Recensioni: Great War: Breakthroughs di Harry Turtledove
E così la Grande Guerra alternativa di Harry Turtledove
è giunta al terzo episodio, e l'anno è quello che fu cruciale e anche nella nostra linea
temporale, quel 1917 che per esempio in Italia coincise con l'offensiva e lo sfondamento
austriaco a Caporetto. Qui la Caporetto confederata ha la forma del fronte fra il Kentucky
e il Tennessee, dove i "barili" , i carri armati del generale Custer, utilizzati secondo
il canone - si direbbe - sovietico sfondano la lunghissima linea delle trincee sudiste
e arrivano fino a pochi chilometri da Nashville. Il risultato sarà - spoiler per chi
legge l'inglese - la richiesta confederata di armistizio e la svolta nella guerra globale,
con la Francia a seguire le orme dell'alleata Confederazione in Europa, il Canada a
spaccarsi tra territori occupati e Repubblica del Québec filo-USA e la Gran Bretagna
a rimanere a combattere sul mare. Guerra, insomma, vinta dagli Imperi Centrali e dagli
Stati Uniti. Una cavalcata egregia, ancorché per amanti del genere: la galleria di
personaggi inventata da Turtledove si arricchisce, propone addii e nuove entrate.
Ci si appassiona alla vicenda di Sylvia Enos, moglie di George: mentre lui è sulla
Ericsson a cacciare sommergibili confederati, lei tira avanti per l'intera famiglia,
passando da un lavoro in fabbrica all'altro. Si compie la vendetta di Anne Colleton,
il cui fratello è rimasto ucciso nell'insurrezione para-comunista dei neri della
Confederazione; si compie, in bene, il destino di Nelle Semphroch, gestrice di un
locale nella Washington occupata dai sudisti e presto di nuovo teatro di combattimenti.
Una guerra descritta con fin troppa accuratezza, dove tuttavia, e questo è il difetto
maggiore dell'intera, ambiziosa saga, molti dei personaggi sono un po' macchiettistici
e privi di profondità. Solo per amanti dell'allostoria, della lingua inglese,
e delle ordinazioni librarie su Internet.