Le cronache ucroniche di Giampietro Stocco
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Il ritorno di Sergio Gaut

Bambole Russe

intervista con Sergio Gaut vel Hartman

  • Sergio Gaut vel Hartman è nato nel 1947 a Buenos Aires. Scrittore di fantascienza, ha creato e diretto la rivista Sinergia, successivamente ha diretto Parsec e quindi ad Axxon, ezine di cui è al momento direttore letterario. Formatosi su autori come Salgari, Verne, Stevenson,Siri, London, Wollheim, Wells, Swift, è poi passato alla fantascienza pura, con Bradbury, Sturgeon,Bester, Ballard, Vonnegut, Lem e Dick. Tra i libri pubblicati,Cuerpos Descartables(Minotauro, 1985) e Las Cruzadas (Editorial Circulo Latino, 2006), più varie antologie. Questo e altri articoli vengono pubblicati in spagnolo dalle Ediciones Parnaso. Il 2007 vede Sergio Gaut insieme con altri otto autori sudamericani animare l'antologia Schegge di futuro, curata da Gianluca Turconi. E Sergio Gaut inaugura la nostra panoramica con gli autori latinoamericani che si va a presentare al pubblico italiano in formato di e-book


  • Caro Sergio, ben tornato su The Uchronicles. L'ultima volta che ci siamo sentiti abbiamo fatto un punto sulla situazione della narrativa fantastica e di genere in Argentina e in Sudamerica. Qualcosa però adesso sta cambiando: in primo luogo l'antologia Schegge di Futuro, che si propone di far conoscere in Italia il mondo fantastico latinoamericano. E'per questo che hai accettato di partecipare?

    Punto molto su tutte le forme di diffusione della letteratura fantastica. Un'antologia di scrittori latinoamericani in Italia, allo stesso modo di una manciata di scrittori italiani su Axxón, a formare una sorta di antologia dinamica, sono giocate positive in questo senso.
    Prima di poter dimostrare il valore intrinseco di un gruppo di autori e di opere è necessario fare qualcosa di molto semplice come metterli a disposizione dei lettori. Da questa prospettiva, il passo più importante è aver cominciato. In pochi conoscevano Malaguti, Aldani, Bellomi o Turconi tra i nostri lettori e si sono sorpresi favorevolmente quando hanno scoperto che i temi e le argomentazioni sono molto più affini ai nostri di quanto supponessimo. Forse accadrà qualcosa di simile con Schegge di Futuro.

    Schegge è un e-book. Come mai questa scelta? Direzione obbligata oppure esperimento verso un pubblico potenzialmente più vasto di quello della libreria tradizionale?

    Credo che al principio la miglior risorsa sia porre il materiale a disposizione della maggior quantità possibile di lettori. Si devono far conoscere i nomi degli autori prima di qualunque altra cosa. Un compratore potenziale di un libro dubiterà di fronte a un'antologia di scrittori sconosciuti e non farà mai il primo passo.
    Invece, in questo modo, sarà possibile andare avanti e domani, quando si dovesse pubblicare un romanzo o una raccolta di racconti di un autore già letto, non si dubiterà tanto sul comprare o meno il libro.

    In quanto tra i "padri" di Axxón e tra coloro che da più tempo in Sudamerica sono attivi nel mondo del fantastico, come giudichi la scelta proposta dal curatore dell'antologia, Gianluca Turconi?

    Prima di tutto è una buona selezione perché traccia una mappa del fantastico in America Latina e punta l'attenzione su scrittori di sette paesi diversi.
    Molti di loro sono giovani e hanno un brillante futuro davanti. Tutti sono molto attivi e soprattutto instancabili lavoratori e originali. I lettori potranno notare che la ricerca di nuovi temi e di nuove argomentazioni per temi classici precede qualunque altra considerazione. E il più importante: quasi tutti tra loro hanno meno di 40 anni, alcuni poco più di trenta. L'unico vecchio che stona sono io...

    Quali sono gli autori più insoliti in questa selezione che è Schegge?

    E' molto difficile indicarli in due parole. Se devo scegliere i più "insoliti", sono propenso a indicare Yoss e Dobronin.
    Saavedra, De Bella y De Abreu trattano temi classici e li "lavorano" riflessivamente, accompagnando l'evoluzione della trama con note ricche, costruendo personaggi definiti, "visibili".
    Ferreras e Novoa Castillo hanno una percezione speciale del quotidiano e sanno "strizzare" la realtà come un panno e tirar fuori acqua da ciò che pareva asciutto.
    Zárate è un vero professionista, nonostante sia molto giovane, molto eclettico e capace di registri di scrittura molto variegati.

