Andrea Franco è nato a Lido di Ostia nel 1977. Appassionato di Opera Lirica, ha suonato per anni in numerosi locali
romani e composto oltre 50 brani. Come scrittore ha partecipato a diverse antologie tra le quali ricordiamo Bambini
Cattivi (Melquiades, 2005), SanGennoir (Kairòs, 2006), La spranga (Pontegobbo, 2007) e L'Altalena (Edizioni XII, 2008).
Nel 2008 ha pubblicato il primo romanzo: Nella Bolla (Giraldi, Bologna). Sempre nello stesso anno ha vinto il premio
Delitto d'Autore con il romanzo giallo Fata Morgana, scritto a quattro mani con Enrico Luceri. Insieme a Luca Di
Gialleonardo (La Dama Bianca, Delos Books, 2009) ha curato l'antologia Opera Narrativa Noir (Tabula Fati, 2008),
con i racconti migliori della prima edizione del Premio Letterario OperaNarrativa (bandito da OperaNarrativa.com,
il sito che gestiscono). L'ultima pubblicazione è Il signore del Canto (Delos Books, 2009), romanzo fantasy.
Ha molti lavori in corso e una prossima pubblicazione che svelerà a breve!
Come mai hai scelto di esprimerti attraverso il fantasy?
Allora, da quando cerco di cimentarmi nella scrittura sento dire che gli scrittori sono quello che leggono e che quindi scrivono di conseguenza. Io sono un lettore che ama frequentare diversi generi letterari e quando mi metto davanti a una tastiera per scrivere qualcosa, posso cimentarmi ogni volta in qualcosa di diverso. Amo la fantascienza, il fantasy, l'avventura, i thriller, i gialli, il noir, gli storici, i saggi... un po' di tutto, insomma. Nel caso del romanzo Il Signore del Canto ho scelto il fantasy per diversi motivi. Il primo era perché volendo pubblicare con Delos Books ho preso al volo l'occasione di questa nuova collana, Storie di Draghi, Maghi e Guerrieri. E poi perché la storia che ho raccontato, se è vero che poteva prestarsi, con le opportune modifiche, anche ad altri generi, credo che si esprima al meglio nel fantasy. Più volte ho detto che questo genere è il migliore per trasmettere emozioni forti. E per un romanzo come il mio, dove l'emozione ha un ruolo fondamentale, serviva uno strumento adatto. Fantasy, appunto.
In genere chi dice fy dice orchi, maghi e quant'altro. Il tuo mondo è insieme meno e più immaginifico, sei d'accordo?
Certo, fantasy è anche e soprattutto questo. È il regno della fantasia, dove tutto è possibile e dove ognuno può immaginare il proprio mondo. Non ho scritto fantasy per tantissimi anni, pur essendo uno dei primi generi letterari che hanno catturato la mia voglia di essere lettore, perché non mi sentivo in grado di uscire dagli schemi senza snaturare quello che in tante occasioni mi aveva emozionato. La svolta forse c'è stata con due saghe di David Eddings (Belgariad e Mallorean), dove ho finalmente avuto, da lettore, la possibilità di uscire da alcuni schemi classici. Da lì ho cominciato a capire come potermi muovere e tanti anni dopo, quando ho cominciato a non sentire più la necessità di confrontarmi con le mie letture più appassionanti, è nato il mio primo romanzo, una storia di 500 cartelle che è in cerca di editore. Poi tutto è stato più facile e creare un mondo come quello de Il Signore del Canto è stato un processo bello e appassionante. Meno immaginifico sotto certi aspetti, di più per altri. Come è logico che debba essere per un mondo inventato, originale e vicino al lettore.
Leggere il tuo romanzo mi ha portato a qualche similitudine, anzitutto Milena Debenedetti e il suo Dominio della Regola. Sei d'accordo?
Una cosa di certo accomuna i nostri romanzi, anzi due. L'editore, senza dubbio! E, lasciando da parte gli scherzi, l'esistenza di una Regola. Un elemento ricorrente, forse nel fantasy, una prigione da cui i personaggi devono fuggire, quasi. Per il resto il suo è un romanzo con più respiro del mio e molto più articolato. Il mio è un'istantanea. Ho fermato un momento breve della storia del mio mondo e l'ho raccontato. Magari in futuro avrò altre occasioni.
Come possiamo definire il Canto, che è al centro della tua narrazione?
Il Canto è la passione, la magia, appunto, ma non intesa in senso di incantamento. È ciò che tiene unito un mondo, che muove le persone. È la lotta perenne contro il disordine. Uno schema. Come tutte le cose, ha i suoi aspetti positivi, ma anche quelli negativi. Potremmo anche dire che è un ideale. E come tale, non sempre viene interpretato correttamente da tutti.
