Le cronache ucroniche di Giampietro Stocco
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Something in the air

Franz Andreani (a destra) e Gianni Ciaccio on air qualche anno fa

  • Nato a Roma nel 1962, Franz Andreani è uno dei padri fondatori dell'emittente radiofonica romana Radio Rock. Un'esperienza che lui stesso definisce esaltante, fino a un certo punto, quando decise di uscirne insieme ad altri conduttori che ora condividono con lui anima e corpo a un progetto "fantascientifico": creare una radio via internet, dove ciascuno possa, quando vuole, scaricare un'ora di programma musicale; di più: creare una comunità aperta dove ciascuno possa entrare e far conoscere sé e la sua musica. Il sito è quello di radiorock.to, che presenta la particolarità di un guestbook che assomiglia a un forum o a una mailing list, affollato com'è di ascoltatori vecchi e nuovi. Oltre a Franz Andreani, i conduttori fissi dei podcast di radiorok.to sono Marco Artico, Flavia Cardinali, Gianpaolo Castaldo, Gianni Ciaccio, Giampiero Crisanti, Massimo di Roma, Michele Luches, Stefano Santoni, Fulvio Savagnone e Aldo Semenuk. Chi sarà il prossimo?


  • Franz, tu sei stato fra i fondatori di una radio, Radio Rock, che per molti anni ha continuato a proporre rock fuori dai percorsi commerciali, e adesso, insieme a un gruppo di altri reduci hai dato vita a una podradio. Radiorock.to è un fenomeno in crescita, una sorta di emittente in differita e "open source". Come mai avete scelto questo percorso?

    E' stata quasi una scelta obbligata. Purtroppo la legge, o meglio la non legge in vigore attualmente, non permette di aprire una nuova emittente. Per poterlo fare occorre rilevare un'attività esistente, cosa proibitiva dal punto di vista economico, visto lo sforzo decisamente sproporzionato che occorre fare. Infatti l'investimento per una radio - specie nelle grandi città - è diventato talmente oneroso da rendere praticamente impossibile un rientro delle spese; questo scoraggia chiunque non abbia dei forti finanziamenti a fondo perduto. Ma c'è dell'altro, abbiamo fatto di necessità virtù, abbiamo pensato alla forza di internet come mezzo di comunicazione, non come fine di un attività e abbiamo deciso di utilizzarlo. Certo, lo spazio è abbastanza ristretto, la radio è una simulazione, realizzata inserendo una trasmissione nuova ogni giorno, ma il mezzo, ancora mentre ti sto rispondendo, non ha espresso tutte le sue potenzialità, che praticamente potrebbero essere quasi illimitate, dipenderà solo dalla nostra buona volontà, dalla nostra fantasia e dalla collaborazione che saremo in grado di ottenere da chi usufruisce di questo nostro lavoro. Potremmo dire che si tratta di una stazione quasi "open source" perché tutti i podcaster hanno uguale diritto di intervento sul sito, non c'è la figura dell'amministratore che manda o meno in onda programmi, rubriche o note, avvisi e messaggi, tutti siamo allo stesso livello, con lo stesso grado di responsabilità nei confronti di chi ci segue.


    Al momento chiunque può aderire al vostro progetto e provare a imbastire una trasmissione di un'ora da casa sua. E' vero?

    Si certo, noi chiediamo solo che il nostro collaboratore sia autonomo dal punto di vista delle attrezzature e che abbia voglia di mettere la sua energia in comune con noi. Ovviamente valutiamo anche la capacità dell'aspirante conduttore, ma il contributo di un podcaster a Radiorock.to non è basato solo sulla registrazione di un programma musicale, può essere quello di utilizzare il più possibile il sito stesso, perché è importante che si riesca ad uscire dai confini dell'ora quotidiana messa a disposizione per il download, e si entri in contatto con la realtà che ci circonda, la si renda visibile attraverso i nostri occhi, la si renda una volta di più disponibile agli altri, una fonte tra le fonti di informazione disponibili, niente verità alternative, solo un contributo. Ecco ancora che riaffiora l'idea di Radiorock.to come tramite, come mezzo per mettere a disposizione musica, spazi, informazioni, idee: è un aspetto, lo ripeto, sul quale dobbiamo ancora esprimere le nostre potenzialità, va considerato che l'idea della podradio risale all'aprile di questo anno, poi se ne è parlato, poi è nato un primo progetto il 17 giugno, quindi una seconda fase il 18 settembre, ma il vero inizio, la vera messa a punto, deve ancora arrivare, purtroppo ci manca il tempo.

    Cosa si prova a registrare un programma senza il riscontro della diretta? Vi manca il contatto diretto con gli ascoltatori?

