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Da traditore a Migliore

  • Durante la sua carriera di romanziere, critico, storico e docente universitario, lo scrittore satirico russo e dissidente Jurij Druznikov è stato definito un po’ in tutti i modi, da”traditore della patria” al “Miglior portavoce del teatro di Bibiena al Festival letterario di Mantova”. E’ un uomo di lettere con qualche idiosincrasia. Di sicuro è un uomo di spirito. E’ anche l’autore internazionalmente riconosciuto di diversi libri. In Italia ha esordito per i tipi di Barbera Editore con Angeli sulla Punta di uno spillo; un romanzo che è stato inserito dall’Università di Varsavia fra i migliori della Russia nel XX secolo e che ha ricevuto dall’UNESCO il riconoscimento di miglior romanzo contemporaneo tradotto. Bandito nel suo paese per quindici anni, Jurij Druznikov è sopravvissuto allo stalinismo, alla censura e alla persecuzione del KGB prima di emigrare in USA nel 1998. Adesso insegna all’Università della California e vive a Davis con la moglie Valerie. Hanno due figli ormai adulti. Jurij è anche vicepresidente del Pen Club International – sezione scrittori in esilio. Il suo ultimo romanzo è stato tradotto in Italia sempre da Barbera col titolo di Là non è qua. Ecco l’intervista con un autore atipico, che al suo carnet ha anche testi di fantascienza.



  • Là non è qua, ora tradotto in italiano, è una straordinaria galleria di personaggi. Ci sono anche delle storie vere?

    Io sono un romanziere. Ciò significa di solito che chi mi legge può imbattersi in 50 personaggi, uno collegato all’altro, suddivisi per 500 pagine, come nel mio Angeli sulla punta di uno spillo. Ho vissuto metà della mia vita in Unione Sovietica e l’altra metà in America. Il mio nuovo Là non è qua contiene brevi racconti aneddotici in cui emerge che sia in Russia, sia in USA mi sono imbattuto in personaggi così comici o strani che ci si poteva costruire una novella per ciascuno. Insomma, l’idea era scrivere un libro da poter leggere in treno o in auto mentre aspetti la ragazza, per poi raccontarle qualcuna di queste storie. Certamente, le storie sono vere, ma l’humour proviene dalla vita, come può essere estratto da una tazza di caffè espresso. E a me piacciono entrambe le cose: le storie e il caffè espresso.

    Quanto vicino ti senti alla letteratura russa classica, o allo stile di Gogol’?

    Chiedi allo scrittore chi sia un filologo professionista come, per esempio, Umberto Eco - nonostante io e lui si sia profondamente differenti. Io insegno letteratura russa del XIX secolo e ho pubblicato svariati libri sull'argomento - inclusi "Miti Russi: un analisi scettica del passato letterario" e una trilogia sull'iconizzazione politica di Pushkin in Russia. Per me la letteratura russa di quel periodo è una sorta di crogiolo basilare che contiene lo spettro completo delle letterature europee del XIX e del XX secolo. E spero di stare costruendo la mia personalissima finestra sulla letteratura del XI secolo. Quanto a Gogol’, lo amo: era genio due volte perché a malapena riuscì a conseguire il diploma. Io invece ho avuto molti maestri: L’”arrabbiato” russo Saltykov-Schedrin, che disse che “ viviamo tanto meglio quanto più soffriamo”, poi Mark Twain, Ambrose Bierce, Mikhail Bulgakov, Chesterton…

    Alcune delle tue storie sembrano di genere fantastico. Ti senti vicino a questo tipo di ispirazione?

    Se apri la mia opera omnia pubblicata in America al volume 6 troverai delle storie di fantascienza, mistiche e fantastiche, con personaggi da mondi sconosciuti. All’epoca ero giovane e sperimentavo. Ora ho bisogno di situazione fantastiche con personaggi reali da calarvi dentro, come in una pozza di paradosso o esagerazione, e vedere che cosa succede.

    Conosci gli scrittori italiani? Quale di loro potrebbe assomigliarti di più?

