Titolo: Visioni dal Futuro: il caso di Philip K.Dick
Autore intelligentissimo e di cultura assai vasta, Chiappetti
esamina in questo suo saggio il fenomeno Philip K. Dick
Profeta della Catastrofe Finale, Dick (1928-1982) debuttò negli
anni Cinquanta e fin da allora fu dibattuto tra la necessità di
sfornare testi "triviali" per mantenersi in vita (e pagare gli
alimenti alle sue varie ex-mogli) e il desiderio di scrivere
qualcosa di "serio". Vittima della tossicodipendenza e di violenti
attacchi di panico, era dotato di una possente visionarietà. Indimenticabili
i suoi personaggi sospesi in stato di "semi-vita" (Ubik), gli androidi "dal
volto umano" (Cacciatore di androidi, ovvero Do Androids Dream of Electric Sheep?),
e i suoi paesaggi apocalittici che gli amanti del cinema di fantascienza ritroveranno
in Blade Runner.
Dick si sentiva ghettizzato nel suo ruolo di autore di genere, tantoché, a chi
gli chiedeva quale fosse il suo mestiere, rispondeva con un vago borbottio. Eppure,
la sua grandezza è sempre rimasta indiscussa, sebbene, vita natural durante, fosse stato
più popolare in Europa - Francia e Italia in primis - che negli Stati Uniti.
Nelle sue storie proiettate nel futuro si riscontrano la paura dell'uomo-macchina,
dei robot a forma e somiglianza umana, della mercificazione e dell'inquinamento
totale della Terra. Dick non si stancò mai di indagare sul senso della vita e sulla
natura dell'uomo, nonché sulla natura di Dio. Lesse tanto e disordinatamente:
da Jung a Bergson, dalla Bibbia ad Alan Touring. Lui stesso non si definiva un
romanziere, bensì un filosofo-scrittore. Tuttavia, non si occupò mai di ontologia,
di morale, di metafisica "o di altri saperi filosofici" con il rigore e le modalità
di un discorso sistematico.
"Le sue armi preferite non sono la logica dimostrativa, la speculazione erudita e
sottile" scrive Chiappetti, "ma l'aneddoto oscuro e fulminante, la visione che
scardina l'immagine consueta del mondo e che si imbatte nella verità."
La religione, le droghe e la cibernetica applicata fino all'estremo: questi
tra i temi che ricorrono più di frequente in Philip K. Dick. Ne Le tre stimmate di Palmer
Eldritch (quasi un paradigma degli Anni Sessanta a San Francisco), incontriamo
i "contaminati", ossia coloro che hanno assunto la sostanza Chew-Z. Immersi in una realtà
totalmente virtuale, in cui è impresa disperata poter stabilire cosa sia reale e cosa no,
i "contaminati" scoprono di avere occhi a telecamera panoramica, bocca di metallo e
braccia meccaniche, a immagine e somiglianza di Eldritch, spacciatore della droga
in questione. In un'altra sua opera, lo scrittore immagina uno strumento collegabile
alla corteccia cerebrale: l'"organo Penfield", in grado di programmare l'umore desiderato
per il tempo che si vuole; basta digitare il codice corrispondente e si può essere, a
comando, "depresso", "apatico", "professionale nel lavoro", ecc.
Dick finì la sua vita in un crescendo di ansie e fissazioni, una tempesta interiore più
assecondata che mitigata dalla fede cristiana, che aveva abbracciata nel mezzo del cammin
di sua vita, dopo aver avuto un'altra delle sue apocalittiche allucinazioni.
In Visioni dal futuro vengono raccontate e analizzate la vita e le opere maggiori
dello scrittore e, per extenso, vengono discussi argomenti di filosofia, sociologia,
psicologia, neurologia e fisica quantistica. E' un libro importante, un libro necessario,
in grado di interessare e rendere felici non solo i cultori della fantascienza.
Insieme alla biografia "dickiana" a firma di Emmanuel Carriére e a Divine Invasion,
famoso saggio critico di Lawrence Sutin, Visioni dal futuro si pone come opera essenziale
per interpretare e capire pienamente Philip K. Dick.