Mario Farneti è nato a Gubbio il 19 gennaio 1950.
Giornalista professionista, saggista e documentarista, è laureato in Scienze Politiche. Ha vissuto a Fano, dove negli anni settanta, è stato tra i fondatori di una delle prime televisioni libere del nostro paese.
Figlio di antiquari, si è occupato anche lui di cose antiche per un signifiativo periodo della sua vita.
Ha pubblicato, nell'ultimo decennio, vari saggi sulle tradizioni della sua città natale ed ha realizzato molteplici documentari televisivi.
Nel 1989 e nel 1991 si è classificato tra i finalisti del Premio J.R.R. Tolkien per la narrativa fantastica.
Risiede a Roma dal 1983, dove ha maturato una vasta esperienza giornalistica e dove lavora presso un'importante agenzia televisiva internazionale.
Nel 2001 ha pubblicato Occidente, il primo romanzo di una fortunata trilogia; sempre con l'Editrice Nord, nel 2003 sono usciti il sequel Attacco all'Occidente, e infine, nel 2006,
il terzo e ultimo volume, Nuovo Impero d'Occidente.
Cominciamo subito entrando nel vivo. La trilogia di Occidente ha fatto scoprire un fascismo "diverso", alternativamente possibile. Ti senti un nostalgico?
Per avere nostalgia di qualcosa bisogna averla vissuta e conosciuta. Io sono nato nel 1950, cinque anni dopo la fine della guerra e sette dopo la caduta del fascismo, perciò non posso essere un nostalgico. Scrivere la trilogia di Occidente è stato soprattutto un esperimento letterario senza risvolti politici, anche se qualcuno ha voluto colorare di "nero" a tutti i costi il mio lavoro, perché apparso scorretto agli occhi dei rappresentanti del conformismo e del "politicamente corretto".
Nonostante ciò, i miei romanzi hanno riscosso un successo insperato, dimostrando che il pubblico è più maturo e più intellettualmente libero delle vestali e dei soloni che monopolizzano stampa e televisione, ma che ormai rappresentano sì e no se stessi.
Quanto è difficile essere "afascista" nell'Italia di oggi?
Non è facile, proprio a causa del conformismo imperante nel campo della cultura e della politica. Tutte le persone di buon senso sanno che il fascismo è finito con la morte di Mussolini e che da quel giorno l'Italia ha voltato (dolorosamente) pagina. Ciò nonostante, a oltre sessant'anni di distanza c'è chi ancora parla di antifascismo militante e di contrapposizione tra fascismo e antifascismo. E' una cosa aberrante che offende l'intelligenza umana: come se si parlasse ancora di contrapposizione tra filo-garibaldini e filo-borbonici. Purtroppo i problemi dell'Italia e del mondo non sono questi, ma ben altri e ben più complessi, soprattutto perché sempre meno gestiti dal "popolo sovrano" e sempre più sottoposti al potere soverchiante delle lobby finanziarie, tanto che la democrazia diviene ogni giorno sempre più una parvenza e si allontana inesorabilmente dalle mani di chi ha depositato la scheda nell'urna. Di questo dovrebbero avere il coraggio di parlare gli intellettuali e i politici, ma guai dire queste cose, meglio rimbambire la gente spaventandola con il fantasma del Duce.
In Italia si riesce oggigiorno a essere scrittori rivendicando i valori di Patria o nazione?
Torniamo al problema di prima. Guai dirsi nazionalisti in Italia, guai inneggiare all'amor di Patria. Gli stessi politici non chiamano più l'Italia una nazione, ma "il paese", quasi facesse loro ribrezzo pronunciare quella parola. Gli americani, i francesi, gli inglesi, i ruandesi possono dirsi orgogliosi della loro nazionalità e mostrarsi fieri del proprio patriottismo, gli italiani no, gli italiani che fanno questo sono tacciati ipso facto di fascismo.
Tu scrivi di storia alternativa: per te è più importante il contesto oppure curi di più i personaggi?
Nella trilogia di Occidente ho curato con grande attenzione il contesto, ma questo non significa che abbia trascurato i personaggi. Qualcuno mi ha criticato perché i miei eroi sembrano troppo marcatamente divisi tra buoni e cattivi e perché la ricerca psicologica appare superficiale. Sembrerebbe una mia mancanza, invece il bello sta tutto qui. Ho ideato un romanzo di ucronia fascista, fingendo che lo scrittore facesse parte di quella realtà virtuale, perciò ho cercato di mettermi nei panni di un Mario Farneti parallelo, inserito completamente in quel contesto, che ragionava secondo il modo di pensare di quel mondo. Ho utilizzato anche un lessico "fascista" escludendo, per quanto possibile, le parole straniere. Se ci fai caso, non troverai mai la parola computer ma elaboratore, non microchip ma microprocessore, non transponder, ma trasponditore e così via. E' questo il trucco che purtroppo alcuni non hanno compreso.
