Le cronache ucroniche di Giampietro Stocco
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Il Leone meccanico - 6

Sesta puntata dell'ucronia steampunk che viene dal freddo

I mostri di Paolo Ninzatti

  • Paolo Ninzatti è un curioso tipo di autore: appassionato di ucronia e fantascienza, vive in Danimarca e da anni è alla ricerca di un editore. Nato nel 1950 a Milano, a inizi anni '70 ha cominciato a suonare il basso in diverse rock band. E' il periodo in cui scopre la Danimarca, dove ancora oggi vive ed è musicista. La passione per il fantastico nasce da bambino: Verne, Salgari, ma anche Scott, Swift e Kipling. Più tardi la fantascienza con Simak. Comincia a interessarsi anche di ucronia, e così nel 1983 scrive quella che lui stesso definisce "la solita storia dell’ Impero Romano che invece di cadere conquista le stelle. Era il tipico primo romanzo. Mancava mestiere ed era lunghissimo. Un buon esercizio, niente di piú". Poi nel 1988 si cimenta con Il Segreto Del Talismano, racconto lungo anch'esso ucronico, seguito (1992) da Piramidi, una trilogia anch’ essa ucronica completa. Poi un racconto lungo ucronico in inglese: The day I created Paradise. Tra il '94 e il 2002 la vena vacilla e Paolo appende la penna al chiodo, per riprenderla con buone possibilità. Le Ali del Leone ne è la prova. In alcuni tratti l'italiano di Paolo è un po' incerto, a causa della lunga permanenza all'estero. Ciò non inficia, a mio parere, l'idea del suo romanzo, che è originale e che con un editing professionale potrebbe rivelarsi una sorpresa.


  • LE ALI DEL LEONE - di Paolo Ninzatti - 6


    Alpi Orobiche 21 maggio

    Più passava il tempo e meno Angelo riusciva a comprendere come fosse regolato il mondo.
    Da ben sei giorni era confinato in una stanza principesca dove era accudito e nutrito in totale silenzio, senza possibilità di sapere quale sarebbe stato il suo destino.
    Il sole stava calando ancora una volta. La minaccia di una nuova notte insonne incombeva su di lui. Le campane della chiesa suonarono l’ Ave Maria, ma per Angelo era come se stessero suonando a morto.
    Si sentiva come un falco in gabbia: sei giorni uno identico all’altro. Inaspettatamente, alle sue orecchie arrivò un suono inconsueto per quell’ ora. Nessuno, durante la sua prigionia aveva mai aperto il chiavistello dopo il Vespero. La monotonia di quei sei giorni stava forse per essere interrotta …
    Quattro guardie entrarono. Il loro comandante ordinò semplicemente: "Seguici."
    Nonostante due degli armigeri lo tenessero fermo, non fu trattato troppo brutalmente. I soldati camminavano a passo e le loro armature scandivano un ritmo dal suono metallico. Il corridoio era lungo. Arrivati alla fine  si incontrava una porta  guardata da due sentinelle armate di alabarda. Proseguirono e si trovarono in una stanza in fondo alla quale c’ era una scrivania. Dietro a questa troneggiava l’ austera figura di Madonna, un volto che, seppure visto una sola volta, si era  impresso nella sua memoria come la personificazione del suo senso di colpa. Sul bel viso della donna  pareva ci fosse scritto: "Angelo Santus: hai infranto la legge! Sei un traditore". Tutto questo gli faceva male, perché Angelo si sentiva un fedele suddito della Repubblica.
    Fu come trovarsi davanti al giudizio divino.
    Nonostante i due armigeri avessero aumentato la morsa per tenergli le braccia immobilizzate, Angelo per istinto tentò di inginocchiarsi davanti alla donna dalla quale dipendeva il suo destino. Tuttavia, con sua sorpresa, furono le guardie a schiacciarlo a terra.
    "Madonna …"  mormorò lui con un tono di supplica.
