Le cronache ucroniche di Giampietro Stocco
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Creatore di mondi

  • Dario de Judicibus è nato a Brescia nel 1960. E' giornalista, scrittore di saggistica e narrativa, consulente di informatica e strategia aziendale, impegnato in campo sociale. Laureato in fisica nel 1984 è entrato nel 1986 in IBM, dove ha lavorato come consulente. Si è occupato di metodologie di soluzione dei problemi e processi decisionali. Dopo una serie di ricerche nel campo del riutilizzo del software e della tecnologia di programmazione orientata agli oggetti, si è dedicato allo studio delle metodologie di condivisione della conoscenza ed è diventato esperto di gestione della conoscenza (Knowledge Management). Ha tenuto diverse conferenze presso università e istituti di ricerca italiani.

    Altri dettagli al link di Wikipedia , oppure sul sito personale dell'autore.

    Del fantasy spesso si dice che si tratta di libri per bambini. Tuttavia La lama nera, che è il tuo primo romanzo e anche il primo volume di una trilogia, è un'opera a tratti piuttosto cruda. A che cosa ti sei ispirato?

  • Facciamo un viaggio nel tempo. Ci troviamo intorno a un fuoco, in quella giungla rigogliosa che è oggi il deserto del Sahara. Un vecchio sta raccontando. Lo fa con ampio gesticolare, giocando con la voce e l'espressione in quello che è il precursore di una rappresentazione teatrale. Davanti a lui, uomini, donne e bambini. Racconta di come il Grande Elefante abbia creato il mare da un'orma lasciata nella terra, poi riempita con le sue lacrime, di un grande cacciatore che da solo uccise il Cervo dalle Lunghe Corna e sfamò così ben dieci tribù, di una vergine coraggiosa che, data in sacrificio a un demone che minacciava il suo villaggio, prima lo sedusse e poi gli tagliò la testa. Dèi, eroi, miti di ogni genere: questa è l'origine della fantasy. Non era per bambini, non era per adulti, ma per tutti. Poi, con il tempo, alcuni miti diventarono semplici favole, altri racconti cavallereschi, altri ancora pellicole cinematografiche piene di effetti speciali, ma i contenuti non sono poi cambiati di molto. Se andiamo a leggere con attenzione le versioni più antiche delle favole per bambini a noi care, non è difficile rendersi conto di come siano particolarmente crude. Violenza, egoismo, cattiverie, odio e invidia la fanno da padroni almeno quanto intelligenza, spirito di sacrificio, amore, onestà. Le favole preparavano i bambini alla vita, e la vita non è mai stata particolarmente benevola, soprattutto con i più poveri, che poi erano la maggioranza fino a un paio di secoli fa, forse meno, nei Paesi cosiddetti civilizzati, e lo sono tuttora nella maggior parte del mondo. In Italia la narrativa fantastica è arrivata tardi, ed è arrivata soprattutto nel segmento della letteratura per l'infanzia. È la conseguenza di un sistema che contrappone la cultura dell''intrattenimento a quella dell'impegno sociale, quasi che solo se impegnato sul piano sociale un libro, un film, una canzone, possano considerarsi vera arte. Tutto ciò che diverte, interessa, e comunque non comporta necessariamente un messaggio, è ghettizzato e discriminato, a meno appunto che non venga giustificato dall'accezione "per l'infanzia". Nel mondo anglosassone non è così: la fantasy per adulti è una letteratura di tutto rispetto, come lo sono d'altra parte la fantascienza, l'horror, il thriller. È quindi un problema culturale, come un problema culturale è una certa dose di esterofilia della quale purtroppo è ammalato il nostro Paese, e che penalizza l'autore italiano, anche bravo, rispetto a quello straniero. Tornando a "La Lama Nera", a cosa mi sono ispirato? In gran parte al nostro Medioevo, alla Storia, anche a quella Moderna e Contemporanea, a studi di sociologia e antropologia. La vera ispirazione di una buona trama fantasy, a mio avviso, è la realtà. Poi, ovviamente, c'è una certa dose di Mitologia, soprattutto Celtica, ma anche Germanica e persino Mediterranea, e un pizzico di invenzioni del tutto originali scaturite dalla mia fantasia, ovviamente. Ma le storie raccontano di persone, innanzi tutto, poi di eventi, piccoli e grandi. È questo che fa la storia, non gli effetti speciali, gli incantesimi e i grandi atti di eroismo tipici dell'epica.

