Le cronache ucroniche di Giampietro Stocco
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Il fantastico suona il rock

La nuova onda che viene dall'Argentina

intervista con Claudia De Bella(traduzione di Gianluca Turconi)

  • Claudia De Bella, nata a Buenos Aires, è professoressa di inglese, cantante rock, scrittrice e traduttrice di fantascienza e fantasy. Ha pubblicato in Argentina, Spagna, Brasile, Italia e Germania tanto opere proprie quanto traduzioni di racconti e romanzi. Ha ottenuto il Premio Axxón e il Premio Más Allá nella categoria Cuento y Traductora Aficionada. Inoltre, ha vinto il premio per la Miglior Opera Regionale della provincia di Misiones, in Argentina, col suo lavoro teatrale horror “La porta aperta”. Attualmente collabora con la rivista Axxón come selezionatrice di testi stranieri.


  • Come mai hai deciso di aderire alla proposta di un'antologia,Schegge di Futuro , rivolta al pubblico italiano?

    L’Italia è molto speciale per me, perché tutta la mia famiglia paterna e parte della materna proviene da questo paese, principalmente da Nicotera, perciò sono contenta che i miei racconti si possano conoscere anche lì... È un modo per tornare alle mie origini. Inoltre, credo che sia molto importante che si diffonda la fantascienza latinoamericana in luoghi dove normalmente non viene pubblicata.



    Com'è per una donna scrivere di fantascienza in America Latina?

    Suppongo sia uguale in tutte le parti del mondo: alla gente in generale sembra un poco strano, ma non più strano di quando a farlo è un uomo. Sono molti anni che le donne contribuiscono alla nostra fantascienza continentale; senza andare lontano, tra i migliori scrittori “veterani” dell’Argentina, abbiamo una donna, Angèlica Gorodischer, che è unanimemente rispettata e acclamata. Mi sono sempre trovata bene in questo genere. In aggiunta, come in tutte le attività, penso che le donne siano apportatrici di uno sguardo differente che è assolutamente necessario.




    Secondo te la fantascienza è un efficace metodo espressivo per le contraddizioni sociali e politiche del tuo paese e del Sudamerica?

    La fantascienza è un metodo espressivo molto efficace, punto. Non necessariamente si ricorre alla fantascienza per le contraddizioni nazionali o continentali. Ritengo che la flessibilità, la libertà d’immaginazione e la possibilità di trattare in modo assoluto qualsiasi conflitto (passato, presente o futuro) ci permetta di convertire la fantascienza nell’ambito ideale per lo sviluppo delle idee più triviali e delle più folli. Per questo mi piace.


    Hai mai letto qualcosa di fantascienza italiana? Se sì, cosa ti piace?

    Malauguratamente, non ho avuto occasione di leggere molta fantascienza italiana moderna; forse una manciata di racconti tradotti qui e là. Ho invece letto moltissimo Italo Calvino, di cui sono fanatica da quando ero adolescente.



    Quali sono i tuoi modelli letterari?

    Ho molti scrittori favoriti: Dick, Sturgeon, Varley, Shepard, Ballard... e tanti altri. Ma i miei modelli principali sono Connie Willis e Ursula LeGuin. Forse un giorno riuscirò a scrivere bene come loro.



    In Umidità mostri uno stile decisamente europeo, molto intimista e raffinato. Sei d'accordo con questa affermazione?

    Non lo so, non mi sono mai soffermata ad analizzarlo. A ogni modo, quando scrivo non penso all’uso di un determinato stile, semplicemente mi viene così.


    Quali temi hai voluto affrontare in specifico con Umidità?

    L’infermità fisica e mentale e i diversi modi che le persone hanno per superarle. Volevo anche esplorare la possibilità della psicoterapia assistita dalla telepatia e toccare il tema delle infermità che potremmo contrarre come conseguenza del contatto con gli extraterrestri.


    Tu sei anche cantante rock. Ci vuoi parlare di questa esperienza e dirci come secondo te si accorda o discorda con la tua attività di scrittrice di fantascienza?

    Sono due attività perfettamente compatibili. Come scrittrice, posso creare tanto una storia quanto il testo di una canzone. Quando canto, l’energia fisica che impiego sul palcoscenico bilancia i periodi di inattività di fronte al computer quando scrivo. In aggiunta a questi due cose, ho un lavoro “formale” come traduttrice e professoressa d’inglese. Tutto dipende dal sapersi organizzare e dare a ciascuna occupazione il giusto tempo.


    A cosa stai lavorando adesso?

    Sto elaborando un progetto a cui penso da molto e che non so se sfocerà in un romanzo o in una serie di racconti o romanzi brevi. È un’ucronia ambientata in Sudamerica. Poi, ogni volta che si presenta l’ispirazione, scrivo racconti brevi, un formato che mi piace molto e al quale ritorno sempre appena posso. Ti ringrazio per l’opportunità che mi hai dato di rispondere alle tue domande, cosicché i lettori italiani mi conoscano un poco di più. Sono molto contenta di far parte dell’Antologia e spero che i lettori gradiscano il mio racconto tanto quanto io mi sono divertita a scriverlo.





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