Che cos'è per te l'ucronia?
Un esperimento letterario molto originale e intelligente. E' anche uno strumento di ineguagliabile potenza critica, perché ci stimola a non accettare la realtà che scaturisce dal Fatto Compiuto come la migliore realtà possibile, ma come una delle infinite variabili determinate dal Caso. Spesso mi rammarico pensando a quante occasioni di crescita e di vero progresso si siano presentate in tutte le epoche senza che l'umanità le cogliesse.
Oggi come oggi o si scrive un "noir" o si è fuori del giro. Quanto contano le "etichette" sui romanzi?
Contano molto e sono governate da esigenze di mercato. Purtroppo oggi un po' tutti gli scrittori sulla cresta dell'onda sono "mordi e fuggi" perché, salvo eccezioni, la durata media di un romanzo in libreria è di tre mesi appena, poi si passa subito ad altro. Per quello che mi riguarda, però, io lavoro in maniera "artigianale", senza criteri di tipo consumistico, prestando attenzione ai desideri del mio pubblico che non è superficiale, ma molto attento e critico. Per questo motivo, a cinque anni dalla prima uscita, Occidente è ancora nelle librerie.
Leggendo la Trilogia ho avuto come l'impressione che tu ti spostassi sempre più verso il fantasy. E' vero?
È vero, ma questo spostamento è suggerito dalle recenti acquisizioni degli storici sulla genesi del nazismo nel quale appare sempre più predominante l'aspetto esoterico. Allo stesso modo sono in corso ricerche storiche sull'esoterismo fascista, i suoi legami con la magia e con la tradizione primordiale, perciò ho considerato quello del fantasy un percorso obbligato.
Più Dick o più Tolkien tra i punti di riferimento di Mario Farneti? E quali gli altri autori del cuore?
Certamente più Tolkien, perché era sì un visionario, ma poteva avere visioni senza ricorrere alla chimica… Poi Salgari, sicuramente uno dei nostri più grandi e prolifici scrittori di avventure.
Mario Farneti sta pubblicando anche dei fumetti. Quanto conta, se ha contato, questo aspetto, nell'elaborazione della storia di Occidente?
Quello del fumetto è stato sempre un mio desiderio nascosto, che di recente ho potuto realizzare grazie ai giovani della Cagliostro ePress, un gruppo di professionisti del fumetto on-line, che con "Gli Albi di Occidente" ha deciso di affrontare anche il mercato delle fumetterie. Considero questo mezzo espressivo particolarmente originale e dotato di notevoli potenzialità, di certo uno strumento che può ampliare le mie capacità narrative.
Di recente i tuoi fumetti sono stati tacciati di fascismo e addirittura di razzismo da alcuni operatori del settore, che si sono rifiutati di concederti gli spazi per presentarli al pubblico a Palermo. Che cosa hai da dire in merito a questa vicenda?
È una vicenda molto triste che denota la pochezza intellettuale che alligna in determinati ambienti pseudo-culturali. Pensa che alcuni personaggi, inneggiando tra l'altro a Piazzale Loreto, sono arrivati ad affermare che non si può parlare del fascismo se non per condannarlo, in tutte le forme, compreso quella virtuale e che gli unici fumetti fascisti leciti sono appunto quelli di condanna. Sostengono poi i nostri campioni di democrazia che il concetto di "occidente" è "portatore di pericolose istanze razziste", un'accusa gratuita oltre che priva di fondamento storico. Come dire che il definirsi occidentale corrisponde ad un'auto-accusa di razzismo; ti immagini dove si può spingere l'intolleranza di chi si arroga il diritto di depositario della democrazia e della libertà? Criticano il fascismo usando i metodi di Stalin e di Pol Pot. Due bei campioni di libertà e tolleranza! Di recente ho pubblicato due racconti ucronici: nel primo faccio prevalere Catilina su Cicerone e nell'altro i Cartaginesi sconfiggono i Romani nella battaglia del Metauro. Con questo clima, non mi meraviglierei se qualche benpensante "politicamente corretto" insorgesse chiedendomi la pubblica abiura del credo catilinario e di quello punico, poiché portatori di pericolose istanze eversive...
Cos'altro dobbiamo aspettarci da Mario Farneti? Una nuova trilogia ucronica o qualcosa di diverso?
Sto progettando una seconda trilogia, ma prima di affrontare questa impresa impegnativa ho un'idea ucronica "politicamente scorrettissima" che mi frulla in mente e non mi fa dormire. Vedremo…