    Nella tua prefazione parli anche di autori di fantascienza come Vance e Farmer. Può esserci rapporto tra fantasy e fantascienza?

    Io amo parlare di narrativa fantastica. La differenza fra fantascienza e fantasy è che la prima è più orientata alla tecnologia e al futuro, la seconda alla magia e al passato. Ma in fondo cos'è la magia se non una forma di tecnologia? Non sono forse oggi gli scienziati visti ogni tanto come maghi, o più spesso come stregoni? La nostra società ne è un esempio: gente che usa quotidianamente il telefonino e Internet per contattare sedicenti maghi che possano toglier loro una presunta fattura o garantire fama, fortuna e amore. Viviamo un medioevo tecnologico, dove l'astronauta che va sulla Luna fa gli scongiuri prima di partire. Se andiamo a leggere autori come Anne McCaffrey o Poul Anderson, la commistione fra fantasy e fantascienza è evidente. D'altra parte anche una produzione fantascientifica per eccellenza, come Star Wars, ha notevoli analogie con aspetti di natura essenzialmente fantasy. Basti pensare che i Jedi sono cavalieri e che la loro spada, seppure laser, sempre una spada è. La Forza, poi, non è altro che una versione tecnologica della magia, tanto che quando ne La Minaccia Fantasma, George Lucas si inventa i Midi-Chlorians, molti fan della serie si sono rivoltati, perché la vera forza della Forza era proprio il suo aspetto mistico-spirituale.

    Nella stessa prefazione parli di un sistema solare costruito ex-novo e ad hoc. Come hai fatto?

    Con tanta pazienza. Seriamente: mi sono rivolto ad esperti, trovati e contattati via Internet. Una società è fortemente influenzata dai fattori ambientali, non solo negli aspetti pratici della vita, come l'agricoltura, ma anche in quelli spirituali. Le eclissi, le fasi lunari, le costellazioni, sono tutti elementi che concorrono allo sviluppo culturale di una civiltà. Provate a pensare a un mondo senza stelle, ad esempio, o ad uno con due soli. Costruire quindi un certo sistema stellare piuttosto che un altro, avrebbe condizionato tutta la storia, e di questo ero cosciente. Per questo ci ho lavorato su molto. Una volta definiti determinati fattori, tutti gli altri sono stati conseguenti, in quanto ho mantenuto le regole della fisica che conosciamo. Quindi, ad esempio, le lune si sono stabilizzate da sole mostrando sempre la stessa faccia verso il pianeta su cui si svolge la storia, esattamente come la nostra Luna. Non l'ho deciso io: è una conseguenza diretta della fisica dei corpi. Inoltre dovevano essere abbastanza distanti fra loro, per evitare complicazioni che avrebbero portato di nuovo all'instabilità del sistema. Alla fine ho usato un programma di simulazione chiamato Celestia per visualizzare il sistema che avevo creato. Da lì, poi, sono passato alla definizione del calendario, fondamentale ai fini della storia. Ci ho messo un mese, quasi, per disegnarlo. Contemporaneamente ho utilizzato la tettonica a zolle per posizionare le due masse continentali, identificare i punti di faglia, così come dove mettere le catene montuose. La climatologia mi ha aiutato a capire dove sarebbero finiti i bacini idrografici, mentre lo studio dell'orografia e il posizionamento del continente in termini di latitudine, mi ha aiutato a dare a ogni regione caratteristiche climatiche ben precise. È stato un lavoro immane e sicuramente avrò commesso degli errori, che spero risultino tali solo ai più esperti, tuttavia. L'importante è che il lettore possa contare su un mondo in qualche modo "reale", coerente, anche perché intendo sfruttarlo al massimo, scrivendo una seconda e forse una terza trilogia ambientata su Reta e magari anche dei singoli racconti. È per questo che ho identificato fin dall'inizio le caratteristiche delle varie etnie, le lingue e gran parte delle religioni.

