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The best SF novels you'll never read - 5
Un'altra recensione di Stefano Trucco
Tempo fa, un banale articolo di giornale sul cinema di fantascienza: 'Cinema-Fantascienza: una coppia di ferro. 1902, Voyage dans la Lune, di Georges Melies... è l'inizio di un'avventura che il cinema intuisce al volo: la magia nella magia è un boccone troppo ghiotto per non sfruttarne ogni possibilità'
E invece proprio questo accadde: fra i generi cinematografici la SF è il parente povero, sia per la qualità che per la quantità, specie in confronto alla letteratura. Per dire, il genere western ha completamente eclissato i pallidi romanzi da cui originò. Il thriller invece gode di uno scambio fecondo fra libro e schermo in tutte le sue forme ed oggi i romanzi gialli sono più popolari che mai, come pure i romanzi d'amore. Persino il fragile genere del film sportivo può vantare più capolavori del cinema di SF - specie grazie al filone pugilistico ed ai suoi rapporti col noir.
Ci sono capolavori di FA - ma non molti; ci sono film dignitosi - pochi di più. Subito si finisce nel cinema di serie B o Z: malgrado ci sia chi lo ama fanaticamente dobbiamo dirlo, sono film mal scritti, mal recitati, mal girati e con effetti speciali ridicoli. Si può facilmente girare un capolavoro noir a basso costo: molto più difficile con la SF.
Ci sono due problemi principali. Il primo è visivo: il cinema può rendere le meraviglie di mondi futuri o alieni come nessun'altro medium ma è costoso. Se non c'è riscontro commerciale non si fa. Storicamente è successo proprio questo. Che il cinema americano sia predominante e che gli altri cinema nazionali vi si rapportino, in imitazione, adattamento od opposizione, è un fatto storico, perciò il fatto che a lungo Hollywood abbia considerato con diffidenza il genere SF - come pure i sottogeneri della fantasy e della fantapolitica - ne ha segnato i destini anche al di fuori dei confini americani. La fantascienza muta tedesca e russa ha creato alcuni capolavori ma non ha lasciato radici. Francia, Inghilterra, Giappone - e non diciamo nulla dell'Italia - non avevano i mezzi. La battaglia decisiva era in America.
Negli anni Trenta uscirono parecchi film ispirati dalla letteratura pulp dell'epoca: alcuni - King Kong, L'Uomo invisibile, Frankenstein - erano solo marginalmente FS e furono grandi successi giustamente ricordati; altri film, strettamente SF, fallirono miseramente. Deluge (1933), in cui un maremoto distrugge New York; Just Imagine (1930), un musical ambientato nel 1980; Men must fight (1933), guerra aerea negli anni '40 - costarono molto e incassarono poco.
Risultato: non ci sono, negli anni d'oro di Hollywood, fra il 1930 ed il 1950, film ambientati nei due propri domini della SF, il futuro e lo spazio.
I serial come Flash Gordon non contano: erano film a basso costo per gli spettacoli pomeridiani e li vedevano i bambini - carini se volete, ma nulla di più. Non ci sono film di SF diretti da John Ford o Frank Capra o Cukor o Wyler o Vidor, ne' interpretati da Clark Gable e Bette Davis, James Stewart e Katherine Hepburn, John Wayne e Joan Crawford, Bing Crosby e Shirley Temple... La Golden Age of Science Fiction non ha un corrispettivo visivo, non ci sono grandi film tratti da Asimov, Heinlein, Del Rey, Vance, Pohl, Kornbluth...
Quando negli anni Cinquanta si ricomincia a provare, i budget rimangono bassi. L'accento comunque è sullo spazio. il futuro resta terra incognita a parte qualche dopo-Bomba più o meno riuscito. Il giustamente famoso Pianeta Proibito ha un unico serio difetto: gli uomini del 2200 sono chiaramente americani medi del 1956, per quello che si può intuire il futuro ha portato solo astronavi e robot domestici ma nessun cambiamento culturale.
Il problema non era irrisolvibile: c'è più buona fantascienza nelle serie televisive come Twilight Zone e Star Trek che nei film del periodo - e anche in seguito. In tivù non ci si aspettano grandi effetti visivi e, stranamente, occasionalmente, le idee passano in primo piano, sia pure adeguato alla scala del mezzo.
La situazione del cinema di fantascienza cominciò a migliorare negli anni 60, quando un grande regista come Stanley Kubrick praticamente ricreò il genere (lo invento' adirittura) con tre film, il Dottor Stranamore, 2001 e l'Arancia Meccanica. Da allora esiste un vero genere fantascientifico. I soldi ci sono, gli effetti speciali dominano e cosa otteniamo? The Phantom Menace. Matrix, se va bene. