò un irlandese che, per lo scandalo dei teorici, ha prodotto un testo molto più
criptico dell'Ulisse di Joyce. Su questa base è nata un' orgia speculativa,
un vero casino. Anni più tardi, lo scrittore Luis Goytisolo si unì al gioco. Quindi il sottoscritto
è stato invitato ad aggiungersi, ed ecco nascere il libro. Una vera catena di Sant'Antonio, insomma, anche se più divertente
di quelle che ci sono su Internet. Forse tra poco gli editori si decideranno a pubblicare
tutto, a patto che qualche supplemento citi esplicitamente Lem.
A questi livelli, quando è quasi impossibile delimitare ciò che si intende per fantascienza,
se c'è una cosa sicura è che Lem fu prevalentemente uno scrittore mainstream. Bisogna avere
forti pregiudizi sui generi letterari per relegare con tranquillità Lem sui banchi della fs.
Partendo da un inizio poco più che promettente, Lem crebbe come autore fino a diventare
inclassificabile e guadagnarsi un posto nella grande letteratura del Novecento.
Ogni nuova rilettura della sua opera è un piacere intellettuale, un qualcosa che non accade
spesso. Un altro grande, Arthur Koestler, osservò che Lem aveva saputo creare
un suo proprio genere, senza chiederne il permesso ai teorici.
Lem il "prudente"
Lem è tra i grandi sopravvissuti del Novecento: è sopravvissuto al nazismo e allo stalinismo,
all'URSS e all'esilio, e perfino alla globalizzazione. In un mondo in cui i filosofi
si definiscono "lucidi", gli incendi "danteschi" e in molti amano il termine "kafkiano",
proverò a definire Lem "prudente". Molti non saranno d'accordo, pensando ai suoi testi più
deliranti. Lem ammirava Borges, e sotto le sue disquisizioni barocche esiste un metodo.
Paradossalmente, la sua prudenza si aggancia sia al rigore scientifico, sia all'humor,
che è il migliore antidoto al dogmatismo.
Stanislaw Lem (1921-2006) nacque a Lvov(Ucraina) quando la città si chiamava Lemberg e
apparteneva alla Polonia. Da bambino era solito inventarsi paesi immaginari, animali e
oggetti impossibili. Un test scolastico lo segnalò come il bambino più intelligente della
Polonia meridionale. Poiché la sua famiglia aveva una vaga origine ebraica, l'occupazione
nazista la spogliò di ogni avere, ma comunque riuscirono a salvarsi la vita ottenendo
documenti falsi.
L'adolescente Stanislaw, che studiava medicina e lavorava come saldatore in una fabbrica
di automobili, era abbastanza audace per svolgere attività clandestine, come aiutare i suoi
amici partigiani a rubare armi dai depositi della Luftwaffe e a spedirle poi alla Resistenza.
Dopo la guerra arrivò il regime comunista. I Lem si trasferirono a Cracovia, dove si adattarono
a vivere in un monolocale. Stanislaw svolse diversi lavori, studiò medicina e lavorò a tempo
perso come ostetrico. Da studente aveva già pubblicato poesie in una rivista cattolica
e scriveva racconti in un periodico popolare.
In seguito divenne ricercatore e studiò biologia. Più tardi si interessò di cibernetica,
astrofisica, scienze sociali e molte altre cose. In quel periodo cominciò a scrivere novelle
di fantascienza in stile sovietico. Una di queste, Il pianeta morto(1951), diventò un best-seller
in URSS e nei Paesi del blocco comunista.
Negli anni che seguirono al "disgelo" del 1956, poiché c'era più la libertà di muoversi,
Lem produsse le sue opere più conosciute. Dallo pseudo-realismo didattico si spostò verso
la satira nello stile di Jonathan Swift con il Diario delle Stelle(1976), gli irripetibili
"racconti dei robot" di The Cyberiad(1965) e la saga del Pilota Pirx. Con Solaris (1961)
si addentrò nella speculazione, senza rinunciare alla sua vena satirica.
Da professore universitario viaggi? molto per assistere a congressi e conferenze. Questo gli
permise di farsi conoscere in Europa e negli Stati Uniti, e soprattutto di scrivere
la satira Il congresso di futurologia(1973). Era solito mantenersi lontano dall'ambiente
della fantascienza, che detestava, e negli ultimi anni rinnegò addirittura il genere,
che vedeva diluirsi nell'"entertainment". Nel 1984 scrisse che la fantascienza
si era trasformata in una pattumiera di mediocrità scartate da ambienti più seri".
Durante il governo del generale Jaruzelski Lem dovette andare in esilio in Austria e in
Germania, e torn? in Polonia solo nel 1988. In un'intervista del 1990 si mostrò atterrito
per l'imminente salto del suo Paese verso l'economia di mercato. La nuova versione
cinematografica di Solaris curata da Soderbergh deve avere contribuito a deprimerlo.
