Le cronache ucroniche di Giampietro Stocco
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Ragione e sentimento

  • Lanfranco Fabriani è nato a Roma nel 1959. Il suo esordio nel campo della fantascienza risale al 1978 con la partecipazione alla sua prima convention a Ferrara. Il suo primo racconto, "Studio in grigio" viene pubblicato nel 1982 sulla fanzine The Time Machine. Nel 1984 è stato finalista alla VI edizione del premio Mary Shelley con il racconto "Ancora nelle nostre ceneri" ed è stato premiato come miglior esordiente. Negli anni tra il 1982 e il 1987 ha pubblicato diversi racconti sulle fanzine The Time Machine, Vox Futura, Thx 1138, The Dark Side. Dal 1997 è redattore di Delos, dove tra l'altro ha curato i numeri speciali dedicati a "Ucronia" e "Il viaggio del tempo". Su Delos ha tenuto inoltre la rubrica "Tesori di Bancarella" e tiene attualmente la rubrica "The Profiler", dedicata a dei profili di scrittori di fantascienza. Nel 2001 ha vinto il premio Urania con il romanzo Lungo i vicoli del tempo. Nel 2004 sulla rivista Robot, ha pubblicato il racconto "Passaggi incrociati" che ha vinto il premio Italia nel 2005 per la categoria "Racconto su pubblicazione professionale". Sempre nel 2005 ha vinto nuovamente il premio Urania con il romanzo Nebbie del tempo, che nel 2006 si è classificato primo al Premio Italia nella categoria romanzo.


    Lanfranco, tu hai vinto per due volte il Premio Urania con romanzi che affrontano il tema dei paradossi temporali e dei viaggi nel tempo. Credi che sia ancora questa una delle frontiere fantascientifiche che più accendono l'immaginazione?


  • Mah, non so se in realtà questa sia veramente una frontiera che accenda l'immaginazione, e soprattutto se lo faccia più di altre. Io vedrei il viaggio nel tempo come un fatto puramente strumentale. Insomma, da un punto di vista narrativo, o stai fermo in una situazione, in una società, o ti muovi nello spazio o ti muovi nel tempo. Forse è vero, ma è del tutto da verificare, che rispetto al passato oggi ci si muova un po' meno nello spazio. Credo però che per il lettore cambi poco o nulla, quello che vuole è soprattutto una storia che lo appassioni. Naturalmente, poi starà all'autore decidere, in base a ciò che vuole dire, se muoversi in un modo o nell'altro. Certo, se riesci a incardinare passato e presente e questi riguardano il lettore è un conto, altrimenti penso che il viaggio nel tempo sia un tema come tanti.

    Ci si stupisce oggi quando si legge ciò che in un passato anche recente bastava per accendere l'immaginazione del lettore di fantascienza - vedi le saghe spaziali di Edmond Hamilton, ma anche le epopee di Jim DiGriz e Miles Vorkosigan. Oggi sembra invece che si debba per forza essere "scientificamente attendibili", o quantomeno verosimili - vedi Il Quinto Giorno. Sei d'accordo?