    Posso parlare per me: qualche tempo fa interruppi la collaborazione con una radio perché mi fu offerto un programma registrato la domenica sera, ma in effetti ho scoperto che registrare sapendo poi che il programma viene fruito in un modo del tutto diverso da una trasmissione radiofonica, è qualcosa di totalmente differente. Chi ascolta sa che si tratta di un programma registrato, sa che per stabilire un contatto può contare sugli strumenti messi a disposizione dalla Rete, così come posso fare io, e gestisco la trasmissione in base ai limiti e alla libertà dati da questo.

    Come avete risolto la questione del marchio?

    Come vedi non è risolta. Dal punto di vista giuridico siamo proprietari di un marchio, composto da un nome e da un format; sotto il profilo giurisdizionale invece, il giudice civile ha ritenuto di non doversi esprimere e di lasciare che altri continuassero ad usare un nome dietro al quale c'è un idea che abbiamo condiviso per tanti anni. Ma si sa, viviamo in un paese nel quale non è facile affermare un diritto. Questa cosa genera un po' di confusione ed in qualche caso addirittura scherno, ma ci è sembrato assurdo non utilizzare un nome che ha alle spalle tanta storia che ci appartiene.

    Chi più, chi meno, tutti gli animatori di radiorock.to sono legati a un rock non commerciale. Sarà questa la scelta definitiva per i programmi in podcast?

    Naturalmente sì, inconsciamente credo che tutti noi stiamo reagendo ad una radio, intesa in senso generale, decisamente asfittica, senza fantasia, piena di storielle e ripetitiva nelle scelte musicali e nei modelli. Tutti cercano i grandi successi, forse perché c'è in giro un gran bisogno di certezze, certezze che si possono comunicare con la ripetizione ossessiva anche di brani musicali. La radio come la pensiamo noi è libera da questo formato omologato, i nostri limiti sono rappresentati dalla passione per la musica e per la comunicazione, e cerchiamo anche di far tesoro delle critiche altrui, anche se non è sempre facile.

    Specie negli anni '70, il rock si è prestato a un felice connubio con la fantascienza. Se ti dico rock e sf, a te cosa viene subito in mente?

    E' un connubio che si è un po' perso, ed è un peccato. La fantascienza qui da noi è trattata alla stregua di letteratura di serie k, ma esiste la serie k. Il romanzo da noi è un confuso poliziesco o una reminiscenza del nostro passato privato. Il rock, poggiandosi in maniera più o meno consapevole sul passato, guarda sempre avanti, alla ricerca di nuove strade, peccato che siano in pochi ad accorgersene, così come la fantascienza del resto, il nostro mondo viene estremizzato, portato al paradosso per poi essere proiettato in un futuro, che non importa affatto si avveri o meno. Sono tanti i dischi di musica rock che rimangono sopiti per anni, a meno che qualcuno non li ritiri fuori descrivendoli come lavori che hanno fatto scuola.

    Il genere rock che forse più si è avvicinato alle atmosfere fantascientifiche ? stato il progressive, la musica per intenderci di King Crimson e Genesis. Sei d'accordo? E secondo te è musica che "tira" ancora?

    Il progressive è stato ed è in bilico tra passato, fantasy, visioni futuristiche, in fondo anche musicalmente. Come genere quindi è un'ottima colonna sonora per la fantascienza. Sul fatto che tiri o meno non saprei risponderti, tira ciò che si decide sia bello e alla moda, soprattutto in questo periodo, poi qui in Italia non ne parliamo. In altri paesi c'è un maggior rispetto per la fantasia non incellofanata dalla Disney, e c'è più spazio per la musica in tutta la sua diversità, e sono sicuro ci sia più spazio anche per la letteratura fantastica.

    Torniamo alla vostra creatura in crescita, Radiorock.to. Cosa dovrebbe o potrebbe diventare, secondo voi che le state dando linfa e spessore?

    Le potenzialit? sono date dalla possibilità di utilizzare la Rete in molte delle sue sfaccettature. Io la radio, ed il sito a lei collegato, li vedo come una sorta di piramide, un mero punto di partenza dal quale lasciarsi guidare all'ascolto della musica, o alla ricerca di documenti, di immagini, di opinioni di impressioni, nel quale accogliere una serie di informazioni provenienti da varie fonti. Li vedo come una stellina in mezzo ad una galassia, da dove si può navigare a tutto campo, Ribadisco che di tutto questo ancora c'è poco più che un accenno, ma basterà rimanere sintonizzati.

    Cosa stai ascoltando al momento?

    Mi piacciono come al solito un sacco di cose, tra i miei preferiti del momento direi Mew e Mars Volta. Ora sono al computer, e ascolto Michele Luches che era il podcast di ieri, poi arriva Gianni Ciaccio, che ho appena scaricato.



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