Lem e i romanzi
La consacrazione come scrittore "colto" giunse a Lem quando Solaris di Andrei Tarkovski
arrivò al cinema. La versione di Lem è diversa da quella del film che, pur essendo magistrale,
prende la novella solo come pretesto; tant'è che Lem minacciò di citare in giudizio
Tarkovski. Entrambi avevano le loro ragioni, entrambi erano geniali, ma appartenevano a
specie differenti.
Anni indietro, l'isolamento culturale del blocco sovietico aveva fatto fantasticare Lem
sulla fantascienza nordamericana. Quando finalmente poté sperimentarla, si sentì defraudato
e scrisse un famoso articolo in cui salvava soltanto P.K.Dick, definendolo un "visionario
circondato da ciarlatani". Le critiche gli valsero l'espulsione dalla SFWA, l'associazione
nordamericana degli scrittori di fantascienza, della quale era socio onorario. Dick, che aveva fama di scrittore di sinistra, in un inesplicabile attacco di follia, vot? a favore dell'estromissione.
La sua tappa più brillante fu anche l'ultima; quella che si aprì con Memorie trovate in una vasca da bagno(1961)
e culminò con la creazione di un nuovo genere: i prologhi, le recensioni e le critiche di
libri che non aveva avuto il tempo di scrivere. Lasciando definitivamente la fantascienza
allo stile Efremov che piaceva ai russi, Lem si addentrò nell'assurdo, nel surrealismo,
nel grottesco e nella paranoia.
Lem e la scienza
Lem non fu solo romanziere ma anche un brillante saggista. Negli anni ottenne una cattedra
universitaria in Futurologia a Cracovia, un posto molto ambito e tenuto in considerazione.
Scrisse saggi importanti come L'arte fantastica e la futurologia(1970), Dialoghi(1957),
Summa Technologiae (1964) e Filosofia della scelta (1968). Chi li ha letti dice che
contengono i fondamenti teorici dei suoi romanzi.
Era un intellettuale di enormi qualità e un infaticabile lettore di pubblicazioni
scientifiche. Quando gli chiedevano del suo metodo di lavoro dava risposte piuttosto
pittoresche. Era solito paragonarsi a una mucca. L'input della mucca è il pasto e l'output
il latte, però, spiegava, nessuno trova residui del pasto della mucca nel suo latte.
Come la mucca, Lem impastava la sua immaginazione con la scienza, ma solo per
secernere un latte del tutto peculiare, la sua letteratura.
Isaac Asimov leggeva tanto di suo, ma le informazioni che lui si limitava ad elaborare,
Lem le metabolizzava. Leggendo febbrilmente come Asimov, Lem riusciva a mutare
le informazioni in elementi utili per la sua letteratura. Produsse testi pieni di trappole,
appellandosi alla complicità di lettori che forse non si sarebbero mai accostati a espedienti
del genere, una letteratura più cerebrale che esistenziale, ma senza limitazioni generiche.
Lem era capace di rendere romanzesco un saggio, di poetizzare la matematica, di addentrarsi
nella metafisica con la scusa di una trama poliziesca e burlarsi così dei potenti del mondo,
inclusi quelli che potevano esercitare il loro potere su di lui. Scrisse romanzi polizieschi
come La febbre del fieno e L'inchiesta (1959) dove la fisica quantistica occupava
il ruolo dell'intuizione del detective.
Tra un'opera e l'altra, Lem passava lunghi periodi senza pubblicare, dedicandosi allo
studio. Si giustificava con ragioni strane: diceva che la sua intelligenza era primitiva
come quella della scimmia di Köhler, che prima di arrivare alle banane doveva rassegnarsi
a impilare cassetti. Oppure, che la sua mente funzionava come il serbatoio dello sciacquone,
che tarda un po' prima di riempirsi, dopo che qualcuno ha schiacciato il bottone.
Qualcuno dirà che non c'è nulla di più soggetto all'obsolescenza della fantascienza "dura",
visto il suo stretto legame con le scienza e l'informazione, che cambiano di giorno in giorno.
Senza dubbio, invece, i romanzi di Lem, che un tempo si sarebbero qualificati
come "hard sf", non invecchiano. Lem non spiegava, ma fantasticava, non rigurgitava
informazioni, ma giocava con le parole. La tecnologia delle sue astronavi poteva
essere sbagliata, ma quando parlava di "intellettronica" e "fantasmatica" non c'è dubbio
che stava pensando a cose ben attuali come l'informatica e il virtuale.
Sui generis
Lem era scettico rispetto a uno dei grandi miti della fantascienza, che col tempo arrivò a
ispirare progetti di investigazione scientifica: la ricerca del contatto con intelligenze
extraterrestri. In una lunga serie di opere che comincia con Il pianeta morto(1951)
e Eden (1959) - quando il tema apparteneva ancora al romanzo - e culmina più di trenta
anni dopo con Il pianeta del silenzio (1986) - quando esisteva già il progetto SETI -
Lem sostenne che il contatto era impossibile, considerando i cammini radicalmente diversi
che l'evoluzione poteva avere preso. Nei suoi libri ci sono contatti, ma la comunicazione
è impossibile.
