Le cronache ucroniche di Giampietro Stocco
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Le ali del Leone - 11

Undicesimo appuntamento con l'ucronia steampunk che viene dal freddo

I mostri di Paolo Ninzatti

  • Paolo Ninzatti è un curioso tipo di autore: appassionato di ucronia e fantascienza, vive in Danimarca e da anni è alla ricerca di un editore. Nato nel 1950 a Milano, a inizi anni '70 ha cominciato a suonare il basso in diverse rock band. E' il periodo in cui scopre la Danimarca, dove ancora oggi vive ed è musicista. La passione per il fantastico nasce da bambino: Verne, Salgari, ma anche Scott, Swift e Kipling. Più tardi la fantascienza con Simak. Questa è l'undicesima puntata della sua ucronia-steampunk. Divertitevi a leggerla!


  • LE ALI DEL LEONE - di Paolo Ninzatti - 10


    La sola vista della luce fu per Angelo come una sferzata di linfa vitale. Il camminamento si era fatto ripido e per uscire, pareva, avrebbero dovuto arrampicarsi fino all'uscita del Buco. Solo ora il giovane notò che il naturale pertugio che univa l'imbocco con la più ampia grotta era stato allargato e trasformato in un corridoio cilindrico e obliquo. Con sua sorpresa, non appena il carro arrivò quasi alla base della pendenza, un congegno si mise in moto, sicuramente azionato dal peso del veicolo stesso. Davanti a questo, da un'apertura stretta che tagliava la strada legnosa, emerse un gancio che una catena, tirata sicuramente da un macchinario forse a peso, sollevò fino a infilarlo in un anello di ferro battuto situato nella parte anteriore del veicolo, il quale venne alla fine tirato lungo la ripida salita senza difficoltà alcuna. Probabilmente quel sistema aveva frenato la caduta in discesa il giorno prima vistoche un anello uguale era avvitato anche alla parte posteriore dell'automovile, come aveva sentito chiamare da molti lo strano veicolo. Angelo, in preda alla paura, non aveva notato la cosa. Nonostante l'automovile si fosse impennato quasi verticalmente, i sedili, ruotando su di un asse, mantennero la stessa angolatura di prima.

    Arrivarono infine in cima alla salita. Scesero dal veicolo e si incamminarono fuori dalla grotta.

    Sdraiati sul camminamento legnoso i due Guardiani di sentinella dormivano profondamente. Solo uno portava ancora la cappa e l'armatura.

    In piedi, fiero come il destriero di un cavaliere, un mulo sembrava montar guardia.

    ”Grifo!” salutò con gioia Angelo.

    Loretta lodò l'animale:

    Ha più buon senso lui del suo padrone. Anche quella cara bestia da soma ha avuto il suo ruolo nel piano: qualora le sentinelle addormentate fossero state scoperte, tutto avrebbe fatto pensare che fossero svenute per i calci del mulo creduto sicuramente selvatico, visto che non porta la sella. Essa si trova ancora alla locanda dove il prode Angelo credeva di averla fatta franca prima di venire arrestato, scoperto come un cretino.”

    L'espressione di disprezzo nei riguardi di Angelo si trasformò in rispetto allorché si rivolse a Ferruccio.

    ”Nonno, siamo entrati scavalcando il parapetto da questa parte. Non sappiamo che cosa ci sia dopo la curva. Presumo che l'aerovite sia atterrata là dietro. Adesso tocca a voi guidarci”.

    Angelo diede una pacca a Grifo come per dirgli di continuare a fare buona guardia.

    ”Vedo che ci sai fare coi muli” fu il commento sarcastico di Loretta, che continuò”ma adesso seguiamo il nonno che ha una certa dimestichezza con gli uomini.

    Ferruccio li guidò nel cammino a ritroso.

    Prima di arrivare alla svolta, Angelo accarezzò la chioma nera di Silvana, ma Francesco fu lesto ad ammonirlo.

