Le cronache ucroniche di Giampietro Stocco
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Le ali del Leone - 10

Decimo appuntamento con l'ucronia steampunk che viene dal freddo

I mostri di Paolo Ninzatti

  • Paolo Ninzatti è un curioso tipo di autore: appassionato di ucronia e fantascienza, vive in Danimarca e da anni è alla ricerca di un editore. Nato nel 1950 a Milano, a inizi anni '70 ha cominciato a suonare il basso in diverse rock band. E' il periodo in cui scopre la Danimarca, dove ancora oggi vive ed è musicista. La passione per il fantastico nasce da bambino: Verne, Salgari, ma anche Scott, Swift e Kipling. Più tardi la fantascienza con Simak. Questa è la decima puntata della sua ucronia-steampunk. Divertitevi a leggerla!


  • LE ALI DEL LEONE - di Paolo Ninzatti - 10


    Ferruccio da Padova udì un urlo disumano rintronare nella grotta, sentì le proprie braccia venire tirate dalle catene e un fuoco in gola. Si accorse che il grido che gli stava spaccando le ugole era il proprio e che era egli stesso a tirare le braccia incatenate negli spasimi della disperazione più buia. I suoi occhi esterrefatti osservavano l'orrenda scena della mano armata di Matilde che si alzava sull'inerme Loretta.

    Stava assistendo all'imminente stroncamento di una giovane vita della quale si sentiva responsabile. Davanti a ciò anche la fine dei propri sogni e della Repubblica di Venezia passava in secondo piano.

    Non credette perciò ai propri occhi allorchè fu spettatore di ciò che accadde un attimo dopo.

    Loretta si alzò di colpo, le sue mani erano improvvisamente e inaspettatamente libere. Quasi contemporaneamente, la fanciulla diede un calcio ad Agnese facendola cadere sul pavimento mentre con la mano sinistra dava una forte spinta a Matilde, la quale andò a finire di schiena contro una stalagmite. Un attimo dopo, con un balzo felino arrivò a fianco al Guardiano che teneva prigioniera

    Silvana, gli sfilò la corta daga dal fodero e piombò infine su Matilde puntando l'arma alla gola della donna. La Signora stringeva ancora in mano il pugnale, ma bloccata tra la stalagmite e la ben più lunga lama impugnata da Loretta era impossibilitata a usarlo.

    Ferruccio constatò con piacere che Loretta sembrava ora avere la situazione in pugno, visto che nessuno dei Guardiani aveva reagito, evidentemente per non mettere a repentaglio la vita di Matilde.

    ”Non costringetemi a sbraitare mettendo in allarme le due sentinelle la fuori. Fate quello che vi dico e Matilde del Fioretto non verrà infilzata e continuerà a vivere sana e vegeta. Voi due liberate Ferruccio ” disse puntando il dito verso due Guardiani. ” E voialtri lasciate libero il giovane villano” intimò ai loro compagni che tenevano stretto Angelo. Quelli non esitarono a ubbidire.

    Al vecchio sembrò di rivivere i due momenti della sua vita quando aveva creduto che tutto fosse perduto, a Costantinopoli e a bordo della nave turca allorché era stato salvato all'ultimo momento.

    Ancora una volta Ferruccio provava l'ebbrezza della riscossa. Solo allora cercò e trovò risposta a domande insolute. Agnese giaceva per terra, paonazza.

    Ferruccio constatò con orgoglio quanto fosse diventata efficiente la sua giovane allieva. Ahhh, pensò, un bel trucco. La caduta aveva strappato il prezioso scialle di seta d'Oriente che aveva ornato le spalle e il collo di Agnese, rivelando il cappio sottile che stringeva il collo della donna. Seguì con lo sguardo la corda che, insinuandosi nella manica dell'abito di Agnese, veniva tenuta saldamente in mano da Loretta. Sarebbe bastato aumentare leggermente la tensione della corda per strangolare la donna.

    Ma altri attori stavano recitando la loro vera parte. Silvana, anch'essa con le mani libere si alzò e si gettò nella braccia di Angelo finalmente libero.


