Le cronache ucroniche di Giampietro Stocco
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Ucronia, oh cara!

Le storie e la Storia

Parla Paolo Ninzatti

  • Paolo Ninzatti è un curioso tipo di autore: appassionato di ucronia e fantascienza, vive in Danimarca e da anni è alla ricerca di un editore. Nato nel 1950 a Milano, a inizi anni '70 ha cominciato a suonare il basso in diverse rock band. E' il periodo in cui scopre la Danimarca, dove ancora oggi vive ed è musicista. La passione per il fantastico nasce da bambino: Verne, Salgari, ma anche Scott, Swift e Kipling. Più tardi la fantascienza con Simak. Comincia a interessarsi anche di ucronia, e così nel 1983 scrive quella che lui stesso definisce "la solita storia dell’ Impero Romano che invece di cadere conquista le stelle. Era il tipico primo romanzo. Mancava mestiere ed era lunghissimo. Un buon esercizio, niente di piú". Poi nel 1988 si cimenta con Il Segreto Del Talismano, racconto lungo anch'esso ucronico, seguito (1992) da Piramidi, una trilogia anch’ essa ucronica completa. Poi un racconto lungo ucronico in inglese: The day I created Paradise. Tra il '94 e il 2002 la vena vacilla e Paolo appende la penna al chiodo, per riprenderla con buone possibilità. Le Ali del Leone ne è la prova. In alcuni tratti l'italiano di Paolo è un po' incerto, a causa della lunga permanenza all'estero. Ciò non inficia, a mio parere, l'idea del suo romanzo, che è originale e che con un editing professionale potrebbe rivelarsi una sorpresa. Nel seguente articolo Paolo ci parla di come lui concepisce il genere dell'ucronia.