    ”Fai attenzione, legnaiolo, se sbucano all'improvviso gli sgherri in bianco e ti vedono fare le moine a una prigioniera, siamo smascherati.”

    Loretta si intromise.

    ”Preferiresti fargliele tu vero, maniscalco? Ad ogni modo hai ragione. Dobbiamo fare attenzione da ora.”

    Non appena ebbero girato la curva si trovarono avvolti in una cortina di nebbia.

    La caligine non impedì però di distinguere le forme lontane davanti a loro.

    L'aerovite si ergeva a sinistra con l'enorme trivella che svettava come l'idolo di un dio dei cieli. Lontano, a destra, le sagome degli ornitotteri visti il giorno prima erano ancora lì. Ma subito Angelo notò qualcosa che, ne era sicuro, il giorno addietro non c'era.

    In fondo, proprio di fronte a loro, si poteva notare una decina di forme a ogiva posta su altrettanti lunghi cilindri che pendevano obliquamente formando col suolo un ampio angolo acuto. Una squadra di uomini in cappa bianca formicolava tutt'intorno.

    Anche Ferruccio pareva aver notato quella novità ed espresse subito in parole dal tono preoccupato ciò che riteneva si trattasse.

    ”Devono aver lavorato sodo stanotte: hanno piazzato proiettili con alettoni su versioni di architroniti nella funzione originale di cannoni e.... geniale, hanno modificato gli stessi proiettili montandovi piccoli lanciavapore. Lo stesso principio dei getti che spingono gli ornitotteri! Il cannone lancia il proiettile, poi il secondo piccolo architronito viene azionato in qualche modo e l'oggetto vola lontano..”

    ”Nonno, vedo quello che i vostri vecchi occhi non sono in grado di fare. Una specie di filo collega la canna della bombarda al proiettile. Non appena questo viene lanciato, il cordino si tira e mette sicuramente in azione la pompa dell'acqua, che nel caso degli ornitotteri viene invece azionata dall'aeronauta stesso. Ma quella batteria d'artiglieria punta in direzione....”

    ”Dell'Accademia” continuò Ferruccio con voce tremante. I Guardiani hanno intenzione di bombardare gli Spiazzi e radere al suolo .... tutto ciò che abbiamo creato...oltre a tuo padre e tua madre..”

    ”Non capisco però nonno; è alquanto pericoloso piazzare un forno vicino a una bomba piena di polvere nera. Qui rischia di saltare tutto in aria.....”

    ”A meno che non ci sia qualcos'altro che polvere esplosiva dentro le bombe.....

    O mio Dio...”

    ”I fumi venefici al verde rame di Leonardo da Vinci! È quello che sospetti, vero nonno?”

    ”Bastardi! Vogliono far morire tutti gli ingegneri rimasti alla valle, Leonardo compreso, colui che ha inventato quasi tutto e mantenere le officine intatte continuando a produrre ciò che serve al Gran Maestro nel suo pazzo progetto. Maledetti.

    Vorrà dire che non appena ci saremo impadroniti dell'aerovite useremo gli organi a trentatrè canne. Ce ne sono due. Una sventagliata di proiettili e quegli strumenti di morte verranno distrutti. Colpiremo le fornaci, ci sarà un bel botto.”

    ”Ma sarà la morte per tutti coloro che si trovano qui. I fumi venefici si spargeranno tutt'intorno e forse anche all'interno del Buco...”

    ”Muoiano tutti, quei cani rognosi! Meglio loro che la brava gente dell'Accademia. Se la sono cercata comunque. Hanno giocato con la morte: che vadano tutti all'Inferno!”

    Angelo non vedeva il volto di Ferruccio causa l'elmo ma avvertì un'ira incontrollata nel tono del vecchio.