    No. Ci sono autori che sentono questo bisogno di verosimiglianza e autori che se ne infischiano altamente. Direi che tale bisogno nasce più che altro nel momento in cui non si riesce a far sospendere il principio di incredulità al lettore. E non è un caso che le storie del passato che tu citavi attraggano il pubblico ancora oggi. Evidentemente il lettore è più che disposto ad ascoltare storie inverosimili, basta che gli forniscano stimoli sufficienti a non guardare in controluce la trama. Se l'azione è serrata o se le cose che vengono dette sono interessanti, ben difficilmente il lettore si metterà a discutere sulla verosimiglianza delle situazioni o dei presupposti. Questo avviene soltanto nel momento in cui c'è già qualcosa che stride, o la storia non è interessante. È vero che forse non siamo disposti a tollerare che al giorno d'oggi venga ancora scritta una storia dove si dice che sulla Luna c'è aria; magari sappiamo che una astronave interplanetaria non può essere costruita nel garage, ma a parte queste situazioni di totale inverosimiglianza credo che tutto stia all'autore. Se l'autore riesce a "prendere" il lettore, allora non credo che questi si metta a cercare il pelo nell'uovo ed è dispostissimo a dimenticare per qualche ora le leggi della fisica o della biologia. Ovviamente, se in un romanzo si dicono delle stupidaggini a proposito della fisica, è molto probabile che un fisico il pelo nell'uovo lo vada a cercare comunque. ma non credo che nel lettore medio vi sia questo bisogno di verosimiglianza. Se questo esiste, direi che è più una faccenda che riguarda l'autore, che vuole dimostrare di stare facendo qualcosa di serio e non soltanto canzonette. Ma così facendo si espone al rischio di rovinare irreparabilmente la storia.

    Quale sarà secondo te il prossimo tema caldo della fantascienza? Le biotecnologie e la manipolazione genetica, l'integrazione anche fisica tra uomo e computer o altro?

    Credo che non si possa definire un unico tema della fantascienza, come dici tu, caldo. La fantascienza si espande a macchia d'olio ed è ben difficile individuare delle linee privilegiate di sviluppo. Possiamo dire che nei prossimi anni probabilmente, malgrado dovrebbe essere un tema rovente, l'interazione uomo-macchina sarà ancora un argomento tabù. Molti editor, e a bazzicare sui newsgroup e sui forum a sentire l'opinione dei lettori, bisogna dar loro ragione, partono dal presupposto che tutto il cyberpunk passato (spesso di qualità non eccelsa) abbia stancato il pubblico, quindi non vedo come molto probabile uno sviluppo in tal senso, malgrado di cose ce ne sarebbero ancora da dire. È fin troppo ovvio supporre che le biotecnologie e la manipolazione genetica attireranno l'interesse, anche se si tratta di materie complicate, difficili da padroneggiare e soprattutto in cui i rapidi avanzamenti rendono le conoscenze velocemente obsolete. Ma non si tratterebbe certo di una grande innovazione per la fantascienza, sono tematiche alquanto vecchie, quando ne parlava Cordwainer Smith potevano anche essere argomenti nuovi e futuribili, oggi sono il presente. Forse, parlando a puro titolo di gusto personale, bisognerebbe occuparsi un po' di più del mondo futuro. Insomma, ci stiamo confrontando con il mondo arabo e nessuno sente il bisogno di azzardare previsioni? Ci dobbiamo preparare al fatto che la Cina la farà da padrona nell'economia mondiale e la fantascienza non ne parla? Stiamo arrivando a toccare veramente il limite delle risorse, il petrolio forse non tornerà mai più giù e il problema è come se non esistesse? Direi che la fantascienza stia correndo il pericolo, e non da oggi, di una fuga dalla realtà, e le opere che parlano del domani diventano poche.

    Ecco, a questo punto mi piacerebbe chiederti come concepiresti un romanzo di fantascienza che parli di questi temi: la Cina, il mondo arabo. Non si rischia di invadere il campo della fantapolitica e dei "war scenario describing thriller" americani?

    Ovviamente, ma questo se consideriamo il domattina, le cose direttamente in divenire. È chiaro che allora faremo qualcosa di molto vicino ai romanzi di Clancy: avremo qualche bel sommergibile cinese, un sacco di avventura e la minuta descrizione di ogni singola vite di un cacciatorpediniere USA. Ma non era questo ciò a cui pensavo. Non è al confronto militare o politico che facevo riferimento, ma all'incontro delle culture, come cambieranno nel loro reciproco mescolarsi oppure nella loro contrapposizione. Faccio un paio di esempi: per quanto riguarda la Cina, abbiamo un romanzo di Maureen McHugh, China Mountain Zhang, uscito qualche anno fa per Solaria di Fanucci, mi pare con il titolo "Angeli di Seta", dove si descriveva un'America praticamente comperata dalla Cina e le trasformazioni sociali e culturali che questo comportava. Per il mondo arabo come non far riferimento al ciclo del Budayen di Effinger? Ma sono veramente mosche bianche, almeno, per quanto riguarda la fantascienza che viene scritta o tradotta in Italia. In scenari del genere si potrebbe costruire qualsiasi storia, che sarebbe sempre fantascienza del sottogenere che più preferisci, ma che ci darebbe anche uno sguardo su un futuro che forse ci attende ineluttabile.