Si può dire che il tuo sia il classico romanzo che parla di un'iniziazione, oppure hai voluto dire qualcos'altro?
Parla di un'iniziazione, ma non solo. È la storia di una crescita, di un passaggio attraverso i dolori dell'adolescenza. Il personaggio impara molte cose, ma soprattutto il significato di rinuncia. Questo credo sia molto importante: saper rinunciare senza un'imposizione dall'alto. Un processo doloroso che va oltre l'iniziazione, credo. Sta un passo avanti.
Quali sono i tuoi modelli letterari?
Eh, bella questa. Permettimi di dividerli per genere, così ne dimentico di meno.
Fantasy: J.R.R. Tolkien, David Eddings.
Fantascienza: Isaac Asimov, Dan Simmons.
Giallo: Ed McBain, Rex Stout.
E poi ancora Ken Follett, Wilbur Smith, Alessandro Baricco, Umberto Eco, Jack London... e non voglio nemmeno immaginare quanti ne dimentico adesso. Ognuno di loro mi ha dato tantissimo come lettore e altrettanto come scrittore.
Cosa pensi di autori fy un po' atipici come Brussolo e China Miéville?
Non mi sono mai avvicinato ai libri di Serge Brussolo e China Miéville. Purtroppo non ho letto tutto quello che avrei voluto leggere, ma certi autori non mi convincono a prescindere, un po' per i temi, un po' per il target. Magari ci metto qualche anno e poi mi convinco e leggo qualcosa, ma faccio sempre un po' di fatica ad avere ragione dei miei ottusi preconcetti. Non sono ancora andato oltre il secondo Hatty Potter, benché controvoglia abbia iniziato la serie!
Come mai, secondo te, oggi ci si orienta più sul fantasy che sulla fantascienza quanto all'acquisto di titoli di genere fantastico?
Credo dipenda dal cinema. Da quando Il Signore degli Anelli ha riaperto le frontiere al genere credo che molti lettori per la prima volta hanno scoperto un mondo meraviglioso. Il problema della fantascienza credo sia legato un po' alla scarsa offerta, un po' alla qualità scadente delle proposte. Sono passato in libreria pochi giorni fa e negli scaffali della sf c'erano 20 romanzi di Asimov, 20 di Dick, la serie di Adams e poca altra roba. Romanzi eccezionali, già, ma il più recente aveva 25 anni. Serve qualche novità che non sia il cyberpunk estremo perché i lettori (me compreso) non lo capiscono e pensano che quello, solo quello, sia sf. E il resto non lo comprano. Quindi, tornando alla domanda. La differenza è negli scaffali delle librerie.
Il tuo è un romanzo estremamente snello. A tratti anche lapidario, E' stata una scelta stilistica?
Non l'avrei scritto diversamente, ma avendolo pensato per una collana con certe caratteristiche non poteva essere diverso. Non più di 120.000 cc. Per quanto riguarda lo stile, mi piace, quando riesco, di adattarlo alla storia che scrivo. Il romanzo lungo cui accennavo prima è scritto diversamente. Il giallo che sto scrivendo adesso ha ancora un altro stile. Mi piace giocare e siccome mi avvalgo di molti maestri (vedi sopra) ogni volta attingo da un recipiente diverso.
Da dove viene la lingua che ti sei inventato per i protagonisti?
Da nulla in particolare. Anzi, nella versione originale del romanzo c'erano molti più titoli, benche anche lì nessun testo di canzoni. Ho pensato che i titoli potessero dare quel fascino in più e li ho scelti seguendo una mia idea di musicalità. Tutto qua, l'invenzione di un momento.
Parlaci un po' di quello che verrà dopo Il Signore del Canto.
Allora. Devo ammetterlo, non mi fermo mai. Ho già scritto il seguito, ora in lettura dall'editore. Ho scritto anche un altro romanzo breve per una collana che ancora non so se partirà (e se mi selezionerà, eh!) Sto terminando un poliziesco (come accennato sopra) per il premio Tedeschi, e ho in fase di stesura anche un romanzo di fantascienza e un action-thriller. Non ho ancora messo mano al seguito del romanzone fantasy perché prima aspetto l'esito di un certo editore... e poi a dicembre una bella sorpresa che ancora non posso svelare, ma che mi riempe di gioia, e per la pubblicazione e perché ho potuto così rendere omaggio a uno dei miei idoli, sì, uno di quelli indicati qui sopra. A dicembre vedrete!