  • Ho sempre avuto due grandi passioni, oltre alla musica: le storie e la Storia. Fra le storie, quelle di fantasia e fantascienza sono sempre state le preferite. Mi hanno perciò particolarmente attratto i racconti e i romanzi fantascientifici basati sugli universi paralleli e la Storia distorta, prima ancora di conoscere il termine ucronia. Sono dell'avviso che, un appassionato di ucronia deve essere per forza un appassionato di Storia.
    Nel campo della fantascienza, se si esclude Verne, gli autori anglosassoni sono sempre stati i miei preferiti con quelli americani in cima alla lista. Ma in qualche recondita parte di me c'è sempre stato il desiderio che prima o poi qualche autore nostrano saltasse fuori come un deus ex machina con qualche storia fantastica ambientata in Italia. Strano desiderio nell'Italia esteromaniaca degli anni '60 e '70.
    Poi mi trasferii all'estero e, come accade spesso a coloro che compiono quel passo, nonostante ci si integri con la società locale, la parte italiana diventa ancora più italiana. Venne infine il giorno, negli anni '80, in cui mi cadde tra capo e collo la voglia di scrivere. Il genere scelto fu quello ucronico (ancora non conoscevo il termine).
    Ispirato da autori locali e di altre nazioni che, giustamente, ambientano le loro storie nel loro paese, decisi di scrivere una storia basata su un what if di ambientazione italiana. La prima fatica, I navigatori del Transitempo, trattava di Roma imperiale, un tema sfruttatissimo come accennato nel mio profilo. Ma allorché volli cimentarmi nella seconda, impiegai molti mesi per decidermi sul periodo in questione, nella ricerca di qualche what if più originale, a causa dell'imbarazzo della scelta. Finalmente, dopo una lunga ponderazione, nel millennio scorso, nel lontano 1988 scrissi un racconto dal titolo Il segreto del talismano come citato nel profilo. La storia si svolgeva nel medesimo universo de Le ali del leone, soltanto con un plot diverso costruitovi dentro e altri personaggi. C' erano l'Accademia Patavina, Ferruccio, Leonardo e le sue macchine, ma non Angelo, Matilde né i due cavalieri.
    Ne Il segreto del talismano veniva giustificata (fanta)scientificamente la scissione degli universi; ma niente viaggi nel tempo. Oltretutto si seguiva lo sviluppo del progresso e degli avvenimenti storici alternati fino ad arrivare ai giorni nostri, con un mondo diviso tra la Serenissima Federazione (Venezia capitale di un enorme dominio in Europa Asia, America e pianeti del Sistema Solare) paladina dei valori del RINUMANESIMO e l'Unione Iberica (Spagna, Portogallo e colonie tra cui il pianeta Venere), uno stato fondato sulla religione e su valori mistici. Due sistemi sull'orlo di una guerra totale, ma che alla fine viene evitata grazie alla saggezza di un doge che apre un dialogo col Re di Spagna.
    Si era all'indomani della perestroika e della caduta del muro di Berlino. Convinto dell' originalità della storia, e affetto dalla deformazione professionale del musicista compositore con la paranoia del plagio, mi affrettai a registrarla presso la SIAE e il Copyright Office di Washington, per timore che, chissà chi, "rubasse l' idea".
    Presunzione e precauzione inutile: invano il mio agente letterario tentò di piazzarla a case editrici mirate di un certo peso. Il responso era sempre lo stesso: il genere non interessava. Restavano quelle piccole, ma veniva richiesto un contributo pecuniario, che le mie modeste finanze non potevano affrontare. Così mi ficcai finalmente in testa che Italia e Italiani della fantascienza non ci stavano nè mai ci sarebbero stati.
    Tempo dopo mi cimentai con Piramidi, un'altra storia ucronica, ma di ambientazione più esotica nella quale i due protagonisti erano un americano e un inglese. Secondo i canoni e le norme quindi. Politicamente e letterariamente corretta.
    Poi venne l'ibernazione letteraria, come scritto nel profilo. Anni di pausa senza scrivere un rigo. Risvegliato dal letargo, circa un anno fa decisi di ricominciare. Da marzo sono on line. Il fatto di essere di nuovo nell' ambiente, per così dire, mi ha portato a cominciare ad aggiornarmi sulla situazione letteraria italiana per quanto concerne il genere fantascientifico. Come il dinosauro ibernato nell'iceberg che si scioglie, come la mummia risvegliata o come il viaggiatore del tempo proiettato nel futuro mi ritrovai davanti a una nuova realtà.
    Nero Italiano e la Dea del Caos di Giampietro Stocco, la trilogia di Occidente di Mario Farneti, Torino di Franco Ricciardiello, Garibaldi a Gettisburgh di Pierfrancesco Prosperi e l' antologia Se L'Italia... edita da Vallecchi sono solo alcuni esempi di ucronia made in Italy di mia conoscenza pubblicati negli ultimi anni. Sicuramente ce ne sono altri. Sono ancora in parte in preda allo shoch culturale positivo. Non ho ancora peraltro avuto la possibilità di leggere quelle pubblicazioni visto che non sono ancora sceso in Italia a procurarmele. Ho soltanto letto le sinossi e le prime dieci pagine di alcune di esse su web. Fortunatamente Torino è pubblicata su Delos e sono riuscito a leggerla per intero.
    Colgo ora l'occasione per riflettere su quanto scrive Lanfranco Fabriani su Delos riguardo all' ucronia italiana. Nell' articolo si sostiene che la storia d'Italia non porga molti spunti sui quali porsi la domanda "whai if", visto che, a causa della mancata unità nazionale, sia da parte del lettore che dello scrittore manca la conoscenza su momenti salienti. A me la cosa sembra strana e mi sorprende alquanto. La storia italiana è, al contrario, a mio avviso, una miniera inesauribile di what if. Come scritto prima, ricordo i mal di testa che mi venne per scegliere il periodo giusto nel lontano 1988.
    Nel mio what if scelsi il Rinascimento, un capitolo della nostra storia conosciuto non solo da noi dalle Alpi a Pantelleria ma anche a livello mondiale. Ma secondo me, ripeto, il Rinascimento è SOLO UNO dei tanti temi della nostra Storia da poter creare la base per un what if. Fabriani afferma e non a torto, che se invece ci si muove negli ultimi settant'anni della nostra Storia, ci si imbatte inesorabilmente nel tema del Fascismo, alquanto scottante, che però sembra occupare uno spazio di rilievo tra gli autori di ucronia nostrani.
    Resta il fatto che il sottoscritto osserva il passaggio da una completamente inesistente, impensabile, inconcepibile ucronia italiana della fine degli anni '80 a un seppur piccolo germoglio costituito da rari nantes in gurgite vasto, che osano cimentarsi in quel campo nel nuovo millennio. Evidentemente c'è un fabbisogno, una richiesta da qualche parte. Da inesistente a QUASI inesistente è per me un passo da gigante.
    Mi piacerebbe ora muovermi nel passato remoto della nostra Storia. Uno Sprague De Camp scrisse l' Abisso del Passato sull'Italia gotica tanto per citarne uno. Leggendo le sinossi dei racconti contenuti in Se l'Italia... noto poi con piacere che altri hanno scoperto l' Eldorado storico del nostro paese. Francesco Grasso ha scelto persino lo stesso tema del Rinascimento e di Leonardo. Mi sarebbe parso alquanto strano che certe cose venissero osservate soltanto da un mezzo danese come me e non da italiani abitanti nel nostro paese. A questo punto mi piacerebbe fare una piccola carrellata di altri possibili what if :
    - Gli Etruschi buttano Orazio Coclite giù dal Ponte Sublicio e invadono Roma. Mille anni dopo, la Federazione Etrusca domina l'Europa retta dal Gran Lucumone. Il mondo parla etrusco.