    Angelo fu pervaso da un'ondata di gioia euforica. Era libero, e pareva che Silvana avesse contribuito a por fine alla sua prigionia. Soltanto pochi attimi dopo, notò il Guardiano che aveva finto di tenere la sua amata in cattività sfoderare la spada e minacciare gli altri commilitoni impotenti ad agire. Alzò la celata dell'elmo e rivelò la sua identità: il viso di Francesco sorrise sornione ad Angelo mentre la voce del giovane fabbro, con un tono arrogante canzonò amichevolmente il rivale:

    Siamo venuti a salvarti, Angioletto. Te la sei vista brutta, vero? Che cosa faresti senza di noi?”

    La voce imperiosa di Loretta lo interruppe.

    ”Piantala di pavoneggiarti, maniscalco, e datti da fare, non abbiamo tempo da perdere; fuori la fiasca, presto! ”

    Puntando poi il dito verso due Guardiani ordinò ”Voi, spogliatevi delle armi e delle uniformi.”

    Francesco tirò fuori un recipiente da sotto la cappa e la diede a Silvana dicendo.

    ”Adesso possiamo anche finirla coi convenevoli, datti da fare: offri da bere a questi nobili cavalieri.”

    Loretta aggiunse.

    ”Tranquilli miei prodi. Niente veleno nel vino, soltanto un buon sonnifero. Un brindisi, un sorso e vi ritroverete tutti nelle braccia di Morfeo, come le sentinelle all'imbocco della grotta. Avanti, alla salute. ”

    Un orologio pendeva da una grossa catena attaccata a una stallattite. Segnava le otto e venti.


    Le lancette dell'orologio indicavano le otto e trentatrè minuti. Nove guardiani sdraiati sul pavimento dormivano già. Angelo e Ferruccio indossavano due delle loro uniformi con le celate degli elmi alzate. Loretta continuava a tenere la daga puntata contro la gola di Matilde, la quale, nonostante la situazione insisteva a mantenere la sua arroganza senza mostrare paura.

    Agnese sedeva ora a un tavolo e aveva appena terminato di scrivere sotto coercizione un salvacondotto firmato e suggellato con il sigillo dell'anello che si portava al dito, col simbolo di Matilde, la quale, sprezzante e incurante della lama che la minacciava, si intromise :

    ”Non la farete franca. Dio mi ha affidato questa missione e vi fermerà laddove né io né i Guardiani abbiamo potuto, presi a tradimento.”

    Fu Ferruccio a parlare ora:

    ”Sarà da vedersi. Nel frattempo sarà opportuno che tu sciogli la lingua e ci riveli chi ti ha ingaggiato e chi sono i tuoi complici.”

    ”Ferruccio, mi conosci abbastanza bene per sapere che sono printa a morire prima di confessare.

    Se Dio ha così voluto, così sia. Noi comuni mortali non possiamo mutare ciò che Lui ha deciso. Avanti, ordina alla tua novizia di uccidermi. Così morirò col mio segreto. Nel frattempo la profezia si avvererà.”

    Fu allora che Agnese, in lacrime si gettò in ginocchio, supplice.

    ”Chiedo pietà per la mia signora! Ebbene si, vi dirò tutto, ma lasciatela in vita!”

    ”No Agnese, zitta, per l'amor di Dio... la mia vita non vale la missione...”

    ”Per me si! Dirò tutto!”

    ”Stolta dilettante sentimentale!”

    ”La volontà di Dio non sarà certo fermata da ciò che rivelerò. Ma voi vivrete, mia signora. Non potrei continuare la mia esistenza nell'onta del fallimento. È colpa mia se Loretta è riuscita a penetrare qui, capite? Non potrei mai perdonarmelo. Oltre a tutto avevo creduto che la spia di Ferruccio fosse il villico. Un altro errore imperdonabile.