    Cinquant’anni fa a Mosca, quando ero studente, scrissi su Giuseppe Parinii. Gli studi compiuti in Russia, anche ai tempi dell’URSS, sulla letteratura italiana sono sempre stati seri e approfonditi, anche se i censori parlavano all’epoca di “letteratura borghese”. Più avanti negli anni certo non potevo aspettarmi di ripercorrere gli stessi passi di Giuseppe Parini. Come lui, sono stato insegnante, editore di giornale, poeta, e quindi professore universitario. Il fato! Quanto agli italiani, amo l’ironia di Calvino nei suoi racconti brevi. Entrambi abbiamo scritto saggi critici sulla letteratura negli anni ’80. Sono stato vicino a Melania Mazzucco per via del suo romanzo Vita, in cui si parlava di problemi di immigrazione negli USA. Poi, Primo Levi: per me è stato importante confrontare le sue storie di sopravvivenza con alcune reminescenze dei miei personaggi, come per esempio i “zek” sovietici, cioè i prigionieri. E come Leonardo Sciascia critico la corruzione. Devo dire di essere stato aiutato dalle traduzioni inglesi delle opere italiane, tutte di ottimo livello.

    Sei stato finalmente tradotto anche in italiano. Pensi che il tuo sense of humour possa essere capito qui da noi?

    Lo scorso anno sono stato invitato a parlare al teatro Bibiena al Festival letterario di Mantova. C’erano 700 persone, e hanno riso per due ore. Direi quantomeno che l’humour è radicato tanto nei miei geni, quanto in quelli degli italiani.

    Humour, letteratura e società possono essere collegati e influenzarsi a vicenda. In che modo?

    Le influenze sono sempre rischiose. Da parte mia, io me la rido dei miei amici come dei leader politici. I miei lettori ne sono felici, ma i miei amici finiscono per non chiamarmi più al telefono e i leader politici non mi invitano più a fare conferenze ai loro incontri. Mi chiedi se uno scrittore può cambiare la realtà con le sue opere? Oggi come oggi, in un mondo che è interessato più che altro all’ultimo modello di frigorifero e dove la gente ha sempre meno tempo di leggere e pensare? Ero solito pensare che uno scrittore non può cambiare questo stato di cose. C’era un mito socialista: la letteratura può creare un uomo nuovo in un’epoca nuova. E il risultato è stato solo negativo. Sono arrivato a una conclusione primitiva: Ho pensato qualcosa che poi ho scritto, tu la leggi, se ti è piaciuta ne hai tratto vantaggio, se no, no. Ogni scrittore che si rispetti ha il suo circolo di lettori, amici o parenti lontani. Recentemente, però, gli studenti si sono messi a leggere il mio nuovo romanzo picaresco-satirico – è in inglese, ma verrà tradotto anche in Italia –Madonna dalla Russia, o una corona d’oro per la mia ragazza. A causa di quello che ho scritto, ho subito la contestazione di alcune studentesse, sia i n forma di protesta, che di saggi critici. Alla fine, però, ci siamo influenzati a vicenda: la contestazione è rientrata, e anziché venire in classe in pigiama, le ragazze hanno ripreso a vestirsi normalmente. Posso dire di avere influenzato la realtà?

    USA e Russia. Pensi che i due paesi siano così differenti?

    Dedico a entrambi la mia satira e le mie risate. La percentuale di idioti è la stessa nei due paesi. Non conosco le statistiche sugli alcoolisti , so solo che in America stanno a casa, in Russia dormono per strada. Tuttavia, più a lungo vivo in USA, e ormai sono vent’anni, più spicca la differenza. La Russia è ancora uno Stato di polizia. Il cosiddetto “Partito del KGB” manipola il paese. E per ottenere stabilità e democrazia penso che la Russia dovrà aspettare dai 50 ai 100 anni di lento sviluppo.

    Il miglior aspetto degli USA secondo te.

    La mia indipendenza in questo paese. In California, come puoi vedere in Là non è qua, nessuno controlla ciò che dico o scrivo.

    Il miglior aspetto della Russia, sempre secondo te.

    Una profonda storia culturale in diversi periodi, come l’Età Argentea all’inizio del XX secolo, il fiorire di arte, letteratura e musica di livello mondiale. Alcuni filosofi stranieri dicono che c iò fu possibile anche alla pressione politica e al totalitarismo, che questi fattori crearono un substrato. Tuttavia io preferisco una democrazia reale come in USA o in Italia.




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