     La donna lo guardò fisso negli occhi, in un modo che per un attimo parve quasi materno. La bella bocca si aprì: "Matilde Del Fioretto. Questo è il mio nome. Chiamami signora Matilde." Fece una pausa poi proseguì:
    "Santo, nevvero? Un bel nomignolo per un sicario o una spia. Avrai un nome di battesimo, suppongo. "
    Seguì un silenzio che equivaleva all’ attesa di una risposta e questa non si fece aspettare.
    "Angelo. Angelo Santus. Così mi chiamo, signora Matilde. E non sono un sicario, né una spia."
    Tacque, sperando  che la propria innocenza potesse essere credibile.
    Il tono della risposta fu altrettanto materno dello sguardo.
    "Mio buon Angelo, anch’ io cominciai a spiare alla tua età. Anzi ero ancor più giovine. Tu non eri ancora nato allorché fornii un’ informazione di vitale importanza per la Repubblica all’ uomo che ti ha assoldato. Più di vent’anni son trascorsi da allora. A quei tempi Ferruccio Da Padova era un fedele servitore della Serenissima, ancora non riesco a comprendere come sia diventato un traditore. Ho tutt’ ora un bel ricordo di quei giorni. Ero io la novizia al suo servizio allora. Esattamente come ora lo sei tu."
    Improvvisamente  sul viso della donna apparve una piega. Il tono di voce si fece più autoritario.
    " La mia esperienza lunga di ben vent’ anni merita per lo meno il rispetto che le è dovuto. Non sarai certo tu, villico novellino, ad abbindolarmi con puerili menzogne. Come hai potuto intrufolarti costì? Come sapevi che gli spaventavillani non sono dei fantasmi? Suvvia, qualunque montanaro se ne sta ben lontano da questi paraggi. E invece tu sei arrivato fin qui, senza tema."
    Seguì lo stesso silenzio. Gli veniva concessa, evidentemente, la possibilità di una giustificazione.
    Angelo era sconvolto, sorpreso. Ma che cosa stava accadendo? In quale intrigo di Stato era ora coinvolto? Allora non era stato arrestato per la sua intrusione. Lo accusavano di aver aiutato un traditore.
    Ferruccio Da Padova: il nome non era nuovo. Lo pronunciavano spesso i dotti Signori della Piazza allorché citavano l’ Accademia Patavina. Il mistero si faceva sempre più fitto.
    Angelo si difese:
    "Non conosco di persona Messer Ferruccio Da Padova. Sono un fedele cittadino della Repubblica!"
    A questo punto raccontò tutta la storia di come e perché si era avventurato fin lì.
    Dopo che Angelo ebbe finito di parlare, Matilde continuò a mantenere l’ espressione e il tono di voci materne, ma di una madre che si accingesse a redarguire il figlio per marachelle e bugie.
    ”Ragazzo, sto cominciando a perdere la pazienza. Favole del genere raccontale alle donzelle che tu vuoi circuire."
    Fece un sorriso malizioso e gli donò uno sguardo quasi complice.
    "Tu sei proprio il tipo adatto per fare la spia. Affascinante e menzognero. Mirabile è quella falsa luce di sincerità e innocenza negli occhi. Mi ricordi me alla tua età allorchè lanciando sguardi dolci e sorrisi ammalianti a qualche lacchè. riuscii a introdurmi negli appartamenti del Moro e a leggere quella lettera. Fu un gioco da fanciulli. Ma il rischio era grande per me, mentre Ferruccio se ne stava al sicuro a Venezia. Ora lui ti paga per tradire me e la Repubblica."
    Fu colta all’improvviso da una stizza prepotente
    "O anima ingrata! Se non gli avessi fornito quelle informazioni, a quest’ ora la sua Accademia sarebbe un’ anonima scuola come innumerevoli altre sparse per l’ Italia. Non so quali menzogne ti abbia raccontato per convincerti a metterti contro di me o quanto ti abbia pagato. Sicuramente ti avrà incantato con la storia che ripete a me da più di vent’anni. Non è forse vero?"