    Saltando a pie' pari Roma Imperiale (già usata) oltre all'Italia gotica di Sprague de Camp e andando in ordine cronologico proseguiamo.

    - Gli Arabi guidati da Abd Ar Rahman sconfiggono i Franchi di Carlo Martello a Poitiers nel 732 (nella realtà ci stavano quasi riuscendo) e dilagano in Europa. L'Italia diventa un emirato saraceno con capitale Rumia (Roma). Una Roma da mille e una notte dove al posto di San Pietro c'è una grandissima moschea.

    Un what if in cui un avvenimento mondiale coinvolge l' Italia. Ma può esservi anche un fattore locale che cambia l'andamento della storia mondiale, come i seguenti:


    -Carlo Magno tenta di conquistare l'Italia nel 773 ma viene sconfitto dai Longobardi e respinto in Francia. Il re franco rinuncia all' impresa. Il regno Longobardo in Italia prospera indipendente dal Sacro Romano Impero. Un re longobardo conquista i territori della Chiesa nell'876. Fine del potere temporale del Pontefice. Il Regno Longobardo al Nord, i Ducati di Spoleto e Benevento si uniscono formando il Regno d'Italia, i cui re sono incoronati con la Corona Ferrea. Latini e Longobardi vivono con parità di diritti. Ma Bisanzio, l'Impero, e i Saraceni minacciano....

    -Berengario del Friuli, Re del Regno Italico Indipendente non viene sconfitto dagli Ungari nella battaglia del Brenta del 900 ma li assolda al suo servizio e grazie anche al contributo di quei barbari, batte i suoi contendenti tra i quali Ludovico di Provenza e più tardi Rodolfo di Borgogna conquistand o buona parte d'Italia. Il forte Regno Italico sotto Berengario II d'Ivrea succeduto al primo, contrasta l'invasione dell'imperatore Ottone nel 951. L'Italia non diventerà feudo della Corona germanica.

    -La Lega Lombarda viene sconfitta da Federico Barbarossa a Legnano. I liberi Comuni vengono distrutti, il Feudalesimo riacquista potere. I Comuni, cancellati dalla Storia, non diventeranno mai Signorie. Il Rinascimento non avverrà mai. Cristoforo Colombo stesso in una Genova feudale e non una libera repubblica marinara vivrà povero e analfabeta e non scoprirà mai l'America. L'Impero Azteco non cadrà sotto i colpi di Cortez, né quello Incas sotto quelli di Pizarro.

    Abbiamo notato il peso storico di Colombo, un italiano, sul corso egli avvenimenti. Potrei nominarne altri.

    Saltiamo il Rinascimento già citato e i vari da Vinci, Manuzio eccetera, ma non dimentichiamo di accennare un altro what if:

    -Carlo VIII non diventa re di Francia, un altro sale al trono di quel paese e invece di calare in Italia seguirà la logica politica di un duello con gli Asburgo per l'eredità di Carlo il Temerario. Serie di guerre e contese nell'Europa Centrale. La Spagna conquista il Portogallo e il Nord Africa, poi si butta alla colonizzazione dell'America. Venezia conquista e unisce l'Italia.

    -All'indomani della Guerra di Successione Spagnola, il cardinale Giulio Alberoni non diventa primo ministro di Spagna, la quale non si lancerà mai nel tentativo di riconquista dei possessedimenti appena perduti in Italia. La Sicilia non scambiata con la Sardegna all' indomani dell'effimero tentativo, rimarrà ai Savoia fino anche dopo la Restaurazione. Nel 1860 Garibaldi non sbarcherà a Marsala bensì a Gaeta. Per fermarlo, i Savoia, dalla Sicilia, invaderanno il Regno di Napoli (non Regno delle Due Sicilie). I Borboni, presi tra due fuochi cadranno in ogni caso. Garibaldi, all'avanzata dei Piemontesi dal Sud invade lo stato Pontificio….