Lem sembra essere convinto che l'evoluzione in un certo momento lasci da parte
la vita organica, riempiendo l'universo di macchine di Von Neumann. Intelligenze
artificiali liberate dalle nostre limitazioni. I suoi robot pittoreschi e per certi altri
versi così umani trattano con disprezzo gli esseri organici come noi, considerandoli
come inferiori.
Così ad esempio Lem fece parlare Golem XIV, il computer perfetto che alla fine aveva superato
l'uomo. Con stile arcaizzante che a momenti imita Rousseau il Golem invitava gli umani
ad arrendersi. L'intelligenza sintetica risultava essere agnostica:
insegnava che l'evoluzione non è che un espediente del codice genetico
per sopravvivere a un mondo di puro azzardo, come il "gene egoista" di Dawkins.
Il Golem era "il messaggero delle cattive notizie, un angelo venuto per scacciarvi
dalla vostra ultima roccaforte, per terminare l'opera che Darwin ha lasciato a metà".
Il trionfo del paradosso
Senza dubbio è nei suoi due libri meno classificabili, tra i quali Vuoto Assoluto (1974) che
Lem raggiunge il culmine del barocco e dell'ingegno. Siamo di fronte a una recensione di un
libro inesistente, scritta alla maniera di Borges, del quale Lem era un dichiarato ammiratore.
Non disponendo di tempo per scrivere libri, Lem optava per l'essere cronista. Sfruttando
le possibilità del genere, compila due raccolte di novelle embrionali e di trattati condensati,
in cui chiede la complicità del lettore per burlarsi di tutte le vacche sacre,
dall'astrofisica alla novella oggettivista.
Nelle Memorie trovate in una vasca da bagno (1961) che definiva come una "farsa utopistica",
Lem ha affrontato il problema - che un tempo si diceva metafisico - della naturalezza
del mondo reale. Tuttavia, Lem incarnava quello stesso problema con il suo particolare
stile paradossale. Reclutato da una grottesca Agenzia d'Intelligence, il suo protagonista
finisce per trovarsi in situazioni paradossali solo per imparare che tutto si risolve in
un messaggio cifrato, frutto di infinite riletture. Non ci sono fatti, insomma, ma solo
interpretazioni di fatti. L'aspirante spia, che finora non ha potuto scoprire qual è la
missione che gli è stata assegnata, comincia poco a poco a capire che l'Edificio,
come il Castello di Kafka, simbolizza la totalità del mondo, e che il Testo
che si nasconde dietro il codice è in effetti la Ragione e il Perché, ma è in ogni caso
indecifrabile.
Lem sospettava che l'universo fosse qualcosa di abbastanza grazioso. Ne La nuova cosmogonia,
discorso che attribuiva a un Nobel immaginario, Lem spiega la filosofia a suo modo di vedere
ludica dell'universo: il Cosmo è non-creato, ma ha paradossalmente dei Creatori.
Le attuali leggi naturali, dice Lem, nascono dal conflitto tra diverse logiche e fisiche;
leggi naturali che non sono altro che giochi minori in un più ampio gioco universale.
Tutti i processi fisici sono intenzionali in quanto espressioni della volontà di alcuni
Giocatori che muovono i loro pezzi. Tuttavia non sono costanti: le leggi fisiche
possono cambiare, e lo stanno facendo, come dimostra l'asimmetria tra vita ed entropia.
Siamo per Lem pezzi di un gioco cosmico che prima o poi finirà, dando origine ad altri
giocatori e a un altro gioco, in quello che per Lem è un ritorno eterno.
Insomma, in questo modo l'immaginazione di Lem affrontava, sfruttava e scartava questa e altre
cosmogonie che altri svolgevano e illustravano con serietà totale. Un discorso, questo,
che a ben vedere potrebbe essere un'altra provocazione. Forse l'opinione dello scettico
Lem potrebbe trovarsi in questa parabola delle sue Fiabe per Robot:
"- Che posso dirti? - rispose l'anziano.- Quanto ti ho detto non viene dalla scienza,
poiché questa non si occupa di quegli aspetti dell'esistenza di cui capita di ridere.
La scienza spiega il mondo, ma solo l'arte può conciliarsi con esso. Che sappiamo
realmente della nascita del cosmo? E' possibile riempire un vuoto così estremo, ma solo con
estrema fortuna, ricorrendo a miti e leggende. Con la mitologia desideravo soltanto
tornare ai limiti dell'inverosimile, e mi sembra di esserci riuscito. Anche tu lo sai e
ciò che desideri chiedermi è se il cosmo in effetti sia ridicolo. Ma a questa domanda
ciascuno deve rispondersi da solo."