    Orbene sappiate che dietro a tutto il complotto c'è il fondatore dell'Ordine dei Guardiani di San Marco, il Gran Maestro. Nessuno conosce la sua identità. È lui lo strumento di Dio, e Sorella Matilde è la sua fedele servitrice. Il Gran Maestro ha avuto l'ordine dagli Angeli di scegliere coloro che manderanno a compimento la prima parte della profezia, uccidendo l'ultimo duce. Ora sapete la verità...”

    ”Niente affatto, mia pallida fanciulla” si intromise Loretta.” Certamente saprai anche chi è il condottiero destinato a morire.” Non aggiunse altro ma aumentò la pressione della daga nella gola di Matilde.

    ”Non so chi sia, lo giuro, e non lo sa neppure la Signora. Si sa soltanto che in codice viene chiamato con l'iniziale del suo nome.”

    ”Quale?” Chiese imperiosa la voce di Ferruccio.

    ”L”

    ”Elle. C'è solo un condottiero il cui nome inizia con quella lettera...

    ”Luigi!” Disse d'un botto Loretta. ,

    ”Luigi XII” Re di Francia. ”concluse Ferruccio. ” La profezia minaccia direttamente Francia e Spagna. La cosa è possibile.

    Bisogna muoversi. Bene, a questo punto, Matilde, è giunta l'ora di brindare.”

    Matilde non oppose resistenza allorchè le venne ingiunto di tracannare la fiasca.

    ”Dio vi fermerà in tempo.” disse, convinta.

    ”Perdonatemi signora” frignò Agnese, allorchè Silvana le strinse le guance costringendola a ingurgitare il vino.

    Loretta trionfante proferì:

    ”E prima di entrare nella braccia di Morfeo, Matilde ascoltate una bella favola con la morale.

    Potremo intitolarla Presunzione e Incompetenza.

    Ieri, non appena l'areovite si era librata nei cieli, io mi ero preparata a seguire la traccia colorante secondo il piano, allorchè vidi un gruppo di soldati entrare a palazzo con Francesco e Silvana colti in fragrante mentre tentavano di introdursi qui insieme a un mulo. Agii immediatamente credendoli degli emissari dei complici di Matilde. Con la scusa di elargire importanti informazioni ad Agnese, mi feci condurre al suo cospetto. Avreste dovuto vedere come si atteggiava a nuova Matilde del Fioretto. Indossava il vostro vestito e impartiva ordini agli armigeri con una prosopopea peggio della vostra. Non appena nella stanza, mi accorsi subito che i prigionieri non erano degli emissari. Senza offesa, osservandoli da vicino mi accorsi subito che Silvana e Francesco erano dei semplici villici. Mi fu facile allettare la vostra sottocapo con finte informazioni facendole credere che fossero sconosciute persino a voi, signora. La convinsi a far uscire le guardie; i prigionieri erano del resto legati. Lei non resistette alla tentazione di entrare in possesso di segreti da poter riferire alla sua superiore per farsi bella ai suoi occhi. Non appena Agnese fu sola, la presi di sorpresa arrotolandole il cappio al collo. La costrinsi a scrivere un salvacondotto minacciandola di strangolarla. In fretta istruii questi due villani a recitare la parte, non senza fatica, scusatemi: come spie avete ancora molto da imparare. Il nostro gruppo uscì dal palazzo e proseguì per le strade della città con me finta prigioniera e i due villani nel ruolo di emissari di qualche persona importante. Agnese era sotto la costante minaccia di venire strozzata qualora avesse tentato di dare l'allarme e si comportò da brava bambina. Francesco mostrava il salvacondotto ai soldati. La sicumera di quel villico riuscì a ingannare quei fanti semi illetterati. A dorso del mulo dei due villici ci arrampicammo fin qui. Dopo aver passato la notte all'addiaccio proseguimmo. Al sorgere del sole ci presentammo alle fresche sentinelle di guardia all'entrata che avevano appena dato il cambio ai loro assonnati compagni. Una bella menzogna elargita da Francesco mentre esibiva ulteriormente il salvacondotto accompagnò l'offerta di bere alla salute del signore del quale lui si spacciava per emissario. Pochi attimi dopo i due dormivano della grossa mentre Francesco indossava una delle loro uniformi. Costringemmo Agnese a mostrarci come si scendeva qua sotto. Infine cambiammo il canovaccio della recita con Silvana prigioniera. Matilde, voi non vi sareste mai lasciata ingannare dalle goffe maniere di Francesco.

