Lois McMaster Bujold è nata a Columbus, in Ohio, il 2 novembre 1949.
Ha studiato letteratura inglese
nella Università dell'Ohio. Sposata nel 1971 e successivamente divorziata, ha due figli, Anne
e Paul. I suoi hobby sono i cavalli, la chitarra classica e la fotografia.
Ha avuto le prime esperienze come scrittrice in collaborazione con la sua migliore amica Lillian Stewart
quando frequentavano la high school, poi per molti anni ha abbandonato l'attività
riprendendo negli anni ottanta, inizialmente per hobby, ma scoprendo in breve che solo
un'attività come professionista poteva soddisfarla. I suoi tre primi racconti
Shards of honor (L'onore dei Vor), The warrior's apprentice (L'apprendista),
Ethan of Athos (La spia dei Dendarii), tutti facenti parte del Ciclo dei Vor,
sono stati scritti rispettivamente nel 1983, 1984 e nel 1985,
ma vengono pubblicato solo a partire dal 1986 da parte dell'editore Baen Books.
Inizia così la carriera di una fra le più significative, e premiate, scrittrici
di fantascienza di questi anni.
Lois, anzitutto grazie per avere concesso
questa intervista. Una prima risposta la stanno aspettando tutti i fan italiani
di Miles Vorkisgan: quando torneremo a leggere delle sue avventure in un romanzo lungo?
Miles si sta ancora godendo le sue meritate vacanze mentre gli altri lavori vanno avanti.
Io sono una scrittrice che procede un libro per volta, e al momento sono molto impegnata
con un nuovo progetto fantasy che si sta sviluppando molto di più di quanto mi aspettassi.
Nello stesso tempo, il romanzo breve Winterfair Gifts (Festa d'inverno a Barrayar, ndr),
ambientato sullo sfondo delle nozze di Ekaterin e Miles, e che propone l'armiere Roic come
protagonista, è stato venduto lo scorso autunno alla Delos Books. Non so ancora se il racconto,
che conta circa 23 mila parole, circa un quarto di un romanzo normale, sarà pubblicato come
un piccolo stand-alone, o come parte di un'antologia più ampia (In realtà il libro è stato
già pubblicato, qualche tempo fa, nell'ambito della collana Odissea diretta da Gianfranco
Viviani, ndr).
Quanto alla mia vecchia e fedele Editrice Nord, credo sia rimasta a Immunità diplomatica.
Penso che debbano ancora decidere per il terzo volume della saga di Chalion,
The Hallowed Hunt, che quindi potrebbe non essere ancora in vista in Italia
(oppure sono io che non ho ancora una copia del relativo contratto tra i miei files,
ma con venti libri in diciannove lingue, i miei files alle volte sono un po' disordinati).
Parlando d'altro, sono felice di poter dire che ho appena firmato un contratto con le Soleil Productions
di Tolosa, in Francia, per un adattamento a fumetti in lingua francese di
The Warrior's Apprentice(L'apprendista, ndr) che uscirà in tre volumi.
Mi hanno detto che questo editore è uno dei più importanti in un settore che non mi
è molto familiare. Mi hanno anche riferito che i fumetti in Francia hanno un ruolo
molto diverso rispetto a quello che rivestono negli USA, e ciò probabilmente è un fatto positivo.
I fumetti di oggi derivano direttamente dal cinema e dalla letteratura. Non stiamo parlando di libri illustrati
ma di film veri e propri realizzati su carta.
Hai forse deciso di abbandonare la saga dei Vor?
Difficile dare una risposta. Molti autori hanno giurato che avrebbero chiuso una serie
solo per accorgersi, anni dopo, di avere comunque ancora qualcosa da dire. Perciò mai dire mai.
Quello che so per certo è che per ora e fino all'anno prossimo non sta bollendo nulla in
pentola per quanto riguarda Miles e i suoi amici, e questo per la semplice ragione che sto
lavorando a dell'altro. Mi riferisco al sequel di The Sharing Knife : per ora ha il titolo provvisorio di
The Wide Green World, ma non so se rimarrà quello.
Come mai hai deciso di passare dalla fantascienza al fantasy?
