L' idea di progresso, di Massimo L.Salvadori
Editore Donzelli, 2006;Collana Saggine; ISBN: 8860360803 p.153, € 13.00
Andrea Agostini, che cura la seguente sintesi, è il Presidente del Circolo Nuova Ecologia di Legambiente a Genova.
Ora che ci siamo inoltrati nel XXI secolo ci troviamo a dover fare i conti con un grande
paradosso, vale a dire che - mentre viviamo in un mondo il quale muta con ritmi che non
hanno precedenti, conosce trionfi sempre maggiori delle scienze e delle tecniche, vede
cadere ogni giorno vecchi confini e moltiplicarsi in maniera grandiosa i mezzi atti ad
assicurare lo sviluppo della societa - la fiducia nel progresso complessivo dell´umanità
appare come una fede tramontata, un´illusione d´altri tempi. Ne risulta un senso di
precarietà che induce a considerare le continue e immense conquiste della scienza e
della tecnica e lo sviluppo socio-economico alla stregua di porte oltre le quali si
apre un cammino quanto mai insicuro. Tanto che cresce il numero di coloro i quali
temono persino che la strada imboccata porti a un peggioramento senza ritorno
delle condizioni dell´uomo. Costoro possono aver torto o ragione - ed è naturalmente
da augurarsi che il loro sia solo un pessimismo eccessivo e infondato - ma è certo
che un simile atteggiamento costituisce in ogni caso un sintomo assai allarmante e
molto significativo dell´indubbio e diffuso malessere contemporaneo.
L´idea del continuo progresso dell´umanità come solida possibilità o addirittura suo destino
necessario è stata rovesciata. Essa appare relegata o a un auspicio di cui si è assai poco
convinti oppure a un mito consumato d´altri tempi. Perché si operasse un tale rovesciamento,
perché si passasse dalla fiducia nel progresso, inteso come sintesi del miglioramento delle
condizioni spirituali e morali e di quelle materiali, a un atteggiamento opposto
occorreva che quella fiducia - trasformatasi durante un iter che appariva trionfale
da ideale regolativo delle azioni umane qual era nel Settecento in vera e propria fede
nell´Ottocento - subisse colpi devastanti ad opera dell´evoluzione sia spirituale
sia materiale dell´uomo; di più: che essa prima raggiungesse l´apice in quanto
aspirazione e credenza dogmatica e dopo subisse duri colpi e drastiche smentite
dal corso della storia.
Osservando lo sviluppo dell´idea di Progresso nel vecchio mondo che l´aveva partorita,
possiamo dire che questa acquistò nel XIX secolo il carattere e la consistenza di un credo
religioso il quale, penetrato dapprima nelle élites laiche borghesi, si estese in seguito,
per il tramite essenziale dei partiti socialisti, a grandi masse, fino ad essere portato
al culmine dal comunismo novecentesco; e infine, attaccato e irriso dai teorici della
politica di potenza, dai nazionalisti e imperialisti, dagli antidemocratici, dai razzisti,
dalle correnti culturali antilluministiche, antipositivistiche, antisocialiste, andò
incontro a uno scacco via via piu profondo tra le due guerre mondiali in conseguenza dei
macelli ineguagliati, dei crudeli regimi autoritari e totalitari, delle ideologie e delle
pratiche del genocidio, del grave deterioramento dei sistemi rimasti democratici, dell´
impiego massiccio delle scienze e delle tecniche poste al servizio delle violenze del
potere. Uscito il mondo dall´incubo della seconda guerra mondiale - specchio di tutti
i fallimenti dell´epoca precedente - ebbe inizio una fase fitta di contraddizioni
stridenti. Per un verso si affermò nei paesi piu sviluppati un lungo periodo di forte
sviluppo economico, in Occidente la democrazia ando riprendendosi e consolidandosi,
si assistette al crollo degli obsoleti imperi coloniali europei e alla nascita di
una serie di nuovi Stati. Per l´altro si vide che l´imponente sviluppo economico,
mentre era in grado di aumentare in maniera assai consistente i beni materiali
complessivamente disponibili innalzando il tenore di vita di componenti significative
delle classi lavoratrici, lasciava pur sempre ampi strati negli stessi paesi piu
ricchi in una situazione di precarietà e di emarginazione, e troppa parte del resto
del mondo in preda al sottosviluppo e alla miseria; che le nuove superpotenze
dominavano la terra divisa nel quadro di una guerra fredda posta all´ombra del
terrore atomico; che il saccheggio indiscriminato delle risorse naturali - fatto
di cui si prese una crescente coscienza solo negli ultimi decenni del secolo - aveva assunto
il carattere di un attacco senza precedenti alle condizioni che consentono la riproduzione
della vita.