    ”Ingegnoso Loretta, mi pento di aver dubitato delle tue capacità”. Disse sorridendo Ferruccio.

    ”Buon sangue non mente....nonno!”

    Matilde sgranò gli occhi per la sorpresa provocata da quella rivelazione. Poi si addormentò. Un attimo dopo anche Agnese si assopì.

    ”Bene diamoci da fare ora.” istruì Loretta l'artefice del piano. ”Avvolgiamo la nostra illustre prigioniera addormentata nel sudario destinato a Ferruccio. Tu Francesco te la porterai in spalla, visto che è meglio che sia Ferruccio a parlare e a esibire il salvacondotto. Non appena raggiunta l'areovite saremo quasi in salvo, ma abbiamo una lunga strada in questo dedalo di passaggi e passerelle con carri semoventi. Incontreremo molte persone, che forse potrebbero insospettirsi. Solo allorchè l'areovite di sarà librata nell'aria saremo in salvo. Ma io mi sentirò tranquilla soltanto al momento in cui Matilde sarà stata consegnata alla guarnigione del Castello al Borgo. Il resto non sarà difficile. Imbarcheremo una decina di soldati fedeli e torneremo qui a bloccare l'ingresso del Buco, sperando naturalmente che non ci sia un altra uscita da questo termitaio.”

    ”Se ci fosse stata, Matilde non avrebbe mai usato una macchina volante per arrivare qui, visto che ha paura delle altitudini. Avresti dovuto vederla mentre vomitava l'anima, mia cara nipotina”

    Angelo pregustò il piacere di vedere anche l'arrogante Francesco venire preso dalle vertigini a bordo dell'areovite.


    Il rumore dell'eco degli ingranaggi del traffico dei carri semoventi rintronava nelle orecchie di Ferruccio amplificato dall'elmo che gli copriva la testa. Stranamente, quella cacofonia era una consolazione per il vecchio. Lo distraeva dai pensieri e dai dubbi che gli balenavano nella testa.

    Lui e i suoi compagni di sventura stavano commettendo una pazzia. Si stavano mettendo contro la volontà di Dio, e contro la Sua decisione irrevocabile pur divulgata ai quattro venti dagli Angeli.

    Non aveva paura di trovarsi nella tana del nemico circondato da guerrieri ostili. No, non erano gli uomini a fargli paura: essi erano facili da ingannare.

    Si erano lasciati alle spalle la grotta piena di dormienti. Le sentinelle alla porta li avevano lasciati passare dopo aver letto il salvacondotto col sigillo della Signora. Voltatosi un attimo aveva notato le due guardie farsi il segno della croce e impettirsi poi al passaggio del fagotto portato a spalla da Francesco che essi credevano contenesse il cadavere di Ferruccio. Tanto ancora era rispettato quell'uomo anche da quei novelli Templari.
    Il sigillo di Matilde e il
    presunto cadavere misero sull'attenti non pochi Guardiani.
    Nessuno fece domande. Arrivarono infine a un veicolo. Vennero fatti accomodare con rispetto e circospezione per chi indossava l'uniforme dell'Ordine e chi giaceva nel sudario ma con disprezzo per le due fanciulle legate, che si portavano in viso l'espressione di chi aveva perso tutto.

    Ferruccio si mise alla guida del veicolo il quale si mise in moto e cominciò a salire il passaggio legnoso che prima o poi li avrebbe portati fuori da quell'orrendo luogo.

    I pensieri e i timori ripresero Ferruccio. Sembrava che Dio li stesse aiutando nelle loro disperata fuga. Poi formulò un'ipotesi. E se quell'azione fosse stata parte del disegno divino? Se tutto fosse stata una prova per mettere in moto ciò che stava accadendo ma con loro come protagonisti?