    Nel frattempo si erano avvicinati all'aerovite. Solo ora poterono notare che qualcosa di nuovo era stato montato anche a bordo della macchina volante. Si trattava di una specie di paranco che pendeva dal castello di poppa il quale sosteneva quello che sembrava una giostra: un cerchio di metallo con appese delle marionette che, malgrado la distanza, a occhio e croce si potevano giudicare grandi quanto un uomo. I pupazzi rappresentavano angeli. Appese a fili sostenuti da altri cerchi concentrici più piccoli e disposti in quattro livelli, c'erano oggetti a forma di lettere dell'alfabeto.

    Nonostante la distanza si poteva notare che questi erano trasparenti, come se fossero stati di vetro. E all'interno di essi si potevano distinguere oggetti che luccicavano. La vista d'aquila di Angelo notò di cosa si trattasse e fu lesto a dirlo prima che lo facessero Loretta o Francesco.

    ”Lampade e specchi.”

    Ma non potè evitare l'acuta osservazione di Loretta:

    ”Buona vista villico. Avrai certo notato che anche le aureole degli angeli sono trasparenti e piene di fonti di luce.”

    Stranamente questa volta il ragazzo non notò alcun sarcasmo nel tono della fanciulla.

    Seguì la repressa esclamazione di sorpresa uscire da sotto l'elmo di Ferruccio.

    ”Non è possibile! Geniale e al contempo perverso e blasfemo! E io che stavo cercando una risposta, quasi un segno divino.”

    Al giovane ritornò in mente la descrizione delle profezie letta il giorno prima sul Mensile Portanuove sbandierato davanti ai suoi occhi da Matilde. Immaginò l'effetto che aveva potuto fare un girotondo di angeli e lettere dell'alfabeto luminosi sospesi nel cielo nelle calde notti meridionali. Un trucco un po' più raffinato di quelli dei teatri di piazza. Un senso di sollievo invase Angelo. Ora si sentiva veramente libero. I suoi timori di Dio e i suoi dubbi di stare mettendovisi contro erano del tutto infondati. Il Gran Maestro stava infiammando la gente creando false profezie e spacciandosi per l'Altissimo usando le macchine che la sua fedele Matilde gli aveva procurato sottraendole all'Accademia.

    ”Ma cos'è tutta questa roba?” proferì la voce di Francesco da sotto l'elmo, ridicolamente cavernosa

    ”E chi ci capisce qualcosa?” continuò Silvana di risposta.

    Deluso per non essere stato interpellato, Angelo rispose stizzoso.

    ”Quelli come voi saranno sempre vittime di trucchi del genere messi in scena da chi riesce a ingannare i gonzi.”

    Non fece in tempo a pentirsi per aver annoverato Silvana tra il tipo di gente che lui disprezzava: gli ignoranti a vita e per scelta, quei pochi che si erano assentati dalle scuole rifiutando il dono della sapienza. Ferruccio aveva già sentenziato un'ipotesi.

    ”Questa nuova falsa profezia verrà propalata non appena sarà calata la notte. Forse sarà opportuno fermarci un attimo e vedere di che cosa si tratta: in tal modo sapremo forse quale sarà la prossima mossa del Gran Maestro. Passò un attimo allorché Ferruccio scandisse agli altri ciò che stava scritto.

    ”D...U...X”

    Si chiarì la voce e proseguì.

    ” DUX LEONARDUS MORTUUS EST....

    Il duce Leonardo è morto....

    Allora era lui la vittima designata. Chi l'avrebbe mai detto? Altro che il Re di Francia.

    Questo conferma che Leonardo era destinato a morire nel bombardamento che hanno intenzione di effettuare con i proiettili ad ogiva, ucciso dalle sue stesse invenzioni, pover'uomo. Maledetti!”

    ”Non capisco, nonno” disse dubbiosa Loretta ”Leonardo da Vinci non è un condottiero. ”

    ”Però in un certo modo è un'autorità nell'Accademia. Quante volte mi sono sentito messo in disparte nonostante fossi io a dirigere tutta l'organizzazione. La sua sapienza è sempre stata legge. E io ho sempre accettato la cosa. Quell'uomo ha sempre avuto una mente superiore. Ma andiamo avanti ora. Leggiamo la riga sotto.