    Esiste secondo te in fantascienza il cosiddetto "sense of wonder" e cos'è per te?

    Ma, che una parte della fantascienza sia piena di sense of wonder, anche se è estremamente complicato definirlo è palese. Ma si tratta soltanto di una parte, di una vena, che era estremamente importante nella fantascienza del passato soprattutto ante anni cinquanta, ma che in questo momento sembra un pochino in secondo piano. Non tutta la fantascienza ne ha usufruito e non sempre. Voglio dire, soltanto per fare qualche nome a caso, autori come Dick, Ballard, gli autori del cyberpunk, quale senso del meraviglioso hanno espresso? D'altronde definirlo è molto complicato, forse ancora più che definire la fantascienza, tanto è vero che continuiamo a parlare di "senso del meraviglioso" senza mai cercare di esplicitare cosa intendiamo con esso. Probabilmente è quel qualcosa che fa dire al lettore: "so che non esiste, che non esisterà mai, ma fammelo vedere ugualmente. Lasciami immaginare che sia possibile". Ma c'è da chiedersi se il sense of wonder sia realmente, e soprattuto quanto, nella penna di chi scrive o se magari non sia negli occhi di chi legge.

    E dove risiede, secondo te?

    Forse proprio nella disponibilità del lettore a sospendere il principio di realtà, nella voglia di ammettere l'impossibile. Se l'autore accetta anche lui di non badare troppo alla verosimiglianza allora forse si instaura il sense of wonder. Ma è un processo che richiede due componenti. Non penso che l'autore riuscirebbe a comunicarlo se il lettore non fosse disposto a riceverlo e probabilmente se non fosse lui stesso a cercarlo. Forse è anche per questo che c'è chi legge fantascienza e chi proprio non ci riesce

    La fantascienza in Italia: cosa ti piacerebbe leggere nel prossimo futuro e cosa manca secondo te al genere per essere davvero popolare?

    Non c'è nulla di particolare che mi piacerebbe leggere. Intendo dire, a me piace essere sorpreso da ciò che leggo, quindi se decidessi in anticipo cosa mi piacerebbe leggere probabilmente non mi piacerebbe più, o magari lo scriverei io. Se proprio vuoi una risposta, in parte l'ho data in una risposta precedente: una fantascienza che parli, almeno un poco, dei problemi in cui ci dibattiamo, e soprattutto ci dia delle chiavi di interpretazione (giuste o sbagliate che siano, non sono risposte pronte quelle che deve fornire) dei problemi in cui ci dibatteremo domani, quelli che noi stiamo pazientemente preparando oggi. Cosa manca al genere per essere davvero popolare? Difficile dirsi, un Faletti? Un libro di Totti di barzellette di fantascienza? (risata sardonica), una Mara Venier che presenti un libro in televisione la domenica pomeriggio? Probabilmente manca soltanto un editore medio-grande, dotato di mezzi, che sia disposto a spendere per un po' di pubblicità. Che voglia investire in un romanzo presentandolo in modo che non possa sfuggire al grande pubblico. Gli autori ci sono, di tutti i tipi, forme e misure, chi scrive di viaggi nel tempo, chi scrive di viaggi nello spazio, chi scrive di ucronie, chi fa storie umoristiche e chi fa storie serie. Dal punto di vista narrativo c'è tutto, quello che manca è soltanto lo sbocco al mercato, o meglio, un mercato che si voglia confrontare con i grossi numeri e non rimanere di nicchia.