    Che significato avevano le profezie? Ne ricordava una, antica, riguardante Costantinopoli. Essa affermava che la città sarebbe caduta soltanto allorché questa fosse stata attaccata da navi che uscivano dall'acqua.

    E lui aveva visto coi propri occhi la profezia avverarsi. Per superare una gigantesca catena che proteggeva l'imbocco al porto, il Sultano aveva fatto costruire lunghissime passerelle. Le navi turche erano state trainate da centinaia di schiavi su quei ponticelli. Infine erano rientrate in acqua e avevano assalito la città, che sarebbe caduta poco dopo. Gli assediati erani stati presi dal panico e sapevano che la fine di Bisanzio sarebbe stata imminente.

    Aveva il Dio cristiano aiutato quello degli Infedeli?

    Ferruccio riflettè obbiettivamente, che le ripercussioni della caduta di Costantinopoli avevano anche apportato conseguenze non sempre catastrofali, tutt'altro. Dotti profughi da Bisanzio, arrivati in Italia avevano contribuito alla cultura del Rinascimento traducendo tra l'altro dalla loro lingua madre testi dei saggi dell'Antica Grecia. E causa la presenza dei Turchi nell'Asia Minore era stato necessario cercare una nuova Via Delle Indie, contribuendo alla scoperta del Nuovo Mondo.

    Il corso degli avvenimenti aveva un disegno prestabilito, pareva. E lui ubbidendo agli impulsi dettatigli dal cuore era convinto come non mai di stare agendo nel giusto quand'anche il tutto facesse sembrare che lui e i suoi compagni si stessero mettendo contro Dio, contrastando i disegni del Gran Maestro e catturando la sua fedele servitrice: Matilde.

    Passarono sotto un ponte sopra il quale scorrevano diversi carri semoventi carichi di strani oggetti metallici a forma di ogiva. Ferruccio riconobbe subito i proiettili da cannone inventati da Leonardo da Vinci con gli alettoni direzionali. Le fabbriche dell'Accademia ne avevano sospeso momentaneamente la produzione per dare la precedenza agli autantropi o automini. Pareva ora che nel covo segreto dei Guardiani si stessero producendo quei micidiali oggetti.

    Ma fu dopo aver girato una curva che Ferruccio non potè non restare sorpreso da ciò che vide.

    Si ritrovarono a sorpassare un enorme veicolo a forma di pesce, il quale riempiva in larghezza più della metà del largo passaggio. Ferruccio riuscì a evitare che il veicolo urtasse quella specie di balena solo grazie alla sua esperienza e abilità. Il cetaceo artificiale era uno dei sub marem

    progettati da Leonardo e sviluppati in seguito applicando il sistema di pale a ingranaggi inventato dal senese Francesco Martiniche era molto più efficiente di quello di Leonardo, nonostante fosse stato progettato un decennio prima; un natante capace di immergersi fino a dieci piedi sotto la superficie dell'acqua. Ma mai si sarebbe aspettato di vederne uno munito di ruote e in grado di salire, seppur lentamente una pendenza del genere. Le pale che di solito servivano per far muovere il mostro in acqua erano ferme.

    Normalmente le pale dei submarem venivano mosse manualmente. Ma Ferruccio udì il familiare sbuffo di un architronico proveniente dall'interno del veicolo natante. Quel termitaio non era quindi soltanto il nascondiglio di una congrega religiosa: Matilde aveva evidentemente radunato molti ingegneri dell'Accademia là dentro per perfezionare nuove invenzioni. Geniale. Lei aveva proseguito il suo progetto, soltanto per fornire macchine avanzate al Gran Maestro.