Sicché l´insieme di questi fattori induceva a concludere che l´evoluzione della
società continuava a porsi per molti sostanziali aspetti in un drammatico contrasto con quello
che era stato definito il Progresso, concepito come combinazione di un miglioramento
spirituale e materiale destinato a radicarsi prima nel mondo occidentale e poi ad estendersi
da questo al resto del mondo dando vita a una koinè culturale, politica e sociale in grado di
aprire le porte alla «rigenerazione universale». (...)
Certo, sia ben chiaro, la storia del Novecento - per attenerci a essa - non è in alcun modo
ascrivibile indiscriminatamente alla categoria del «negativo». A fronte del trend prevalente
vi sono stati, come abbiamo già accennato, importanti progressi, quali in primo luogo:
la caduta dei regimi totalitari, la fine degli imperi coloniali, il miglioramento delle
condizioni di vita di vaste masse nei paesi più sviluppati, l´affermarsi e l´estendersi di
nuovi diritti politici e sociali, la marcia delle donne verso la parità con gli uomini.
Sennonché, fatti i conti all´inizio del XXI secolo e valutati come meritano i passi avanti
talvolta enormi compiuti in molteplici settori, resta il dato che nessun paese puo guardare
con tranquilla fiducia al proprio futuro e a quello degli altri. Lo impediscono problemi
aperti i quali sollevano grandi interrogativi che - seguendo un elenco che ha il valore di
un´enumerazione e non di un´indicazione gerarchica in base a criteri di importanza -
potremmo così indicare:
il primo riguarda la capacità di costituire organi in grado di governare questioni che si
presentano con sempre maggiore urgenza a livello mondiale e che richiedono soluzioni che
travalicano come mai avvenuto in passato i confini degli Stati esistenti.
Il secondo
attiene a un modello di sviluppo economico, che, mentre si intensifica e si estende
vertiginosamente a immensi paesi quali la Cina e l´India, da un lato innalza lo standard
di vita di popolazioni in precedenza escluse, ma dall´altro si fonda su uno sfruttamento
via via piu massiccio delle risorse che sconvolge l´ambiente al punto da far gravare sull´
uomo la minaccia di «ritorsioni» da parte della natura dalle conseguenze che rischiano di
risultare catastrofiche.
Il terzo è legato ai processi determinati dalle ondate di
emigrazione che inducono un numero crescente di poveri e miserabili privi di speranza
nei loro paesi a dirigersi verso i paesi piu ricchi in cerca di nuove opportunità,
portando con sé le proprie diversita etniche, culturali e religiose, e anche creando
problemi di integrazione nei contesti di approdo di assai complessa e difficile
soluzione.
Il quarto concerne gli effetti del processo di globalizzazione economica relativi sia al
forte indebolimento degli istituti del welfare, che nel mondo occidentale erano valsi a
costituire un´efficace rete di protezione per gli strati piu deboli, sia al diffondersi
della precarietà dei rapporti di lavoro creata dall´ondata neoliberista impostasi nell´
ultimo trentennio e sia al tipo di sviluppo che ha coinvolto ampie zone dell´America
Latina e soprattutto dell´Asia. Uno sviluppo questo, che crea sì numerosi posti di lavoro
per settori prima esclusi, ma al tempo stesso introduce condizioni di sfruttamento spesso
inumano di grandi masse che ignorano che cosa siano e possano essere i diritti sociali e
approfondisce gli squilibri territoriali interni.
Il quinto ha a che fare con l´
inesorabile tendenza alla crescente accumulazione di immense ricchezze nelle mani di
ristrette oligarchie in un contesto che vede accentuarsi il divario tra le quote di
reddito riservate agli strati più alti e a quelli medi e più bassi della gerarchia
sociale.
Il sesto è legato ad un processo di allargamento delle frontiere delle
istituzioni democratiche nel mondo che pero è intimamente eroso dall´indebolimento
della capacità di queste stesse istituzioni di sottoporre ad un efficace, effettivo
controllo il potere delle oligarchie economiche e politiche, le quali dispongono di
mezzi enormi per influenzare gli strati subalterni a sostegno dei propri interessi.
Il settimo è rappresentato dall´emergere degli integralismi religiosi, i quali
sfidano
le conquiste della concezione laica dello Stato, delle libertà politiche e civili, del
pluralismo culturale alla luce di una visione teocratica del potere politico e dei
rapporti sociali.
L´ottavo è riconducibile all´idea che i più acuti contrasti di
interesse e le grandi differenze culturali, politiche e sociali portino
inevitabilmente alla contrapposizione e allo scontro di due mondi inconciliabili,
quello del «bene» e quello del «male», tra i quali non si possono gettare ponti
(di questa idea costituiscono testimonianze tanto il terrorismo islamico quanto l´ideologia delle forze
neoconservatrici occidentali orientate a una lotta globale basata sulla forza contro
gli «Stati canaglia» e la mappa variegata dell´universo delle «tenebre»).