    Un tempo c'era la Nord che pubblicava solo fantascienza, adesso questo editore ha deciso di puntare sul cross-over fra i generi. E' questo il triste destino della fantascienza anche secondo te, travestirsi da thriller, noir, horror, pur di vendere qualche copia in più?

    Non so se sia corretto porre così la questione. Dopotutto la fantascienza si è sempre mischiata con altri generi. C'è un nucleo "puro", ma i suoi confini con il fantastico e l'horror sono spesso vaghi e indefiniti. In passato ha spesso giocato con il giallo e molti autori di fantascienza erano anche giallisti. Con il cyberpunk abbiamo assistito a un rientro del giallo alla grande. La contaminazione è in un certo senso nella storia del genere ma se noi prendiamo un racconto di fantascienza contaminato con il giallo lo consideriamo fantascienza, non giallo. La fantascienza si contamina, ma al tempo stesso fagocita ciò con cui si è impastata, se l'autore che opera la contaminazione è un autore di fantascienza, beninteso. L'importante è che nella contaminazione il genere non venga "abbassato" troppo. Ma stiamo parlando comunque di pratiche molto vecchie, mi capita di citare spesso un romanzo breve di Catherine Lucille Moore: "The Cold Gray God": il protagonista, Northwest Smith è un avventuriero, che in questo particolare romanzo breve vedremmo molto bene con l'impermeabile e il cappello abbassato sugli occhi e la '45 sotto l'ascella, la cliente è una venusiana che ricorda moltissimo una Lauren Bacall, eppure ci sono di mezzo antiche divinità, la fantascienza si mescola con il giallo, il fantasy e l'horror in un impasto inscindibile, e stiamo parlando di un racconto degli anni trenta. Tu citavi il fenomeno dei cross-over come fosse una cosa nuova, ma sempre la Moore negli anni trenta, scriveva una serie di fantascienza con per protagonista Northwest Smith, una serie fantasy con per protagonista Jirel di Joiry, una specie di vergine guerriera e poi in un racconto arriva a farli incontrare nel racconto "Quest of the Starstone". E il "Terrore della sesta luna", di Heinlein, non è forse una storia di spionaggio?

    Vero, un punto per te. Ma dimmi, ora: tu ti sei occupato anche di ucronia. Negli Stati Uniti rappresenta un sottofilone ben consolidato della fantascienza. E in Italia, a tuo avviso?

    Credo che in Italia sia la stessa cosa. Non mi pare che qualcuno abbia mai parlato di espungere l'ucronia dalla fantascienza né mi sembra che qualcuno abbia dichiarato non-fantascienza il ciclo di "Occidente". C'è stato un romanzo vincitore al Premio Urania che era una perfetta ucronia, e se ha ricevuto qualche critica era perché si trattava in realtà di racconti in una cornice e non di un vero e proprio romanzo, il fatto che fosse ucronia non ha sollevato alcuna perplessità. E a ragione, visto che dagli USA, soprattutto, ci sono arrivate parecchie storie ucroniche e le abbiamo sempre considerate parte integrante della fantascienza. Anche come vendite mi pare che l'ucronia sia abbastanza allineata al resto della fantascienza. Anzi, forse vende persino di più. Al limite si potrebbe discutere sul numero delle opere presenti, ma non dovrebbe esserci nulla di strano, è quasi strano che ce ne siano Insomma, la storia nella scuola pubblica non brilla certo per importanza, anzi è la cenerentola, perennemente strizzata tra letteratura e filosofia. Anche se parla di un evento di assoluta importanza, l'autore che scrive di ucronia deve partire dal presupposto che il lettore possa non saperne nulla. Questo naturalmente complica le cose e richiede grande abilità. C'è poi un secondo fatto abbastanza ovvio, negli USA la storia è abbastanza condivisa, in Italia no. C'è naturalmente tutto il periodo del fascismo e della seconda guerra mondiale che da un lato attraggono molto gli autori perché si può parlare di politica, ma dall'altro lato si deve accettare il rischio che poi il romanzo o il racconto vengano letti soltanto per quello che dicono, trascurando il fatto che si tratti meno di un "buon" racconto.

