Le cronache ucroniche di Giampietro Stocco
Google


   CHI SONO
   RECENSIONI
   ALLOSTORIA
   ARCHIVIO
   LETTURE
   LINKS
   CONTATTI
   IL BLOG

Adesso parlo io

  • Dopo essersi già affermato nel 2003, Alberto Costantini ha vinto anche l'edizione 2005 del Premio Urania, con il romanzo More cadentis stellae. Stavolta, però, è polemica tra gli appassionati di fantascienza. E Alberto risponde a modo suo.

  • Alberto Costantini, anzitutto complimenti vivissimi per il bis all'Urania. Vedi che ti ha portato bene la precedente intervista?

    Hai ragione: ma le coincidenze non sono quasi mai casuali.

    Vinci ancora l'ambito premio fantascientifico con una sintesi tra un romanzo storico e un romanzo di fs.

    Se ci pensi, la fantascienza ha sempre attinto dalla storia: ad esempio, quando si trattava di modellare la struttura degli imperi galattici, dove andavano a cercare spunto i grandi scrittori? Aggiungiamo i viaggi nel tempo, le ucronie, le bizzarre interferenze fra passato e presente (o addirittura futuro), i mondi antidiluviani… se mi rivolgessi a un pubblico generale mi azzarderei a proporre qualche esempio in proposito, ma dato il tipo di lettori della tua rivista, rischierei di offenderli.

    Come nasce questo libro?

    Il povero medioevo, nonostante tutte le rivalutazioni, è ancora bistrattato da troppa gente che si ostina a popolarlo di folle superstiziose a caccia di streghe, esecrabili eresie, ipocrisia religiosa, violenza feudale. Io sono del parere, invece, che quei nostri antenati fossero individui molto razionali, intelligenti, a volte persino spregiudicati, e che quindi, di fronte ad un qualcosa piovuto da un inimmaginabile “altrove” avrebbero reagito dando fondo a tutte le sue risorse materiali, morali, intellettuali, per venirne a capo.

    Puoi anticipare qualcosa del romanzo senza entrare nel dettaglio della trama? Cerca di intrigarci un po'...

    Non bastava il terribile terremoto del 1301 che provocò uno scuotimento che durò ininterrotto per settimane e mesi, né l’eclissi del 1300, i contadini e pastori che abitavano la squallida Palude insistono di aver visto “qualcosa”precipitare. Finalmente, nel 1303 Bartolomeo della Scala signore di Verona invia una missione con tre dotti e un cavaliere, per indagare in merito. La sconvolgente relazione di quegli antichi studiosi viene ritrovata nell’Ottocento, e un gruppo di archeologi decide di riprendere le indagini, che sono interrotte dallo scoppio della guerra del 1866. In piena seconda guerra mondiale, una spia americana viene paracadutata nella zona per capire cosa stiano realmente cercando i nazisti tra i campi della Bassa… che ne dici?

    Ambientazione locale, dunque?

    Perché no? Cos’ha in più la Providence di Lovecraft, che non abbiamo anche noi in Italia?

    Hai scelto un titolo in latino. Secondo te sarà cambiato?

    More cadentis stellae “come stella cadente”; è una definizione data dallo storico medioevale Rolandino, parlando di certi oggetti misteriosi che solcavano il cielo, provocando non pochi dubbi e timori. Personalmente lo trovo suggestivo, ma Lippi sa quello che fa, e se deciderà di cambiare il titolo, lo farà certamente a ragion veduta.

    La tua vittoria prima con una serie di ucronie e adesso con un romanzo che mischia la storia alla fantascienza dimostra che le frontiere tra i generi sono labili. E' vero secondo te?

    Più che labili, sono frontiere mobili, nel senso che ogni periodo, ogni “scuola” della fantascienza stabiliscono di volta in volta quali ne sono i limiti. Non entro negli orticelli altrui e mi limito al mio: in Terre accanto, non c’era solo la parte “storica”: vi era un tentativo di dare una veste almeno para-scientifica agli sdoppiamenti di universi. Allo stesso modo, in More cadentis stellae il tema della Cosa-venuta-da -un-altro-mondo non cessa di essere fantascientifico per il fatto che non si svolge nel 2006.

    Fantascienza italiana, nuove frontiere. Ti senti un battistrada?

    No, nel modo più assoluto. Come ti dicevo, mi muovo su di un terreno già ampiamente dissodato da altri.
    Chi è stato il primo a congratularsi con te?

    Mia moglie, visto che è stata lei a ricevere la telefonata di Lippi. Come l’altra volta, del resto. Mi trovavo a scuola, e le mie alunne stavano terminando la Terza prova. Mi sono avvicinato a due di loro, che avevano partecipato a tutte le lezioni del corso di scrittura creativa, e ho sussurrato: «sapete che ho rivinto il Premio Urania?» Beh, non sarà stato esattamente come dire «sapete che Lippi (l’altro) mi ha convocato per sostituire Nesta», ma credo siano state loro le prime a complimentarsi.

    Come giudichi le polemiche che hanno accolto la tua vittoria nel mondo della fantascienza?

    Probabilmente sono un po’ paranoico, letterariamente parlando, ma ho avuto la sgradevole sensazione dell’intruso capitato per sbaglio fra gli addetti ai lavori. Colpa mia che non ho fatto nulla o poco per farmi conoscere o per spiegare le mie scelte. Escludendo i legittimi “non mi è piaciuto”; “solita roba” e simili, ai quali posso solo replicare “mi dispiace”, le polemiche sul precedente romanzo riguardavano prevalentemente il fatto che Terre accanto potesse definirsi appunto un romanzo, visto che metteva insieme quattro episodi distinti. Come tutte le critiche fondate su qualcosa, la accetto, ma vorrei sommessamente osservare che, se dovessimo eliminare dal novero dei romanzi tutte le opere che mettono insieme diversi fili narrativi, intrecciandoli o ponendoli in sequenza, dovremmo recidere più teste di Robespierre. Se poi si dice che sono “scritti male”, faccio notare che ho letto qualcosina anch’io, nella mia vita, e che sono dotato di uno spirito autocritico addirittura corrosivo, per cui, se mi sono permesso di partecipare al Premio Urania e per giunta di vincerlo, vuol dire che, in coscienza, ero persuaso di aver scritto due buoni romanzi. A meno che, il problema non sia un altro…

    Ossia?

    Che l’obiettivo delle critiche non sia tanto il sottoscritto, quanto il Premio Urania in sé, ma in questo caso, come dice un personaggio del mio romanzo “mi ritiro in buon ordine”.

    Tu sei un autore di fantascienza atipico. Hai mai pensato di adeguare la tua prosa al mercato per ottenere una più facile pubblicazione?

    Il mercato è la somma dei desideri, delle aspirazioni, delle esigenze di migliaia di persone diverse, che acquistano un romanzo per trovarvi qualcosa insieme piacevole e interessante, tanto meglio se ben scritto. È pensando a questo pubblico che creo le mie storie, e se un mio romanzo è letto altrettanto volentieri dal manager e dal ragazzo di seconda media, io il mio scopo l’ho raggiunto. Il che naturalmente non vuol dire che non cerchi sempre di imparare e di migliorare.

    Adesso che sei nell'Olimpo dei bivincitori dell'Urania credi che la tua vita cambierà?
    No, non credo.



    home