    Il submarem avanzava lento, ma stabile, spinto dagli ingranaggi mossi dal vapore dell'architronico.Quell'immagine gli ricordò il delfino che assieme all'àncora simboleggiava l'Accademia. Originariamente era stato il simbolo delle Edizioni Aldine come il motto festina lente,

    affrettati lentamente. Invece, pareva che la saggezza di andare avanti con moderazione nel progresso stesse lasciando posto a una pazza corsa verso un baratro pericoloso. Per decenni Ferruccio, passo per passo aveva tessuto con pazienza il suo progetto. La saggezza del Rinascimento era un tesoro che tutti dovevano godere: ricchi e poveri, dotti e meno. E la consapevolezza che quel tesoro fosse una responsabilitá che ogni cittadino della Serenissima doveva sobbarcarsi si stava propagando per tutto il territorio della Repubblica. Il giovane Angelo ne era la dimostrazione. Un modesto giovane artigiano conscio di essere fedele suddito di Venezia che, grazie al fatto di saper leggere e scrivere, un dono dell'Accademia ai sudditi della Serenissima, aveva avuto la possibilità di leggere i libri delle Aldine e di carpirvi il messaggio nascosto tra le righe. E un non molto lontano domani migliaia di giovani come Angelo, liberati dal giogo dell'ignoranza sarebbero stati consapevoli cittadini capaci di assumersi le loro responsabilità civiche compresa quella di difendere la Patria se minacciata dallo straniero. Soldati che credevano in quello per cui avrebbero combattuto invece di mercenari fedeli soltanto al loro condottiero e pronti a morire soltanto per una paga. Come i legionari dell'esercito romano riformato da Caio Mario, proletari in armi devoti alla Patria Romana pronti a difenderla dai barbari Cimbri e Teutoni.

    Fu come se un lampo di divina rivelazione lo colpisse. Caio Mario col suo esercito aveva debellato i Barbari. Caio Mario allora capo del Partito Democratico a Roma. E chi era diventato, dopo, membro di quel partito? Cesare! Giulio Cesare. La profezia citava Cesare. Era chiaro, non Cesare in quanto sinonimo di Imperatore, bensì Cesare Giulio che, prima di corrompersi, era stato un fedele alla Repubblica. Cesare, che aveva conquistato la Gallia, l'antica Francia. La profezia poteva essere interpretata come la conferma degli ideali repubblicani di Venezia, che avrebbe unito l'Italia e conquistato la Francia. E forse la profezia intendeva una conquista simbolica: la cultura Rinascimentale che varcava i confini arrivava in Francia. E l'allusione ad Alessandro poteva essere altrettanto chiara. Alessandro aveva conquistato l'Oriente. Forse la cultura del Rinascimento sarebbe

    giunta fino fino all'Impero Ottomano. O forse si sarebbe trattato questa volta di una reale conquista: Venezia alla testa dell'Italia unificata avrebbe avuto l'onere e l'onore di riconquistare Costantinopoli alla cristianità.

    Leggenda correva che allorchè i Turchi vittoriosi avevano violato la basilica di Santa Sofia, mentre i sacerdoti stavano celebrando la Messa, questi ultimi erano volati in cielo. Una profezia diceva che essi sarebbero ridiscesi il giorno in cui Costantinopoli, ribattezzata Istanbul sarebbe ritornata in mano cristiana. Forse quel giorno non era lontano. Se il piano della sua fervente nipote avesse avuto successo, l'Accademia si sarebbe impadronita della fabbrica segreta di Matilde e un giorno, una flotta di quei submarem a pale spinti dal vapore avrebbe attaccato Istanbul. Sarebbero allora stati i Turchi a vedere navi che uscivano dall'acqua, mentre stormi di ornitotteri e areoviti sarebbero piombati dal cielo. E forse preti sarebbero calati con rallentacadute su Santa Sofia avverando la profezia.

    Si, si disse Ferruccio, poteva anche essere così. La sua interpretazione valeva quanto quella di Matilde. Come per confermare che Dio forse stava dalla sua parte una luce lo colpì in fronte illuminando anche i suoi compagni. Era un raggio di sole. L'apertura della grotta era davanti a loro: stavano uscendo dal Buco.








    continua alla prossima puntata...



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