    Matilde si aspettava una risposta. Invece si trovò ancora davanti lo sguardo smarrito di Angelo. Lui non ebbe bisogno di chiederle di quale assurda storia si trattasse, con un tono canzonatorio fu lei a proseguire.
    "Ferruccio ha continuato a tediarmi ripetendo che, se lui non avesse preso sul serio le mie informazioni e non avesse agito di conseguenza, a quest’ ora il Moro avrebbe distrutto la Repubblica. Ferruccio da Padova si è sempre  ritenuto il Salvatore di Venezia dalla minaccia di Milano."
    Matilde tacque, sperando che Angelo cominciasse ad ammettere la sua connivenza col traditore. Il giovane invece persistette a perorare la causa della sua innocenza.
    "Signora, credetemi, non ho nulla a che vedere coi misfatti di cui mi ritenete complice. Quale sarebbe stato, mi sia concesso domandare, il mio compito? Che cosa avrei dovuto spiare per Ferruccio? Non certo quelle meravigliose macchine delle quali egli è uno dei creatori… per quanto io ne sappia..."
    Fece una pausa. Dal momento che Matilde non aveva aperto bocca, continuando a fissarlo, Angelo riprese per un attimo la sua baldanza e cercò di usare la sua unica difesa: il fascino che lui soleva esercitare sulle femmine. Sfoderò il linguaggio cavalleresco imparato in qualche romanzo delle Aldine e riprese a parlare.
    "O bella Signora. Vi chiedo umilmente mercede. Come posso confessare un reato senza conoscerne la natura Avrei dovuto forse spiare la vostra celeste persona? Carpire reconditi segreti da Voi custoditi? In tal caso, Ser Ferruccio avrebbe dovuto assoldare unben più abile emissario. E se caso fosse stato che io possedessi abilità senza pari, tema non avrei avuto di introdurmi nelle reggie del Re di Francia o di quello di Spagna o foss’ anche nel palazzo del Sultano de’ Turchi. L’ amore e la devozione per la Serenissima Repubblica non avrebbe trovato ostacolo alcuno. Ma mai avrei osato portar danno a chi serve Venezia. Mercede Signora, mercede. Credete, Vi imploro, alla mia innocenza. Sono soltanto un povero falegname innamorato nonchè buon cittadino della Repubblica."
     A giudicare dall’espressione, Matilde parve accettare, almeno in parte, quelle scuse. In tono calmo e quasi comprensivo riprese a parlare.
    " Forse sei veramente un devoto suddito della Repubblica, Angelo.
    Ora, in questo luogo hai la possibilità di dimostrarlo. Se ora Venezia è in grado di costruire quelle meraviglie che tu hai visto, non è soltanto merito di Ferruccio. In sovrappiù io , Matilde Del Fioretto, e la gente al mio servizio facciamo in modo che tale segreto venga mantenuto. Il tuo mandante, Ser Ferruccio invece….ma questo dovresti saperlo. Sicuramente ti ha svelato i suoi piani. Sempre in nome della Repubblica naturalmente….Oppure la cosa ti è ignota ed egli ti ha raccontato una storia menzognera su di me."
    Il volto di Matilde assunse di nuovo quell’ espressione tra il comprensivo e il complice prima di riprendere.
    "Angelo Santus, capisco come un uomo dell’ età e dell’ esperienza di Ferruccio sia stato in grado di raggirare un fanciullo ingenuo come te servendosi di parole forbite. Vedi, le cose del mondo vanno purtroppo in maniera assai diversa che nei romanzetti delle Edizioni Aldine. Pur’ io a suo tempo rimasi incantata dalla favella del seppur molto più giovane Ferruccio. Ero poco più di una bambina, sopravvissuta alle congiure che a quei tempi mietevano vite nella Firenze dei Medici , allorchè Ferruccio si prese cura di me e mi insegnò l’ arte di spiare. Ma forse questi fatti ti sono oscuri. Tu vivi nel mondo fantastico di quei romanzi, dove gli eroi sono eroi e i malvagi alla fine soccombono. Forse mi inganno, Angelo?"