    -Napoleone non invade la Russia. La Grande Armata è intatta. Niente Elba, niente Waterloo. L'Italia è unita alla Francia.

    -All'indomani della conquista del Sud, Garibaldi manca all'appuntemento col Re a Teano, marcia invece su Roma, depone il Papa e sfida i Savoia. Nasce la Repubblica Italiana nel 1864 comprendente Roma, Centro e Sud con Giuseppe Mazzini come presidente. Il Regno d'Italia, invece, sotto Vittorio Emanuele II si estende su Piemonte Lombardia, Veneto, Toscana e Umbria.

    -Il Lombardo e il Piemonte vengono affondati dalla flotta borbonica a Marsala. Garibaldi e i suoi mille colano a picco. L'Italia non sarà mai unita bensì divisa in tre Regni. I Savoia al Nord, i Borboni al Sud e il papa al Centro.

    Eccoci arrivati quasi ai nostri giorni. Il tema Fascismo incombe. Ma la bacchetta magica dell'ucronia può anche, volendo, cancellarlo dalla Storia. Esempio:

    - L'Italia combatte dalla parte della Triplice Alleanza (semplicemente restandovi invece di cambiare parte). Gli Imperi Centrali vincono la prima Guerra Mondiale. L'Italia ottiene Trento e Trieste come compenso e amplia il suo impero coloniale a spese di Francia e Inghilterra sconfitte. Mussolini, restato socialista, non marcia su Roma bensì tenta una rivoluzione filo bolscevica soffocata dall'esercito.

    Oppure riarrangiarlo un po': La rivoluzione bolscevica orchestrata da Mussolini viene soffocata dai Nazionalisti di D'Annunzio. Colpo di stato di D'Annunzio (volo su Roma).

    Volendo si può cancellare il nazismo:

    -Hitler muore in trincea durante la Prima Guerra Mondiale. Niente Nazismo. Niente Seconda Guerra Mondiale. L'Italia Fascista e l'Impero del Giappone si guardano in cagnesco fino ai giorni nostri senza però affrontarsi in conflitti, bensì in una spietata guerra economica. Il mondo soggiace ai due blocchi. L'America verrà divisa in Nord e Sud. Stati Uniti e Stati Confederati. Un po' alla Turtledove, ma la secessione avviene negli anni trenta ed è manovrata da agenti fascisti e giapponesi.
    Oppure, ispirati da Dick si può ipotizzare una vittoria dell' Asse Italia compresa. Ma poi? Come la mettiamo nel dopoguerra?

    -Un generale, talento naturale strategico, diventa Capo di Stato Maggiore in Italia. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, grazie alla presa di Malta effettuata il giorno dopo la dichiarazione di guerra l'Italia contribuisce alla vittoria dell'Asse. Ma poi viene la pace Per gli asiatici Giapponesi e i latini Italiani è difficile convivere con la Germania Nazista paladina della razza germanica. Il mondo si divide in due blocchi. Giappone e Italia da una parte e Germania dall'altra. La cortina di ferro passa per le Alpi. I Giapponesi hanno basi in Sardegna. La Terza Guerra Mondiale rischia di scoppiare nel 1965. Agenti giapponesi, hanno sottratto ai Tedeschi il segreto della bomba atomica. La Sardegna diventa la nuova Cuba con missili a testata nucleare puntati contro Berlino. L'Italia è tra due fuochi.....

    Potrei mettere innumerevoli altri esempi, ma la cosa prenderebbe troppo spazio, tanto grande è il nostro passato storico. Chissà, forse un giorno mi cimenterò in un what if che coinvolgerà anche la storia della Danimarca oltre quella d'Italia. La base c'è già: I vari Barbari che si stabilirono nell' Impero Romano erano quasi tutti di origine danese o scandinava. Vandali, Eruli, Goti, Longobardi, oltre ai Cimbri e i Teutoni. Un filo invisibile lega i due paesi. Pare anche che i caratteri runici abbiano origine etrusca…. Basta è meglio che mi fermi, lo spazio è breve; Ma come sarebbe bello aprire il vaso di Pandora!



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