    È più facile scrivere un libro fantasy per chi è appassionato di giochi di ruolo?

    Dipende. Credo che buona parte del lavoro di preparazione che ho fatto sia il risultato dell'aver ricoperto il ruolo di narratore (master) di GdR per oltre 12 anni. Più che il giocatore, è chi crea l'ambientazione e la storia che ha bisogno di lavorare parecchio per dare al tutto una struttura coerente e giocabile. Tuttavia c'è un rischio: una cosa è scrivere un'avventura per un gioco, una cosa scrivere un romanzo di fantasy. In un gioco, parti dal presupposto che buona parte della storia in realtà sarà la conseguenza di come giocheranno i vari partecipanti. Più saranno bravi a calarsi nei personaggi, più interessante sarà il gioco. In un romanzo, qualunque romanzo, non solo di narrativa fantastica, bisogna lavorare molto sui fattori umani, sui caratteri, sulle interrelazioni personali. Faccio un esempio banale: a me piace scrivere, e quindi cerco di scrivere un buon italiano, corretto sul piano grammaticale, scorrevole su quello stilistico. Se poi ci sono riuscito o meno lo dovranno giudicare i lettori. Tuttavia, è molto difficile per me, proprio per questo, scrivere in modo rozzo e sgrammaticato. Eppure alcuni personaggi devono parlare così. Non è verosimile che un contadino analfabeta si esprima come un dignitario di corte. Hanno culture, conoscenze, esperienze differenti. È un po' come per un buon cantante provare a stonare di proposito: molto, molto difficile. Questa è una delle sfide che ho dovuto affrontare e che in un GdR non capta spesso di dover affrontare.

    Ti piacciono di più i GDR classici o quelli per computer?

    Sicuramente quelli classici. I computer sono macchine eccezionali, estremamente utili, tanto da modificare addirittura il modo nel quale si scrive, rispetto alla vecchia macchina da scrivere che usavo da ragazzo. Hanno tuttavia un limite: sono appunto macchine. In un gioco, l'aspetto più intrigante, più interessante, è proprio l'imprevedibilità e l'irrazionalità del giocatore. Una macchina non sbaglia, una persona sì. E i miei personaggi sono esseri umani, quindi sbagliano, si confondono, fanno immani sciocchezze, a volte sono seri, a volte divertenti, si arrabbiano e piangono. Non è quindi possibile ricondurli ai personaggi di un GdR per computer, dove pochi parametri di forza, intelligenza e abilità varie sono sufficienti ad impostare il gioco.

    Prima Licia Troisi, poi Milena Debenedetti, adesso tu: può esserci una scuola italiana per il fantasy?

    Tre persone, che tra l'altro hanno stili di scrittura diversi, non fanno una scuola. È ancora presto per parlare di scuola italiana. Per il momento, il primo obiettivo dovrebbe essere di far uscire la fantasy dalla nicchia degli appassionati per portarla sugli scaffali delle case di tutti gli italiani, così come non sono stati solo gli appassionati ad andare a vedere il Signore degli Anelli al cinema. Ma per fare questo, noi scrittori italiani, abbiamo bisogno soprattutto della collaborazione dei distributori e dei negozianti. Se entrate in una libreria e l'autore americano ha una decina di copie in vetrina e una trentina su un tavolo proprio all'ingresso, mentre quelle dell'autore italiano sono solo tre, infilate in mezzo alle altre in uno scaffale rasoterra, dubito che la fantasy italiana potrà mai decollare.

    Quanto ha risentito secondo te l'editoria italiana con l'avvento di Internet? E' più facile pubblicare o no?