    Fu allora che scattò la reazione dell’ orgoglioso Angelo. Scosse la rossa chioma e parlò un po’ più forte del solito, in preda all’ ira.
    "Signora Matilde, non vogliate credere ch’ io viva fuori del mondo! Porgo sempre orecchio alle parole dei Signori che discutono per la Piazza. E poi, sappiate, leggo il Mensile Portanuove delle Edizioni Aldine, che costa mezzo ducato. Non mi interesso di pittura, scultura, né filosofia, ma so ciò che avviene al di là di questi monti. Non crediate mi sia ignota la Guerra in corso tra Francia e Spagna nel Regno di Napoli. So persino che la Spagna ha invero messo piede su un Mondo Nuovo, che  sinora credevasi esser l’ India e non mi è ignoto che fiorentino è il navigatore artefice di tale scoperta: Messer Amerigo Vespucci.  So chi è il Principe più illustre del momento, l’ uomo le cui gesta sono sulla bocca di tutti: il Duca Cesare Borgia, nomato il Valentino.
    Signora, mettetemi alla prova. Ponetemi una domanda su cose di cronica odierna e… vi sarà risposto. Sono un artigiano, non un tagliaboschi riuscito a evitare per indolenza, celandosi nelle foreste, il saggio insegnamento dei Savi Padovani e rimasto analfabeta e ignorante: ve lo posso dimostrare immantinente! Orsù Signora Matilde."
    La donna sorrise a tanto temperamento accettando l’invito.
    "Dimmi Angelo, chi sono i migliori soldati del momento?"
    Angelo sorrise, e senza alcun dubbio rispose.
    "I Lancieri Svizzeri e i Fanti Castigliani"
    Matilde sorrise anch’ essa e rispose.
    "Esatto, ragazzo. Ma ora arriva la domanda più difficile. La Francia mette in campo gli Svizzeri, la Spagna i Castigliani. Qual’ è la differenza sostanziale tra le due sorte di soldati?"
    Angelo esitò un attimo, poi timidamente osò rispondere.
    "Gli Svizzeri sono mercenari, vengono assoldati dal Re di Francia, combattono a pagamento. I Castigliani invece sono reclutati nella stessa Spagna."
    Matilde sorrise ancora di più mostrando una bella dentatura prima di ribattere.
    "Qui ti volevo ragazzo. E adesso veniamo al nocciolo della questione. Forse lo sai, forse no, ma le accuse pendenti su Ferruccio riguardano proprio i mercenari. Ferruccio ha intenzione di dare in uso stormi di ornitotteri e squadre di carri corazzati come fossero mercenari a disposizione della Potenza in grado di pagare il prezzo più alto. Ha già scritto lettere di offerta ai Sovrani d’ Europa e perfino al Sultano Turco. Certo, Venezia ne ricaverebbe vantaggio economico come la Svizzera. Il prezzo per avere a disposizione armi del genere sarebbe altissimo. Ma era intenzione dell’ Accademia e dei pochi al Senato che ne sono a conoscenza, che tali macchine restassero segrete, per la sicurezza della Repubblica. La Spagna imparando la tattica dei Fanti Svizzeri ha addestrato quelli di Castiglia. Se mostreremo al mondo le macchine qui costruite, non passerà molto tempo prima che qualche Potenza sia in grado di fare altrettanto. Non si può rischiare che la Repubblica di Venezia venga distrutta dalle sue stesse armi in futuro! Per anni mi sono prodigata per far in modo che tutto ciò che vedi qui attorno rimanesse un segreto, per la sicurezza di Venezia. Cosa pensi sarebbe successo se Messer Leonardo da Vinci fosse stato ingaggiato da Ludovico Sforza e fosse stata Milano a costruire ornitotteri e carri corazzati? Te lo dico io. A quest’ ora questa valle patirebbe sotto la tirannia del Moro e tu saresti suddito di un Ducato retto da un dispotico Signore, assetato di potere. [E] Naturalmente non ci sarebbe alcuna Accademia a prodigarsi per far sihe la vita dei borghesi possa essere meno onerosa, né tanto meno esisterebbero Savi Padovani dediti a insegnare l’ alfabeto al popolo. Sarebbero semplicemente inconcepibili le Edizioni Aldine che stampano libri che anche il più povero dei villici è in grado di leggere.