In realtà non ho mai considerato i generi come fossero separati, ma al contrario,
come appartenenti a un continuum. Molti degli scrittori a cui mi sono ispirata
- Poul Anderson, C.J. Cherryh - si sono spesso mossi a loro volta avanti e indietro lungo
lo stesso confine, e anche io ho sempre pensato di poterlo fare. La mia prima
opera fantasy, che vista in retrospettiva è una sorta di lavoro minore, The Spirit Ring,
risale agli anni '90. Questo libro è ambientato in un piccolo ducato di un'Italia del Nord
alternativa, in un mondo dove esiste la magia. Si tratta di un romanzo nato dalla mia
lettura dell'Autobiografia di Benvenuto Cellini, del De re metallica di Agricola, e di un
libro di testo di folklore scritto agli inizi del Ventesimo secolo da un mio prozio
che insegnava all'Università. Non ho la più pallida idea di quale impressione The Spirit Ring (il titolo italiano
è Terra di Incantesimi, pubblicato da Urania nel 1994, ndr) possa avere suscitato in Italia,
visto che all'epoca non potei controllare adeguatamente il manoscritto; ricordo
però di essermi chiesta se avessi assegnato nomi inesistenti o sbagliati alle varie classi sociali,
oppure se qualcuno dei miei termini potesse suonare strano all'orecchio di un italiano.
La maggior parte degli scrittori di fantascienza e fantasy è appassionata di storia e,
in maniera diretta o indiretta, convoglia le proprie appassionate letture in ciò che scrive.
Anche se influenzata della storia della Spagna
medievale, quando ho cominciato The Curse of Chalion (L'ombra della maledizione, ndr)
sapevo che avrei creato il mio mondo personale, e trattare la teologia in modo piuttosto
diverso rispetto a quanto mi avrebbe permesso una ricostruzione storica. Non potevo peraltro
mettere in gioco delle divinità nel mondo fantascientifico di Miles Vorkosigan: si
suppone che quell'universo discenda dal nostro, e quindi il soprannaturale non gli
appartiene.
Il Signore degli Anelli, Harry Potter, la tua saga di Chalion. Il fantasy sta fiorendo
in tutto il mondo, in romanzi e film. Perché accade, secondo te?
Perché la gente ama leggere e vedere il fantasy al cinema, suppongo. E' un mistero per tutti,
compresi gli editori, perché in un dato anno o in un dato decennio alcune mode attecchiscano
e altre no. Di certo il fantasy, nella forma del folk e della favola, della leggenda o del
mito, è sempre stato molto popolare. Secondo una prospettiva storica, il romanzo realistico
è un'invenzione moderna. Per come la vedo io la saga di Chalion non corre *esattamente*
sugli stessi binari del Signore degli Anelli o di Harry Potter. Ho gradito però gli
apprezzamenti che mi sono venuti dagli appassionati del genere.
Nello stesso tempo, come moda letteraria, la fantascienza sembra rimanere indietro.
E' perché abbiamo tutti cominciato ad adorare incantesimi e maledizioni e la nuova
frontiera dello spazio non ci seduce più?
Non ne sono sicura. Di certo, negli anni '60, quando ho cominciato a leggere fantascienza,
potevo immaginarmi astronauta o colono spaziale; ora non
più, in parte perché sono passati gli anni, in parte perché è chiaro che nel
vicino futuro non sarà poi così facile spostarsi nello spazio. In più, adesso è evidente che non c'è altra vita
nel nostro sistema solare, e questo ha frenato un po' gli entusiasmi. Sebbene ancora lontano,
lo spazio è diventato un qualcosa di tangibile, piuttosto che l'antico rifugio dei romantici.
Ci sono, e ci sono sempre stati, invece, altri tipi di fantascienza che prestano attenzione ad altri
tipi di scienza. Lo spazio di cui parlo nella saga di Miles Vorkosigan è piuttosto
generico e, francamente, improbabile. La scienza vera nella mia fantascienza risiede
piuttosto nella biologia, nella medicina e nella genetica.
Alcuni pensano che il fantasy permetta di sognare, mentre la fantascienza è sempre più
legata al nostro mondo quotidiano. Potrebbe essere questa la ragione per la quale la
gente adora Harry Potter?
Harry Potter è divertente e ingegnoso; sono libri che si possono leggere anche in chiave satirica.
