Alberto Costantini è nato a Vicenza nel 1953 e da sempre vive e lavora a Montagnana, in provincia di Padova.
Laureato in Storia Greca nel 1977, ha studiato il tedesco all'Università di Vienna.
Attualmente insegna italiano e storia. E' socio del Centro Studi sui Castelli di Montagnana e
fa parte della redazione del locale Notiziario; ha collaborato con La Difesa del Popolo, Ritratto Veneto,
Urbana Magazine, La Piazza. Alberto, tu hai vinto nel 2003 il Premio Urania con un romanzo di storia alternativa, I Sentieri di Ucronia, uscito con il titolo di Terre accanto. L'inizio del ventunesimo secolo sembra promettente per gli appassionati italiani di allostoria, dopo un lungo silenzio. Pensi che stia per nascere un genere?
Immagino che narrazioni di questo genere nascano soprattutto nei periodi di incertezza, quando una civiltà comincia a porsi delle domande su se stessa. Sempre più spesso ci chiediamo se veramente viviamo nel migliore dei mondi possibili, se il nostro stile di vita è l'unico concepibile, se la nostra cultura è la sola realmente universale. E allora, lo scrittore, che ha le antenne più lunghe e sensibili, crea dei romanzi in cui, almeno nella finzione, altre civiltà, altre visioni del mondo, altri sistemi di valori sostituiscono quelli che ci sono famigliari. Se mi è permessa un'auto-citazione, in Terre accanto, il primo episodio è ambientato in una Francia occupata sin dall'VIII secolo dagli arabi, e nella quale cristiani e musulmani cercano una difficile convivenza. Da notare che l'ho scritto dodici anni fa, quando non si parlava ancora molto di scontri di civiltà.
Detto questo, l'ipotesi di partenza è importante ma, come in ogni opera di tipo narrativo, conta moltissimo che il mondo ricreato sia ragionevolmente plausibile anche nei particolari: quindi occorre prestare attenzione agli "anucronismi", i personaggi devono essere coerenti psicologicamente con l'ambiente in cui vivono, e così via.
Dunque occorrono cura e filologicità. Come si fa però a non annoiare il lettore?
…e qui arriviamo al terzo punto, ossia la capacità di inserire il nostro lettore in questo mondo senza annoiarlo. Per fortuna, il passato - sia quello vero che quello inventato - è altrettanto interessante del presente, e forse anche di più. Per ambientare una storia in un mondo alternativo, non serve un affresco, basta una pennellata; ti faccio un esempio: se parlando di Parigi descrivo le casette bianche del quartiere cristiano che si stringono attorno alla piccola chiesa della città, e qualche riga più avanti accenno alla Grande Moschea, tutti hanno capito che in quel mondo sono i musulmani ad avere la supremazia. Se nel dialogo compare un numero sospetto di parole ebraiche anche dove ci attenderemmo dei termini di origine greca o latina, il lettore non ha bisogno di altri segnali per mettersi sul chi vive. L'accenno fugace ad una battaglia decisiva, mai nominata da alcun libro di storia, fornisce un indizio e così via.
Tu sei un autore piuttosto poliedrico: dalla saggistica storica, alla manualistica, alla passione per la narrativa fantastica. Dove lo trovi il tempo per coordinare tutte queste attività?
Come avrai visto dalla mia scheda, sono insegnante, e ogni tanto qualche collega, con un pizzico di malignità, mi chiede: ma dove lo trovi il tempo per scrivere, con tutto quello che c'è da fare? Io accetto di buon grado la punzecchiatura, anche se non mi sento affatto in colpa per questa mia passione. Quando però la stessa critica te la senti fare da gente che passa pomeriggi e sere ad un tavolino del bar, beh, allora rispondo che quei signori non conosceranno mai la gioia di svegliarsi alle sei di domenica mattina e tirare fuori zitto zitto il computer portatile, sapendo che hai due ore tutte tue per scrivere; oppure aspettare che tutti siano andati a letto per dare l'ultimo ritocchino ad un racconto…
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Giusto. Ma intendevo: come riesci a mettere insieme tante cose diverse?
In realtà, se ci pensi, tutto si tiene: un libro di filologia romanza ti aiuta a inventare una lingua mai esistita, un pettegolezzo su un imperatore romano ti suggerisce lo sviluppo di una trama, un filosofo più bizzarro degli altri ti dà lo spunto per un racconto fantastico... Quando ho creato, praticamente dal nulla, gli itinerari turistici per la mia città, Montagnana, mi sono reso conto di quanti misteri e segreti si celavano fra castelli e chiese di un centro minore; anzi, mi permetto di consigliare chi inizia a scrivere, di guardarsi un poco attorno, perché ogni città italiana nasconde qualcosa di interessante o magari inquietante.