    Se il Moro fosse diventato padrone di questa valle, tu saresti rimasto analfabeta ed ignorante, caro Angelo!".
    Più Signora Matilde insisteva a parlare di cose che lei credeva fossero note ad Angelo e meno lui capiva.
    Leonardo da Vinci. Un altro nome illustre per i raffinati amanti dell’ arte che passavano per la Piazza. Un pittore. Che cosa c’entrava un imbrattachiese con moderne macchine belliche? O forse era lui il famoso Toscano citato dall’artigiano veronese? Per un attimo riflettè che, anziché leggere quei fantasiosi romanzi cavallereschi, forse avrebbe dovuto sfogliare scritti che lo erudissero sul mondo reale e su quel che vi accadeva. Ma, ahimè era troppo tardi.
    Matilde con un’ espressione in bilico tra il severo ed il minaccioso riprese:
    "Orbene, Angelo ascoltami con attenzione. In questi monti vigono le regole dell’ Accademia, le regole della facciata benevola di Ferruccio. Ferruccio l’ Umanista. Ferruccio il Magnanimo. Niente torture, niente pena di morte. L’ Accademia va pari passo coi tempi e col progresso. Il Medioevo è passato e la rinascita è in atto. I tempi bui della barbarie sono finiti. Stiamo entrando in una nuova era. Hai visto fino a ora sei stato trattato da re.
    A Venezia, però, vigono altre regole. La sicurezza della Serenissima è in gioco. Grandi Monarchie stanno contendendosi lembi d’ Italia. Per difendere il nostro modo di vivere è talvolta necessario usare dei mezzi estremi. A Venezia le spie non vengono trattate come qui. Torture e catene vengono ancora usate, come secoli fa e i prigionieri passano anni ed anni in celle buie. Hai mai sentito parlare dei Piombi o dei Pozzi? Vuoi conoscere l’Inferno? Insisti a difendere Ferruccio e vedrai che tale castigo ti sarà dato. Vedrai Venezia, della quale tu sostieni essere un devoto cittadino, ma non rimirerai li belli palazzi, bensì conoscerai le buie prigioni. La tua incolumità sarà sacrificata in cambio di quella di qualche milione di cittadini veneti, del modo di vivere umanistico, dell’ indipendenza da Francia e Spagna!
    Certi segreti devono rimanere tali. E quelli di questa valle sono vitali per Venezia.
    La tua vita o quella di Ferruccio possono essere sacrificate in nome di ciò. Vedi, nel lontano 1482 avrei potuto evitare di agire e lasciare che il Moro ingaggiasse Messer Leonardo. Avrei potuto voltare lo sguardo altrove e passare dalla parte del più forte. Sono di origine fiorentina, non veneziana. Invece feci una scelta. La mia patria era, è e sarà Venezia. E ora, a distanza di un ventennio non me ne pento. Forse sono un po’ troppo dura nel chiamare Ferruccio un traditore. so che anche lui ama Venezia, ma a modo suo. Egli è un mercante ed un banchiere, oltre che un seminatore di sapienza. Lui pensa di fare il bene della Repubblica facendola ancor più ricca ma il rischio è troppo grande. Pensaci Angelo. Ti basta soltanto confessare che fu Ferruccio a pagarti per distruggere le prove del suo tradimento. Avrai salva la vita e io sarei grata di ingaggiarti tra i miei spioni. Te lo dissi prima: tu sei lo spione perfetto. Sono disposta anche a pagarti il doppio di quanto non abbia fatto fino a ora Ferruccio. In fondo, cosa gli devi? Pensa invece a cosa devi alla Repubblica."



    continua alla prossima puntata...



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