    Non credo che oggi sia più facile pubblicare di ieri, se per pubblicare si intende ottenere un contratto di pubblicazione per la corresponsione dei diritti d'autore. Ovviamente chiunque può scrivere un libro e distribuirlo gratuitamente in rete, ma non necessariamente questo attira l'attenzione degli editori e porta in seguito alla pubblicazione di un manoscritto attraverso i canali convenzionali. Tutti gli scrittori, anche quelli più famosi, in America come in Italia, hanno iniziato a scrivere come doppio lavoro. La Andrè Norton, una delle mie preferite, da poco scomparsa, è riuscita a diventare scrittrice a tempo pieno solo dopo molti anni, durante i quali ha svolto diversi lavori, tra i quali la bibliotecaria. La stessa Rowling, oggi milionaria, ha venduto il primo volume della saga di Harry Potter per mille sterline. Per scrivere un buon romanzo ci può volere un anno e più, specialmente se si deve lavorare per vivere, e con mille sterline ci paghi giusto l'affitto per qualche mese. D'altra parte quello di poter scrivere a tempo pieno è il sogno di tutti gli scrittori, e in questo la Rete serve a poco. Ancora oggi, per farsi conoscere e avere successo, fanno di più dieci minuti in un talk-show, anche in seconda serata, che due anni a promuoversi attraverso Internet.

    Qual è il personaggio de La lama nera a cui sei più affezionato?

    Non mi affeziono ai miei personaggi, altrimenti non potrei creare loro tutti quei problemi che devo escogitare per dare dinamismo alla storia, e magari pure ucciderli, a un certo punto. Scherzi a parte, credo che un buon professionista debba mantenere un certo distacco rispetto alla storia che scrive, così come deve fare un medico rispetto a un paziente o un consulente nei confronti di un cliente. Innamorarsi di un personaggio è pericoloso. Si rischia di avere delle preferenze, di facilitarlo rispetto agli altri, creando incoerenze e situazioni poco verosimili. Insomma, la classica situazione in cui quattro dell'Enterprise devono scendere su un pianeta sconosciuto: il Capitano, l'Ufficiale Scientifico, il Capo della Sicurezza, e un disgraziato che nessuno ha mai visto nelle puntate precedenti. Indovinate un po' chi è che ci lascia la pelle?

    Scrivi che tua figlia è una grande appassionata di letture. Che ne pensa de La lama nera?

    Ha iniziato a leggerlo da poco. Non è un libro adatto a una bambina di undici anni, anche se sia sul piano dell'educazione sessuale che sugli eventi della vita ha una preparazione maggiore di quella di molti coetanei. Ritengo infatti che sia importante educare i bambini ad affrontare la realtà, senza nasconder loro nulla. Tuttavia, quando mia sorella, che è ancora più prudente di me, ha autorizzato suo figlio, che ha solo dieci anni, a leggere il mio romanzo, dopo che questi le aveva detto "Mamma, guarda che io queste cose le so già, non ti preoccupare.", ho deciso di permettere anche alla mia bambina di leggerlo, cosa che ha fatto subito, dato che è una divoratrice di libri sin da piccola. Qualche giorno fa - aveva già letto circa a un terzo del libro - le ho chiesto: "Allora, cosa ne pensi finora?" La risposta? "Proprio bello, papà. Non sembra neanche che l'abbia scritto tu!" L'ho preso come un complimento. Ora spero solo che tutti gli altri miei lettori siano un po' più teneri con me.

    E dopo La lama Nera cosa uscirà di tuo in libreria?

    Ovviamente il secondo e il terzo volume del ciclo. Il secondo si intitolerà «Le Orde dell'Oscurità» ed è già stato annunciato nelle ultime pagine del primo volume. Ormai sto scrivendo l'ultimo capitolo, e ritengo di potere consegnare all'editore una bozza finale, rivista, per i primi di settembre. Il terzo... beh, per ora non ve lo dico. Un minimo di suspence è d'obbligo. Nel frattempo, un altro editore mi ha chiesto di pensare a un libro sull'XML, basato sugli articoli che ho scritto dal 2003 al 2005. Inoltre ho in mente già una seconda trilogia, sempre ambientata su Reta e nel cassetto ho ancora una serie di romanzi di fantasy per ragazzi che prima o poi riproporrò a qualche editore. In effetti ho più materiale nel cassetto che tempo per lavorarci sopra...

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