Le cronache ucroniche di Giampietro Stocco
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Permutation City

Recensioni: Permutation City
La città dello sbadiglio

  • di Greg Egan

    Editore: Shake Edizioni Underground, 1998

    Titolo originale: Permutation City

    Pagg. 280 Isbn 88-86926-49-9 - Euro 14,46

    Traduzione di Giancarlo Carlotti

    Quando la fantascienza e il sense of wonder vengono anestetizzati: il celebrato titolo di Greg Egan si rivela una storia ambiziosa, ma riuscita a metà. Il classico cyberpunk della mente umana trasferita in un ambiente virtuale si evolve nelle due vicende parallele del romanzo fino ad arrivare a tratteggiare addirittura la possibilità delle creazione di un universo parallelo con sue proprie leggi e creature, dove l'umanità gioca a fare Dio. Ne sarebbe potuto uscire un titolo coi fiocchi, pieno di azione, colpi di scena, e soprattutto suspence. Purtroppo Egan, come anche Stephenson e la maggior parte degli autori cyberpunk finisce per preferire l'allusione alla narrazione e il risultato è una trama che il lettore percepisce come dietro a uno schermo, che è l'espediente che Egan usa per prendere le distanze da quanto scrive. Uno stile impeccabile, ma freddo come un ghiacciaio, che incuriosisce a inizio libro, strappa più di uno sbadiglio verso metà e scoraggia decisamente la prosecuzione verso la conclusione della storia, poco digeribile anche per chi ha molta familiarità con matematica e informatica. Ci si potrebbe spingere fino a dire che Permutation City sia una splendida idea per un racconto, ma che regga a malapena per un intero romanzo, specie se la narrazione deve essere così indiretta e glaciale, con personaggi che si perdono sul pack e che sembrano piuttosto essere maschere kabuki, così stilizzati e anodini da parere robot. Rileggendo la trama in quarta di copertina emerge poi la domanda fondamentale alla quale il lettore di Permutation City alla fine non riesce a rispondere: di cosa parla questo romanzo? Mah. Farsi scannerizzare e inserire in un universo virtuale? Creare un universo vero, con le proprie mani virtuali? Non si capisce. Troppo fumo gettato negli occhi del lettore, che finisce per stancarsi e tornare a titoli più amichevoli e meno presuntuosi.

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