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Recensioni: Argento Vivo
di Neal Stephenson
Rizzoli, ISBN 88-17-99512-6
Titolo originale: Quicksilver
Pagg. 1053 - Isbn 88-429-1435-5
- Euro 22,00
Traduzione di Gianni Pannofino
La prima domanda che ti fa un amico quando gli segnali un romanzo, in genere è: di
che parla? Dura, durissima dare una risposta quantomento univoca per questa prima, oceanica
puntata del Ciclo Barocco di Neal Stephenson, una trilogia ambientata a cavallo tra Sei e Settecento.
Operazione ancor più ardua quando si tratta di un autore che alcuni descrivono come
"postcyberpunk" e che ha scritto cose anche molto diverse, ciò per cui vi rimando a
Wikipedia, per un compendio breve, e al sito dello stesso autore per scorrere una carriera
multiforme in maniera davvero stimolante. E tuttavia... Tuttavia, di che parla Argento Vivo?
Sarebbe meglio chiedere, per esclusione, di che *non* parla, visto che dalla matematica alla
fisica newtoniana, alla logica leibniziana, al Dio-Sostanza-Natura di Spinoza, alle guerre
di Luigi XIV, alle amanti di Carlo II e Giacomo II d'Inghilterra, in questo romanzo c'è proprio
tutto. Manca, tuttavia, a mio modestissimo modo di vedere, una trama ben ordinata o comunque
ben distinguibile, di quei plot, intendiamoci, che prendono per mano il lettore e lo sostengono
quando, di fronte all'ennesima digressione descrittiva, questi finisce per sbadigliare.
Sbadiglia, il lettore di Argento Vivo, a più riprese, pur meravigliandosi dell'italiano
splendido e quasi rutilante dovuto alla *spettacolosa* traduzione di Gianni Pannofino; pur
apprezzando la natura a sua volta barocca della descrizioni - memorabile quella del duello
di status fra la delegazione inglese e l'ambasceria francese sui ghiacci dell'Olanda di fine
Seicento, nessuna delle due volendo cedere il passo all'altra. Insomma, se Neal Stephenson
oltre alla propria genialità ci avesse voluto mostrare il miracolo di una prosa più a misura
d'uomo, Argento Vivo sarebbe un capolavoro da leggere e divorare. Così com'è, a mio giudizio
conta almeno trecento pagine di troppo, e stavolta voglio essere generoso. A risentire di
più di questo impianto volutamente involuto e prolisso sono i personaggi: d'accordo, siamo
nell'elaboratissima Europa a cavallo tra Sei e Settecento, ma stiamo scrivendo per gente
che vive e lavora nel Duemila, per Diana. Un'occasione ottima, Argento Vivo, per imparare
come si descrive a dovere un paesaggio e un'atmosfera, ma un'opportunità perduta per far vivere
personaggi che fatalmente, alla fine, risultano freddini e poco comunicativi.
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