Nato a Roma nel 1966, Alessandro Maiucchi è sposato da 10 anni e ha due bambini.
Fa parte dal 2000 del Mensa.
Un anno dopo, durante un lungo soggiorno negli Stati Uniti, ha ideato la trama di Orchidea.
Alessandro, tu esordisci con un thriller di schietta scuola kinghiana:
Orchidea si distingue subito per una nettezza di linguaggio e un'efficacia rarissime
per un nuovo autore. Come hai fatto a evitare sbrodolature, autoreferenzialità, ammiccamenti,
insomma, come hai fatto a scrivere al primo colpo un romanzo da scrittore maturo?
Innanzitutto grazie per i complimenti... come ho fatto? Semplice!
Orchidea e' il secondo romanzo che ho scritto... quindi le
sbrodolature probabilmente sono nel primo, che infatti e' in cerca di
editore dal 2002. Peccato, perche' Basta! (e' questo il titolo) ha
dell'ottimo potenziale: al momento sto provando a dividerlo in tre
romanzi separati (e' lungo oltre il doppio di Orchidea, e ancora piu'
ricco di trame e personaggi) con l'aiuto di un amico che lo sta
praticamente riscrivendo... la trama e' affascinante, credo che ne
verranno fuori delle opere interessanti! Quanto alla scuola
kinghiana, direi che e' soprattutto quella di On writing, il manuale
autobiografico che Stephen King ha scritto nel 2000. Ho cercato per quanto
possibile di seguire i suoi consigli, evitando tuttavia di
scimmiottarne lo stile inimitabile, tentando di adottare uno stile
personale... spero di esserci riuscito.
On Writing di Stephen King ti ha fatto da faro: una regoletta base
per inventare trame originali è capovolgere i ruoli, vero?
Il capovolgimento dei ruoli e' farina del sacco di King... alla fine
della parte didattica di On writing lui dice al Lettore di scrivere
una storia in cui e' la moglie a picchiare il marito... ti ricorda
qualcosa? Quanto al capovolgimento maggiore, ovvero la preponderanza
dei ruoli femminili nel romanzo, e' dovuta a una sfida con me stesso.
In Basta!, di cui parlavamo prima le donne erano pochissime, quindi
ho voluto provare cosa sarebbe accaduto inserendone un gran numero.
E tu lo hai fatto inventando una serial killer donna. Qualcuno
te lo avrà chiesto di sicuro: ce l'hai con le donne?
Si tratta della seconda storia presente in Orchidea. L'avevo in testa
da parecchio tempo, affascinato dai personaggi de La missione di
Clara Rinker di Sandford... poi ho elaborato quell'idea, e quello che
leggete e' il risultato. In effetti avevo chiara in testa la storia
solo fino ai due terzi: a quel punto dovetti fare una pausa per
cercare nuovi stimoli. Un aiuto forte me lo ha dato Jeffery Deaver
via email, suggerendomi un modo di operare che mi ha portato a
chiudere Orchidea con molta meno fatica di quanto temessi. L'altro
aiuto me l'ha dato una visione che ho avuto in taxi mentre tornavo da
una trasferta di lavoro a Napoli: ho chiesto all'autista un vecchio
blocchetto di ricevute, che ancora conservo, e ho cominciato a
scrivere una storia parallela ai fatti di Orchidea. Talmente
parallela che alla fine l'ho estrapolata, ed e' diventata Nel buio
(il titolo originale era Blackout ma era un po' inflazionato a mio
parere), il romanzo che uscira' dopo l'estate.
Non ce l'ho con le donne, anche se qualcuno me l'ha chiesto. Ognuna di
loro ha un forte lato "positivo", che giustifica le sue cattive
azioni, tramite il quale il lettore puo' in qualche modo parteggiare
per loro...
Quindi, invece, il tuo è un rapporto di comprensione e di
empatia con la donna. C'è una ragione specifica?
Ritengo le donne degli esseri affascinanti e superiori all'uomo. Hanno
molte capacita' che noi uomini neanche ci sognamo... il loro limite e'
talvolta il voler snaturare la propria indole per farla somigliare a
quella maschile... tra le righe di Orchidea c'e' una forte condanna a
un certo mondo maschile, un mondo che non sopporto.
D'altro canto non sembri avere molta fiducia nel sesso maschile,
Come mai?