    DIGNI ERUNT NOMINIBUS PATER ET FILIUS.......

    Saranno degni dei loro nomi padre e figlio....”

    Si interruppe prima di pronunciare il nome scritto, quasi avesse nominato Satana in persona, poi con voce tremante continuò:

    ”BORGIAE.....

    Borgia.

    Angelo osservò l'espressione attonita di Loretta. Infine Ferruccio lesse l'ultima parte della falsa profezia.

    PISCES EX AQUA MILITES TESTUDINESQUE E COELO IGNIM VOMENTES ....

    Continua nell'ultima riga...ecco..

    ....ERUNT FINIS REI PUBLICAE CAUSA.

    I pesci usciti dall'acqua che vomiteranno soldati e le testuggini dal cielo fuoco saranno la causa della fine della Repubblica.

    Uno sbarco in pieno stile dai submarem e un attacco di carri corazzati dal cielo....forse trasportati a bordo di aeroviti.

    Padre e figlio degni dei loro nomi... Alessandro VI, il papa padre e Cesare il figlio. Altro che gloriosi personaggi del passato. Cesare Borgia principe di Venezia con la benedizione del padre. Il Santo Padre...Per la barba del Doge, ha più peccati lui di tutto un girone dell'Inferno. Ma siamo ancora in tempo per fermarli.

    Ora ripassiamo bene il piano di Loretta.

    Il salvacondotto suggellato dal sigillo di Matilde ci permetterà di salire a bordo. In esso sono scritte anche le istruzioni e i finti ordini. Gli aeronauti li eseguiranno per filo e per segno. L'unico problema sarà quello di mantenere il sangue freddo. Le fornaci degli architroniti non sono ancora calde e ci vorrà almeno un'ora quindi prima di poter prendere il volo. Allorché finalmente l'aerovite si troverà in alto metteremo in scena le mie finte esquie e la morte delle presunte prigioniere. L'equipaggio si radunerà sul castello di poppa a godersi il macabro rituale del fagotto e delle fanciulle buttati nel burrone, all'infuori del timoniere. Sarà allora che io aprirò il sudario mostrando Matilde alla ciurma. Minaccerò di gettarla fuoribordo. Credetemi. Ci consegneranno l'aerovite su un piatto d'argento. Li costringeremo a bere il vino col sonnifero dalla fiasca che porto nascosta sotto la tonaca. Io so pilotare la macchina e tu, Loretta, sai sparare con i moschetti a raffica. Distruggeremo le bombe volanti e salveremo Leonardo e l'Accademia. I submarem e i carri corazzati non attaccheranno prima di domani, visto che la finta profezia apparirà stasera con la notizia della morte di Leonardo ma prevederà l'avvento dei Borgia come non ancora accaduto. Siamo ancora in tempo a dare l'allarme e a sventare questo piano diabolico. Specialmente ora che Matilde è in mano nostra.”

    ”Cosa intendete dire, nonno?”

    ”Che non appena si risveglierà, a Gromo, la costringeremo a rivelare tutte le trame, dove e quando attaccheranno i submarem e i carri corazzati con le soldataglie del Borgia e soprattutto dove si trova ora il Gran Maestro.”

    ”Nonno, voi sapete meglio di me che quella donna non parlerà mai nemmeno sotto la minaccia della morte e neppure sotto tortura. Avete visto quale sangue freddo ha mantenuto nonostante le puntassi la daga alla gola?”