Come nasce un romanzo di Alberto Costantini? Crei una scaletta, stabilisci un punto di divergenza ed elabori uno schema, oppure parti dai personaggi?
Il primo spunto nasce da una citazione, un'informazione, una notizia curiosa raccolta e immagazzinata: insomma, quasi sempre da altre letture; credo che sia un difetto - o un pregio - tipico di chi passa più tempo a leggere che a vivere. La trama, poi, procede e si infittisce mentre mi faccio la barba, mentre mi avvio verso scuola, finché taglio l'erba; intanto comincio a farmi un'idea dei personaggi, li metto nei pasticci e ve li tiro fuori, immagino qualche scena e qualche dialogo. Quindi inizio a battere le prime righe al computer. Da qualche tempo, mi capita sempre più spesso di partire con una scena del terzo o quarto capitolo, e costruirci il "prima" e il "dopo", proprio sulla base e in funzione di quell'episodio. Poi sai anche tu come vanno le cose; i personaggi sono tipi veramente impossibili: quello che doveva limitarsi a fare una breve comparsata e andarsene fuori dai piedi, ti diventa sempre più importante ed invadente; la fanciulla tenera e romantica si rivela una specie di Bradamante guerriera; un episodio di contorno si trasforma in un momento chiave: insomma, storia e personaggi ti prendono la mano, come quel tale che diceva: "sono io che comando, quindi vi seguo!".
Questo vale in generale. Ma ammetterai che le storie di altrotempo hanno una genesi tutta particolare…
Verissimo; qui il punto di partenza è facile, e sono gli storici stessi, con buona pace di nonno Hegel e di zio Benedetto (Croce), a suggerirti le ucronie giuste, con frasi buttate lì del tipo: "se a Maratona avessero vinto i persiani…" oppure: "se Alessandro Magno avesse invaso l'Italia…" e noi, da bravi scolaretti, li prendiamo sul serio, e iniziamo ad allontanare la nostra storia dalla storia dei libri di testo, prima impercettibilmente, poi con un effetto valanga. A questo punto, decidi di giocarti la credibilità, facendo entrare in campo la fantasia.
Poi ci sono le famose Leggi dell'Ucronia: le metto al maiuscolo perché così dà un po' l'idea delle Tavole della Legge. Parlacene un po'.
Eccole qua; sono leggermente diverse da quelle poste all'inizio di Terre accanto, ma ho tolto soltanto alcune lungaggini e pesantezze:
Le sei leggi dell'ucronia
1. LA SCIENZA HA DIMOSTRATO NON SOLO LA POSSIBILITÀ TEORICA, MA ANCHE L'ESISTENZA DEI COSIDDETTI MONDI PARALLELI O GEMINI MUNDI; PER SPIEGARE IL CONCETTO IN TERMINI SEMPLICI, POSSIAMO DIRE CHE QUI DOVE SIAMO NOI, E ADESSO IN QUESTO PRECISO ISTANTE, ESISTONO COSE E PERSONE CHE OCCUPANO LO STESSO SPAZIO E LO STESSO TEMPO NOSTRO, SOLO CHE NON SONO VISIBILI A NOI, COSÌ COME NOI NON LO SIAMO A LORO;
2. QUESTI MONDI HANNO AVUTO ORIGINE DAL NOSTRO, OVVERO SI SONO GEMINATI SPONTANEAMENTE DA UNA SUCCESSIVA BIFORCAZIONE; È QUINDI POSSIBILE CHE IN QUEI MONDI ALCUNI GRANDI FATTI DELLA STORIA UMANA NON SI SIANO VERIFICATI, OVVERO SIANO ACCADUTE COSE CHE NELLA NOSTRA REALTÀ NON SONO MAI SUCCESSE (GUERRE, CARESTIE, SCOPERTE SCIENTIFICHE, FENOMENI CULTURALI IN SENSO LATO…);
3. CAUSE E CIRCOSTANZE DI QUESTI SDOPPIAMENTI RISULTANO SCONOSCIUTE ALLO STATO ATTUALE DELLE RICERCHE;
4. IL RITROVAMENTO DI TESTI FRAMMENTARI FUORI DA UN QUALSIASI CONTESTO STORICO E LE TRACCE DI PERTURBAZIONI E ANOMALIE IN QUELLI INDIVIDUATI, HANNO PERSUASO LA MAGGIOR PARTE DEI RICERCATORI CHE L'ESITO PIÙ COMUNE DI TALI FENOMENI DI SDOPPIAMENTO È LA SCOMPARSA PURA E SEMPLICE DI QUESTI MONDI, IN TEMPI IMMEDIATAMENTE SUCCESSIVI ALLA LORO CREAZIONE;
5. IL PIÙ ANTICO DISTACCO DI UN GEMINUS CONOSCIUTO RISALE AL I SECOLO D.C.
6. ALLO STATO ATTUALE DELLE CONOSCENZE, SI ESCLUDE DI POTER SPOSTARE MATERIA DA UN UNIVERSO ALL'ALTRO, QUINDI SONO POSSIBILI SOLTANTO TRASMISSIONI DI IMMAGINI E SUONI.