E' stato detto che avvicinarsi a questa serie è agevole, perché vi si trovano
molti standard, come la storia del collegio, che sono assai familiari. Lo stesso vale
per gli aspetti comici, che rendono i romanzi di Harry Potter avvincenti e non minacciosi.
Sono opere accessibili a un'ampia fascia di lettori e, ovviamente, famose per
essere famose, e ciò le rende ancora più appetibili. Il successo è un circolo virtuoso.
La saga di Chalion ha avuto un lusinghiero successo e tu stai per pubblicare altri
romanzi della serie. Quanto ha in comune il mondo di Chalion con quello dei Vor?
Non so quanto durerà la serie di Chalion. Al momento, l'ho messa in pausa. Mi sono baloccata
con l'idea di farne una serie chiusa con un libro per ciascuno dei cinque dei, e finora sono
arrivata a tre. Se seguirò il modello, ce ne saranno altri due, un libro per il Padre, dio
della giustizia, e uno per la Madre, dea fra l'altro della medicina. Per ora ho raccolto delle
nozioni specifiche sull'argomento, ma non ci sono né personaggi, né una trama, quindi al momento l'idea
il libro è lì che se ne sta fermo. Per rimanere fresca come autrice, e per raggiungere il
mio obiettivo, quello di costruire e ampliare un mondo, ho voluto che i
libri della saga di Chalion si discostassero dal modello della saga dei Vorkosigan , e quindi
che non seguissero lo sviluppo di un gruppo di protagonisti.
Un elemento strutturale che entrambe le serie hanno in comune è che ogni libro che
compone entrambe può leggersi come uno stand-alone, e quindi potenzialmente potrebbe essere
l'ultimo, se volessi chiudere una serie o darle un po' di pausa. Che poi è ciò che ho fatto.
Di cosa si ha bisogno per fare di un romanzo un best-seller. Una buona storia, o buoni
personaggi?
Direi l'uno e l'altro, piuttosto che in alternativa l'uno rispetto all'altro. La storia deve anche essere accessibile
a un vasto gruppo di lettori, piuttosto che a un'élite. Di solito il best-seller
è un libro che si vende da solo, che la gente si raccomanda a vicenda; una pubblicità
intelligente o costosa può portare il libro in alto in classifica per un po', ma solo
la storia può tenercelo a lungo. C'è poi anche la questione di come raggiungere la massa
critica, di fare in modo che in molti si raccomandino la lettura del
libro in questione, oppure che ne discutano, e che altri lettori si incuriosiscano
perché hanno sentito parlare di questo romanzo sei volte in due settimane in
conversazioni completamente differenti e casuali, e così comincino a ricordarne bene
il titolo, al punto di andarselo a cercare in libreria.
Nei tuoi romanzi sembri dare molta importanza al ruolo della famiglia: Miles Vorkosigan
può sempre contare sui propri genitori. La famiglia è un valore importante per te?
Penso che sia un valore forte per chiunque, in un modo o nell'altro. O la tua esperienza di
famiglia è stata buona, e allora la colleghi e la metti in relazione con le tue emozioni,
oppure è stata cattiva, e allora hai nostalgia di qualcosa di meglio, anche se solo nelle
pagine di un libro. La famiglia è uno dei bisogni fondamentali costruito nella biologia
dell'essere umano, universale come una relazione tra un uomo e una donna. E in fondo anche lì
si tratta di famiglia.
Stai pensando ad altri cilci di romanzi, a parte quelli dei Vor e di Chalion?
The Sharing Knife, che ho terminato, si colloca in un mondo completamente diverso rispetto ad
altri di miei precedenti romanzi, eccetto forse nel tema. In altre parole, *non è* un altro libro
della serie di Chalion; inoltre, è stato scisso in una 'bilogia', e ora sembra che stia
per generare addirittura un sequel. Il sequel si muoverà come due libri distinti finché
io non arriverò alla conclusione che voglio; in alternativa potrebbe trattarsi anche di
un unico volume molto *spesso*. Quindi l'intera faccenda potrebbe risolversi o
in una trilogia, o in una 'doppia bilogia', o addirittura in una 'quadrilogia'. Credo, almeno. Insomma, è un po' presto per dire le cose come veramente saranno.