    Se volessi descrivere il tuo racconto "Bambole russe" in poche parole, che tipo di interpretazione suggeriresti al lettore italiano?

    Bè, consiglierei anzitutto di leggerlo.
    Ma in una semplificazione veloce, direi che è una delle mie storie "dickiane". La realtà non è ciò che pare essere e nelle pieghe dell'apparente si celano molte sorprese. Si celano persino sorprese nelle sorprese. A questo allude il titolo.

    Quali sono le tue fonti di ispirazione? A parte la citazione di Philip K.Dick, si avverte il riferimento a letteratura non di genere. Te l'ho già chiesto prima, ma sei sicuro che Borges non c'entri proprio nulla?

    Sono stato e sono un lettore di Dick. Né mi vergogno a pormi nei suoi universi, che sono realtà alternative che persino lui esplorò in minima parte.
    Invece non sono mai stato un lettore attento di Borges e a ogni modo solo un lettore saltuario. La mia principale fonte di ispirazione sono i viaggiatori dei secoli XV e XVI, che si avventuravano sull'oceano senza mappe, confidando nella fortuna di un'intuizione cieca.
    Mi piace inventare il territorio e poi cartografarlo, se è il caso. D'altra parte, tutto ciò che ho vissuto, che non è poco, mi serve come punto di riferimento. In mancanza di meglio, l'esperienza.
    Confido sempre nel fatto che ci sia qualcosa nelle pieghe della memoria che, all'occorrenza, possa essere utilizzato come materia prima.

    C'è qualcosa di particolare che hai voluto dire attraverso Bambole Russe?

    Forse rimarcare, se ce ne fosse ancora bisogno, che non esistono verità solide come rocce, che tutto può essere differente da ciò che si immagina, che l'unica cosa sicura è che niente conserva la sua forma per sempre.
    Viviamo sul bordo dell'abisso e non possiamo neppure essere sicuri di cosa sia un abisso. E si può convivere con ciò come si vive sapendo che si morirà.

    Scheggemira al pubblico italiano: quanto si assomigliano, e quanto sono diversi i pubblici dei nostri rispettivi paesi per quanto riguarda fantascienza e fantastico?

    Se mi baso su quanto ho letto da questo e dall'altro dell'Atlantico, le similitudini tra ciò che si scrive in Italia e in Argentina, per lo meno, sono maggiori delle differenze. C'è una preoccupazione analoga per i temi sociali e un'audacia politica che ci accomuna.
    Quando leggo Aldani, Turconi, Gallo, Ricciardiello (o almeno per quel che riguarda ciò che ho letto di loro) mi permetto di pensare: "questo l'avrebbe potuto scrivere un argentino". E Carletti, Gardini, Castrilli potrebbero facilmente passare per italiani, vero? Voglio dire, non solo per i cognomi... Forse la stessa cosa è applicabile a tutta la letteratura latinoamericana, anche se non voglio che si perdano le caratteristiche individuali per fare una semplificazione.
    Ciò che invece si può generalizzare è che, pur tenendo conto che l'Italia è in Europa e fa parte del Primo Mondo, gli scrittori italiani paiono reagire in un modo simile al nostro per quel che riguarda la forma con cui i grandi cambiamenti che stiamo vivendo ai giorni nostri influenzano gli esseri umani.

    Cosa stai preparando per i prossimi mesi?

    Nel personale, sto terminando un libro di divulgazione storica, un lavoro professionale. Sto scrivendo anche un romanzo breve che presenterò nel prossimo UPC - l'anno scorso sono stato finalista e il romanzo sarà pubblicato in Spagna in aprile - e ho altri tre racconti in marcia...
    Su Axxón ci saranno molte novità. Racconti di scrittori molto conosciuti, nuove voci di alto livello, interviste, saggi.
    Impossibile fare una sintesi. L'unica cosa sicura è che continuerò a scommettere sulla diversità. Poco fa ho risposto a un messaggio di una scrittrice della Lettonia. Aspetta una risposta uno scrittore dell'India. Abbiamo "scoperto" mezza dozzina di scrittori anglosassoni che nessuno conosce perché non sono mai stati tradotti. È un processo che non si ferma mai.




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