Cosa ne dici?
Toglimi una curiosità: come mai non si verificano sdoppiamenti prima del I secolo?
Qui ho accolto un'obiezione nata, in origine, per negare fondamento alla "teoria dell'Eterno Ritorno": il sacrificio di Cristo, avvenuto attorno al 30 d. C., non poteva compiersi se non una sola volta nella storia; è quindi inammissibile, sul piano filosofico e teologico, una Redenzione a ripetizione, o peggio la creazione di mondi in cui il Figlio di Dio non si è incarnato, e i cui abitanti sono pertanto esclusi a priori dalla salvezza. Ho pertanto deciso di inserire questa limitazione… anche se poi le regole esistono per essere violate.
Al di là di questo, sono convinto che lo studio delle religioni, oltre ad essere importante in sé, fornisca non pochi spunti per l'attività letteraria. Le civiltà che si sviluppano nei miei mondi gemelli hanno una forte caratterizzazione religiosa.
Come mai questo interesse?
Non credo siano in molti, in giro, gli scrittori di fantascienza di impostazione cattolica; anzi, penso dovrebbero considerarci specie protetta, come il panda gigante. Il che non toglie che la mia visione del mondo non mi ha mai bloccato o ingabbiato, consentendomi anzi di seguire percorsi interessanti e abbastanza originali.
Veniamo a un tema che affascina molto gli allostorici. Quale potrebbe essere l'evento divergente, o controfattuale, che potrebbe permettere a uno Hitler parallelo di vincere la guerra?
Credo sia il banco di prova di tutti gli scrittori di ucronie e affini, e penso a romanzi come Fatherland, La svastica nel sole, Asse pigliatutto: a far vincere i nazisti si rischia la banalità, ma prima o poi tutti ci provano. Io ci ho scritto un racconto, tuttora inedito (Waffen SS), che si svolge su due piani: il narratore-protagonista racconta le sue imprese nell'Africa tedesca post-seconda guerra mondiale, e un gruppo di scienziati, da un altro "universo" dove di guerre mondiali non ce n'è stata manco una, cercano, a volte con risultati sconcertanti, di capire qualcosa del racconto che scorre sullo schermo del computer. Venendo alla tua domanda, per far vincere la guerra ai tedeschi ho dovuto sacrificare Hitler, togliendolo di mezzo alla fine del '41, ossia prima che iniziasse la fila catastrofica dei suoi errori militari.
Un'altra finestra per far almeno pareggiare la guerra sarebbe il fallimento dello sbarco in Normandia, seguito da un rapido sviluppo del programma nucleare nazista, che consentisse ai tedeschi di riequilibrare la superiore potenza di fuoco dei sovietici e degli alleati.
Generalmente gli allostorici fanno risalire i loro universi paralleli a un singolo evento deviante: va bene quindi, che so io, l'attentato che fa sparire Hitler, ma mettere in campo il fallimento dello sbarco in Normandia o lo sviluppo coronato dal successo per il programma nucleare nazista sono eventi in progresso che da soli valgono un intero romanzo controfattuale: stai pensando per caso a scriverci due libri?
Accetto la sfida. Giochiamo dunque un poco con la storia: se Hitler fosse morto (di malattia, visto che era piuttosto acciaccato) prima del '42, i generali tedeschi sarebbero riusciti ad imporre al suo successore una campagna di Russia più prudente ed elastica, che avrebbe provocato perdite immani all'Armata Rossa, salvaguardando inoltre le migliori divisioni tedesche. Va bene fin qui? Stalin avrebbe disperatamente richiesto agli anglo-americani l'apertura del fronte occidentale, minacciando, in caso contrario, una pace separata con i nuovi governanti tedeschi; lo sbarco in Normandia sarebbe stato bloccato da gente come Rommel e gli alleati ributtati a mare. Le informazioni dei servizi segreti avrebbero convinto gli scienziati tedeschi a lavorare seriamente ad un programma nucleare, per realizzare almeno una "bomba atomica sporca", da lanciare su New York grazie a… beh, vai avanti tu, se vuoi.
Ci penserò. A proposito: cosa ne pensi della polemica sul revisionismo che ha accompagnato le ucronie italiane sul fascismo?