    Matilde sarà sempre una grande attrice. Nel Buco ha finto di credersi prescelta da Dio e ha giocato d'azzardo contando anche sul fatto che gente come noi non ammazza se non ce n'è bisogno. Al momento che le riveleremo che noi abbiamo scoperto i trucchi delle false profezie e siamo al corrente che Dio non è dalla parte di nessuno, non ha più quella carta vincente in mano. Inoltre conosco bene le sue debolezze. Matilde non ha paura di morire, bensì di come morire. Le armi non la spaventano ma è terrorizzata dalle altezze. La faremo appendere per i piedi a testa in giù dalla torre del Castello Ginami e, cara nipotina, la potente Signora canterà come una voce bianca di Santa Croce di quella Firenze che ha avuto la disgrazia di darle i natali. Venezia non deve cadere in mano ai Borgia. Diamoci da fare. Fanciulle, mi raccomando, assumete espressioni tristi e rassegnate, piangete, ululate meglio di prefiche in una tragedia greca. Voi due villici non aprite bocca, lasciate parlare me.”

    Si incamminarono di nuovo verso l'aerovite.

    Loretta rivolta a Ferruccio domandò:

    ”Ma perchè ammazzare un genio come Leonardo? Non potrebbero invece servirsene?”

    ”Cara nipote, se il Gran Maestro è in combutta con i Borgia niente può sorprendere.

    Comunque per il loro piano Leonardo non serve più, anzi potrebbe anche essere d'impaccio. Al Gran Maestro è sufficente sfruttare l'Accademia per i loro loschi disegni. Anzi, se le macchine progettate dal Vinciano servono soltanto per creare falsi miracoli e profezie, o per colpi di stato, essi non hanno bisogno di un ulteriore progresso.

    Senza Leonardo, l'Accademia avrebbe già chiuso bottega da un decennio, ma anche lui, se non avesse avuto il supporto di questa, sarebbe stato una fiamma isolata di genialità che non avrebbe potuto attecchire in mancanza di una squadra di ingegneri ad applicare e sviluppare le sue idee.

    Ora il vaso di Pandora è stato aperto grazie alla lenta costruzione da me operata. Convincendo una stratta cerchia di senatori del vantaggio di poter costruire in segreto le armi progettate da Leonardo soffiate sotto il naso dello Sforza a suo tempo, mi vennero date sovvenzioni economiche e carta bianca per la fondazione dell'Accademia con sede a Padova, la mia città di adozione, della quale sono orgoglioso di portare il mio nuovo cognome. Con la scusa di costruire armi, stiamo tuttoggi propalando progresso e benessere sotto il paravento di costituire una congrega scelta di savi e artisti. Grazie al pretesto che per usare macchine moderne i soldati del futuro avrebbero dovuto saper leggere le istruzioni, sono riuscito a far introdurre la legge che proclama l'obbligo di andare a scuola. Il mio passato di soldato e agente segreto mi ha procurato amici, rispetto e influenza in seno al Governo Il mio disegno di riunire tante teste dotte e trasferirle in segreto tra questi monti ha mandato avanti la corsa alle idee. Guarda tuo padre per esempio, il modesto mastro meccanico Aroldo Manesi che nessuno sa essere il marito di mia figlia per ragioni di sicurezza: a lui spetta l'onore di aver tirato fuori l'idea di applicare l'architronito come propulsore. Un genio dell'antichità, Archimede, lo inventò; Leonardo lo riscoprì. Ma grazie a quello spunto di genio, oggi è possibile far volare un'aerovite.

    Soltanto vent'anni fa per cancellare il Progresso dalla Storia sarebbe bastato un sicario che piantasse un pugnale nella schiena di Leonardo o gli propinasse un bicchiere avvelenato; oggi, a quello scopo, il Gran Maestro e la sua congrega ignobile hanno bisogno dei cannoni. Vogliono tenersi determinate conoscenze dalle quali vogliono escludere il Popolo, proseguendo l'opera dell'Accademia nelle viscere del Monte Redondo. Ma il Popolo ha imparato a leggere e sta apprendendo...”

    Angelo vide la testa di Ferruccio voltarsi verso di lui e rivolgergli una domada.

    ”Dimmi giovane, hai letto Magnus il cavalcatore di Draghi?”