Appunto. L'uomo e' violento per natura, spesso non riflette ma agisce.
Riduce tutto a una questione di forza, o di potere. Per le donne non
accade quasi mai... tranne quando, come dicevo prima, cercano di
scimmiottare i loro colleghi maschi!
Il tuo romanzo è anche molto crudo. Ritieni che la natura esplicita della
tua prosa possa penalizzarti o favorirti?
E' molto crudo, ed e' stato molto pesante da scrivere in certi
frangenti. Di solito quando so che devo "vivere" una scena
particolarmente forte, faccio in modo di scrivere solo quella quel
giorno, di immedesimarmi totalmente, di vedere il filmato della scena
nella mia mente prima, durante e dopo la scrittura. Quando "ero"
Greta, nella scena in cui dimostra a Neil come si usano gli accessori
dell'auto, stavo male per lei. Perche' capivo cosa sentiva, e cosa
pensava in quel momento. Lo stesso e' accaduto in gran parte delle
sequenze cui fai riferimento. Penso che, se davvero riesco come mi
dicono a trasportare anche il lettore, anzi il kinghiano Lettore, sul
luogo dei fatti mentre i fatti accadono, questo puo' solo favorirmi.
C'e' stato chi mi ha scritto per dirmi che ha dovuto smettere di
leggere perche' non ce la faceva, ma nessuno che mi ha detto che non
suscitavo in lui alcuna emozione. Quando chi legge Orchidea mi parla
delle emozioni che ha vissuto, mi fa il complimento piu' grande.
Trasmettere emozioni e' una cosa fantastica.
Sotto certi aspetti, la sessualità in Orchidea potrebbe apparire
voyeuristica. Sei d'accordo?
No, perche' e' sempre asservita alla scena. Ho cercato sempre di
vedere con gli occhi e col cuore prima di scrivere. In una delle
parti tagliate in fase di editing c'era una scena romantica in cui
Neil e Daisy fanno l'amore, e non ci sono dettagli anatomici. Nelle
scene in cui ci sono, e' sesso, non amore. E quando c'e' sesso in
giro lo devi far vedere al Lettore, come gli mostri il sangue e tutto
il resto. Almeno, io la penso cosi'.
Se posso trovare un difetto nel tuo romanzo è gettare tantissimi
ami in varie direzioni. Non temi di essere dispersivo?
So di essere dispersivo con chi non e' "allenato" a leggere i thriller
moderni, nei quali la scena cambia molto spesso. Probabilmente
arricchendo la narrazione potevo rendere meno bruschi alcuni di quei
salti, ma forse avrei perso in immediatezza... gli ami alla fine
portano a galla i loro pesci, e questo mi pare la cosa piu'
importante, no?
In fondo, hai ragione. Per te è stato decisivo anche il rapporto stretto con la rete e le
tante corrispondenze in corso con persone famose, una fra tutte
Jeffery Deaver. Ti
definiresti un grafomane?
Certo, sono un grafomane. Ho conosciuto Jeff per caso,
mandando una email al suo sito web. Lui deve essersi incuriosito, e
abbiamo cominciato a scriverci. Ho cercato di leggere con doppia
attenzione i suoi romanzi, per descrivere le emozioni che provavo e
le mie eventuali perplessita': Jeff ha apprezzato entrambe le cose, e
mi ha dato qualche consiglio prezioso. Quando l'ho visto a Londra nel
2004 purtroppo abbiamo potuto parlare solo pochi minuti, ma e' stato
gentilissimo e molto alla mano. Mi piacerebbe avere nuove occasioni
per parlare con uno scrittore di quella levatura, anche di argomenti
apparentemente lontani dalla scrittura creativa. Deve essere molto
stimolante.
Cosa consiglieresti a chi scrive? Continuare a farlo oppure,
soprattutto,
leggere?
Leggere, e' quello il comandamento piu' importante. Leggere, e rubare
con gli occhi i pregi e soprattutto i difetti di quello che leggiamo.
Il tuo rapporto con la musica: hai detto che in un certo qual modo
ti paragoni ai Queen.
Amo il rock degli anni '70, dai Queen ai Pink Floyd agli Zeppelin ai
Rush, a decine di altri gruppi. Non mi sembra di essermi paragonato a
nessuno di loro, soprattutto perche' non suono bene neanche il
citofono! Mi piace molto scavare nel significato dei testi delle
canzoni, spesso e' pura Arte, e' la versione moderna delle poesie
classiche...