    Mario Farneti, ad esempio, si accalora molto su questo e insiste per essere definito "afascista": si può secondo te rivedere ucronicamente il fascismo e rimanere neutrali?

    Secondo me, no. Il fascismo è stato un tale fenomeno che non prendere posizione in senso negativo già significa riabilitarlo. Che poi l'autore non abbia questa intenzione non significa che il risultato non sia identico. Insomma, giocarci senza ricordare la realtà le leggi razziali, la seconda guerra mondiale, le stragi nazifasciste mi sembra come minimo irresponsabile. Non stiamo parlando di una piccola guerra di indipendenza. Oltretutto, non è qualcosa accaduto duecento anni fa e su di esso, i tentativi di revisionismo ogni tanto affiorano nuovamente. È normale che l'interpretazione politica spinga da una parte o dall'altra. L'autore ne deve essere conscio, quindi come fa a stare in mezzo?

    Cosa stai scrivendo al momento e quando potremo leggerlo?

    Mi è stato chiesto a gran voce un terzo romanzo della serie di Mariani, che per me dovrebbe essere l'ultimo. Ero bloccato da qualche mese, nel senso che sapevo come andava a finire ma non perché, ma proprio da questa intervista mi è venuta l'idea su come incardinare i vari pezzi, anzi, sul perché incardinarli. Penso che prima di un sette otto mesi, anche se volessi lavorarci a tempo pieno, quello che mi rimane libero dal lavoro, non sarebbe pronto. A questo bisognerebbe aggiungere poi il tempo per le revisioni, per farlo leggere in giro agli amici del cui giudizio mi fido. Insomma, sarei molto sorpreso se fosse pronto prima di un anno e mezzo due, in realtà quasi non ho iniziato a raccogliere il materiale. Ho anche un racconto in corso, e una collaborazione iniziata con un altro autore italiano, che dovrei riprendere, ma su questo permettimi di mantenere il silenzio. Io parto sempre dal principio che le cose esistono quando sono finite.


    Bibliografia di Lanfranco Fabriani:

    "Studio in grigio", "The Time Machine" n. 1/'82

    "Ma come si può uccidere un amore?", "The Time Machine" n. 3/'82. Successivamente ripubblicato in, "Delos" n. 31 e in "I mondi di Delos", ed. Garden,

    "Non di sabbia e fango…", "The Time Machine" n. 1/'83, ripubblicato in "Futuro Europa" n. 39, Perseo, Bologna.

    "Sotto vuoto", "The Time Machine" n. 4/'83

    "Ancora nelle nostre ceneri", "The Time Machine speciale" n. 3/'84, e "Cosmo informatore" n.3/'84, ed. Nord.

    "Diga", "The Time Machine" n. 3/'84

    "Refrain", "Vox futura" n. 4/'84

    "Il gallo cedrone", "Thx 1138" n. 4/'86 ripubblicato in "Delos" n. 75,

    "La bella e la bestia", "The Dark Side" n.5/'87, ripubblicato in "Delos" n. 21,

    "Ai confini della mappa della galassia", "La spada spezzata" n. 17, '88

    "Frammenti di una vita vissuta nell'ora del lupo", "Delos" n. 25:

    Lungo i vicoli del Tempo, Urania 1453, Mondadori Editore, Milano.

    "Passaggi incrociati", Robot N 4. NS. 2004, DelosBooks, Milano

    Nelle nebbie del tempo, Urania 1504, Mondadori Editore, Milano.



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