Ne ho solo sentito parlare, quindi non mi azzarderei ad esprimere pareri prima di saperne qualcosa di più. So che i miei colleghi scrittori si divertono a inserire personaggi contemporanei in un'Italia post-fascista. Giochino simpatico e forse maligno, ma non mi ci sono mai cimentato.
Finora.
Mario Farneti ha mischiato il fantasy con l'ucronia. Ciò viola le leggi di Alberto Costantini?
Come ti dicevo, fatta la legge, scoperto l'inganno. In effetti, perché esistano folletti e la magia sia roba di tutti i giorni (hai presente Tre cuori e tre leoni oppure L'arma del caos di Poul Anderson?), si dovrebbero violare le mie leggi.
Ma come i miti ebraici extra-biblici parlano alcuni tentativi dell'Onnipotente di creare esseri umani prima di Eva, perché non immaginare un intero universo nato - che so? - ventidue miliardi di anni fa, con leggi fisiche totalmente diverse dalle nostre, e sopravvissuto come mondo parallelo?
È vero secondo te che oggi la fantascienza, ma anche la storia alternativa, sua parente stretta, per vendere hanno bisogno di travestirsi da giallo o da noir?
La mia storia personale, devo ammetterlo, è un po' anomala rispetto alla maggior parte degli scrittori di fantascienza. Sono stato un lettore appassionato negli anni '70, e mi sono divorato non solo i classici, ma in genere tutto quanto odorasse anche alla lontana di fantascienza. Poi, è subentrato un fastidioso senso sazietà, e me ne sono colpevolmente allontanato. Con il Premio Urania, ho ripreso a guardarmi attorno, come un astronauta che ritorni sulla Terra dopo un vagabondaggio tra le stelle, e mi sto affacciando su di un pianeta letterario per me semi-sconosciuto.
Non voglio comunque sfuggire alla domanda: lo schema del giallo è vincente, soprattutto perché è ormai perfettamente collaudato nei suoi meccanismi; pensa a quanti romanzi anche storici - storici si fondano su di un delitto, un detective, la ricerca del colpevole, il colpo di scena.
Cosa stai preparando adesso, e cosa uscirà di tuo in libreria a breve?
Dopo anni in cui ho pubblicato solo argomenti minori, per quanto dignitosi, ho ricevuto da una piccola Casa Editrice, i Fratelli Corradin di Urbana, per cui avevo lavorato, l'offerta di dare alle stampe il mio primo romanzo; in verità, loro si occupano prevalentemente di stampa periodica, testi d'arte o fotografici, storie locali, guide e simili, ma per me hanno deciso di fare un'eccezione.
A ovest di Thule, lo definirei un romanzo "mezzo-ucronico", dato che immagina il naufragio di una nave romana sulle coste dell'America; dico mezzo, perché, nella finzione del romanzo, l'avvenimento, per quanto insolito e sorprendente, non ha cambiato la storia come la conosciamo. È l'esempio classico che utilizzo con chi mi chiede cosa siano i romanzi di allostoria… Dicevamo dunque… ah, sì: il Premio Urania (e la successiva pubblicazione di Terre accanto) mi è capitato come una piacevolissima ma inattesa tegola sul capo, quando già avevo in stampa un giallo-fantascienza-storia-spionaggio (Gli eredi del Tempo). Troppa grazia! Nel 2004, poi, sono uscito con un breve romanzo storico (Lo stradiotto).
Lo so, me lo dicono tutti, che avrei dovuto dosare e distanziare le mie opere, ma al diavolo! Quando hai nel computer roba che aspetta da anni la sua occasione, vai in stampa e basta.
Di questi tempi sto ancora presentando in giro il mio Stradiotto, e poi vorrei dedicarmi a raccogliere i racconti sparsi in una specie di antologia. Vedremo. Mi piacerebbe anche partecipare a qualche altro concorso letterario; non ho molte esperienze in merito, e non conosco l'ambiente, ma temo che, al di là di pochi e limitati circuiti, il genere avventura non venga valutato con molto interesse dalle commissioni.
Spero di sbagliarmi.
Bibliografia di Alberto Costantini:
A ovest di Thule
, romanzo storico pubblicato nel febbraio 2003 dalla casa Editrice F.lli Corradin di Urbana (Pd). (*Premio Atheste 1993 2° Classificato romanzi inediti);
I sentieri di Ucronia
, pubblicato nel novembre 2003 dalla Casa Editrice Mondadori su Urania, col titolo Terre accanto. Vincitore del Premio Urania 2003.
Gli eredi del tempo
, edito nel 2003 dalla Casa Editrice F.lli Corradin di Urbana.
Lo Stradiotto
, edito nel 2004 dalla Casa Editrice F.lli Corradin di Urbana.