Alessandro, tu hai creato una delle scene più drammatiche del tuo
libro nell'atmosfera di un disco molto famoso.
Ascolti musica, quando scrivi? E ambienteresti un tuo thriller nel
mondo del rock?
Ascolto musica. Dipende da quello che sto scrivendo, ma di solito
ascolto musica straniera per non essere distratto dal testo... a ogni
modo, spesso perdo il filo delle note, e la musica diventa un rumore
di fondo che mi fa da dolce colonna sonora, sia che siano i Metallica
sia che siano i Genesis...
Ho in testa un thriller anche per il mondo del rock: un serial killer
che gira insieme alla band in tour, e che colpisce di nuovo durante
il tour d'addio... il gruppo vive nell'anonimato, tipo i Kiss di cui
nessuno nei '70s conosceva le fattezze, quindi il killer potrebbe
essere chiunque...
Se dovessi scegliere un protagonista per quella storia,
sceglieresti un tipo tormentato e depresso alla Kurt Cobain,
oppure un eroe tipico del rock come Bruce Springsteen?
Parlando di Kiss, un gruppo che seguo dal 1980, il loro bassista Gene
Simmons disse parole di fuoco nei confronti di Cobain... in gran
parte le condivido. Non puoi fare quella vita, e poi quella morte.
Hai lottato con unghie e denti per raggiungere il successo, perche'
buttare tutto nel secchio? Pero' il tormentato e' un perfetto
personaggio da romanzo!
Be', Cobain era un personaggio molto tormentato, come si fa
a giudicare come si sarebbe dovuto sentire con il vissuto che aveva
alle spalle? Personalmente preferisco lui a Simmons, ma i gusti sono
gusti. E dimmi, ti piacciono la fantascienza e in fantastico in genere? Ti vedresti a
scrivere un romanzo fantastico?
Mi piace, e nel cassetto ho anche l'idea di un romanzo di fantascienza
basato sulla clonazione, vista pero' soprattutto per esplorare la
mente umana e i suoi risvolti oscuri. Pero' serve tanta
documentazione: come ne serve per un altro dei romanzi che ho in
mente (trattera' di sociologia delle comunicazioni di massa applicata
al thriller), il seguito di quello che uscira' a settembre.
Di tuo sta per uscire "Nel Buio". Senza fare spoiler, ci puoi fare
qualche anticipazione?
Laddove in Orchidea il sentimento portante e' la Vendetta, in Nel
Buio il tema dominante sara' quello della Sopravvivenza. Cosa accade
quando qualcuno si trova con le spalle al muro? Cosa succede se devi
fronteggiare una minaccia mortale e non hai altro mezzo che il tuo
cuore e il tuo cervello? Cosa accade se quel cuore e quel cervello
sono stati condizionati da violenze passate, che hanno snaturato la
tua stessa umanita'? Sulle righe finali di Nel Buio, quando l'ho
riletto un paio di mesi fa, ho pianto. L'emozione che ho provato e'
stata fortissima, spero di riuscire a farla percepire a tutti quelli
che lo leggeranno, con la stessa intensita'.
Alessandro, stiamo arrivando alla conclusione e c'è ancora
qualcosa che mi intriga di te: tu sei iscritto al Mensa, l'associazione che raggruppa,
diciamo così, tutti i cervelloni, quelli che hanno insomma un quoziente
intellettivo particolarmente alto. Oltre a essere un brillante scrittore,
vuoi farmi credere anche di essere un genio?
Quando sento parlare di genio, penso sempre al film con Jodie Foster, Il
mio piccolo genio (Little man tate): la storia di un bambino che non
dormiva la notte, preoccupato per la fame nel mondo... nel mio caso, e
sottolineo nel mio, essere un genio (se una persona con un QI comune a una
persona ogni novecento puo' essere classificata tale) non e' piacevole,
tendi a farti troppe domande e a darti troppe risposte. Avrei preferito un
QI meno alto (ma sempre mensano!): tendo a pensare troppo, e a
concretizzare poco. A scuola ero perennemente distratto, disperso. Ma
forse e' colpa mia, non del genio!
Forse dovresti girare la domanda ad altri mensani: ne otterresti
altrettante risposte diverse. Questa e' solo la mia!