Le mie prime idee per The Sharing Knife sono emerse nel 2004, mentre mi trovavo sulla veranda
dietro casa mia a fare un po' di provvista di sole del Minnesota in prospettiva di un
lungo inverno. In altre parole, l'ispirazione è venuta in un momento di salutare pigrizia.
Ho cominciato a scrivere in agosto, poco dopo che avevo restituito il manoscritto di
The Hallowed Hunt. Questo qui sarebbe stato un libro che avrei scritto per
il mio unico piacere, senza la costrizione di un contratto, o la pressione di una scadenza. Che diventasse lungo come una 'bilogia' è stata una sorpresa anche per me, ma si trattava precisamente di ciò di cui la storia, una volta sviluppata, aveva bisogno. Un'altra sorpresa è stata la velocità della scrittura: ho terminato nell'agosto 2005, appena un anno dopo che avevo cominciato: il tempo che di solito impiego a scrivere un singolo libro molto più corto.
Quanto all'ambientazione di The Sharing Knife, il paesaggio, l'ecologia e la storia,
tanto per cambiare, non ricordano affatto l'Europa medievale, ma si ispirano di più alle
campagne della mia infanzia nell'Ohio. Non ci sono re, regine, o castelli, né religioni di
stato. (Non ci sono dei! Dopo tre libri di Chalion uno dopo l'altro, avevo bisogno di una
pausa con la teologia). Il risultato è stato differente rispetto anche alle mie aspettative
più sfrenate, molto di più rispetto a quanto mi aspettassi; nello stesso tempo, ho avuto
modo di confrontarmi - o scontrarmi - con le mie figure retoriche preferite - e con altre.
In realtà, non ci sono scuse per questo romanzo; ho scritto quello che mi piaceva e
basta. A questo punto non ho nemmeno idea di ciò che i lettori se ne faranno.
Posso sperare però che un numero sufficiente di loro condivida i miei gusti.
E' scritto in un dialetto che per me suona locale, e che potrà dare - ma non è detto
- qualche problema ai traduttori.
Di che parla il romanzo?
In apertura del romanzo incontriamo Fawn Bluefield, una giovane contadina che sta scappando
da casa per ragioni molto legate alla tradizione. Sulla strada della fuga, Fawn incontra Dag
Redwing Hickory, che appartiene a una razza di maghi
che si definisce Lakewalkers. Costoro sono impegnati da generazioni in una guerra e si
devono difendere da una specifica minaccia ricorrente che i contadini chiamano gli
spaventapasseri cattivi, e i Lakewalkers invece, più semplicemente i maligni. La storia e il mistero
della 'tecnologia' magica di cui i Lakewalkers dispongono per combattere questa minaccia
- i coltelli condivisi , da cui prende il titolo il romanzo - convoglia molto della
cultura di questi maghi nel racconto e dunque lo stimola. Le tradizioni dei Lakewalkers
circa la fabbricazione, la tecnica, il possesso e l'uso di questi coltelli sono ovviamente
molto complesse.
Poiché le abilità magiche dei Lakewalkers sono ereditarie, la loro cultura tende a
preservare una discendenza pura e dunque scoraggia vivamente le unioni tra loro
e i contadini, laddove questi ultimi sono tutto ciò che un Lakewalker non è. Queste forti
costrizioni culturali fanno sì che il contrasto più importante nel romanzo sia quello tra
Dag e Fawn; la loro situazione contorta mi dà la possibilità di esplorare entrambe le
loro culture, il loro modo di concepire il mondo e la sua storia. Il primo volume,
Beguilement, si concentra su Fawn , sulla sua cultura e la sua famiglia contadina.;
il secondo, Legacy, è più concentrato su Dag e la sua eredità di Lakewalker, e si
spinge a esaminare le tensioni fra le due culture e le loro flebili speranze di un futuro
meno diviso.(E, certo, scopriamo anche cosa succede con i coltelli che danno il titolo al
romanzo).
E, visto che te lo stai chiedendo, *certo* che c'è azione. Ma descriverla qui sarebbe fare
spoiler. Perciò, se leggi l'inglese, dovrai aspettare il prossimo mese di ottobre.
Non so ancora se ci sarà una traduzione italiana. Il mio agente ha inviato copie
del romanzo ai suoi colleghi stranieri per farglielo esaminare. Staremo a vedere.