    Alla risposta affermativa i Angelo Ferruccio inoltrò un'ulteriore domanda.

    ”Descrivimeli un po'.”

    Angelo finalmente interpellato su di un argomento intorno al quale si sentiva esperto rispose.

    ”Sono verdi, hanno le ali fisse e sono velocissimi in quanto sputano fiamme all'indietro da due specie di branchie situate nell'addome. Prima di cavalcarli Magnus deve imparare a tenersi in equilibrio sulla loro groppa facendo attenzione alla resistenza dell'aria a farli girare di fianco e calare in picchiata....”

    ”Basta così Angelo. Hai forse carpito uno degli innumerevoli messaggi rinchiusi tra le righe del romanzo. In esse vi è celato tra l'altro un piccolo manuale per aspiranti aeronauti. Chi ama il volo lo capta nel suo cuore e un giorno sarà pronto a solcare i cieli a bordo degli ornitotteri spinti dai getti di vapore sputato all'indietro, come le fiamme dei draghi. Il futuro appartiene a uomini come te, Angelo. Ti sei tra l'altro mai chiesto perché Kazim ne La Spada dell'Oriente combatta per la ricostruzione dell'antico Califfato che riunisca sotto un'unica nazione tutti i popoli che parlano arabo? Non vedi forse un'allegoria con l'attuale situazione in Italia? Che sia ora di abbattere le frontiere che separano tutti coloro che parlano la stessa lingua e che vivono, si divertono, bevono, mangiano bene o male alla stessa maniera? Non è niente di nuovo. Teste dotte tra cui persino il defunto Lorenzo de' Medici hanno avuto quel sogno nel cuore. Ma è giunta l'ora che anche la gente comune lo senta e lo condivida, non più soltanto una piccola cerchia di privilegiati. Che un giorno si dica che Ferruccio da Padova fu un raccoglitore di dotti e dottrine. Buffo, non sarei capace di mettere insieme due chiodi o due righe in croce. Sono soltanto un soldato che si é fatto una cultura da solo. Eppure ho riunito nella stessa congrega Leonardo l'ingegnere e Manuzio il distributore di sapienza. E ho reso famosi gli autori di Magnus e La Spada d'Oriente oltre a immortalare mio genero, che in incognito sbarca il lunario come semplice artigiano. Aroldo Manesi lo scopritore delle qualità movitrici dell'architronito. Ma vi sono ancora ostacoli a tutti questi sogni. I Borgia, il Gran Maestro e la nostra prigioniera. Dobbiamo batterli, forse il corso della Storia dipende dal nostro sparuto e spaurito manipolo. Un tempo allorché ero un giovane ufficiale, solevo urlare per incitare i miei soldati alla vigilia del combattimento. Sotto di me avevo veterani esperti di mille battaglie. Ora posso soltanto bisbigliare, visto che il nemico è a pochi passi. Ma ascoltate le mie parole prima della nostra azione: voi non siete da meno dei miei fanti di marina. Avete dato fino ad ora un contributo inestimabile. Voi, gente semplice, i futuri cittadini di una Patria più vasta di quella odierna. Avanti, cattureremo l'aerovite come il greco Ulisse conquistò Troia: con l'acume. E che sia vittoria per il Leone di San Marco!”

    Quell'incitamento alla battaglia fu poco più che un sussurro che il metallo dell'elmo trasformò in un sibilo simili a quelli che nelle rappresentazioni teatrali davano l'effetto di un fantasma che parlasse ai viventi. Ma alle orecchie di Angelo fu come se un più giovane e baldo condottiero avesse urlato a squarciagola, tanto fu il coraggio che Ferruccio infuse nell'anima del ragazzo. Per un attimo il fanciullo si sentì un prode fante di Venezia in procinto di andare all'arrembaggio di un vascello turco. Davanti a loro la nave volante si parava maestosa, imponente, pronta ad essere conquistata.








    continua alla prossima puntata...



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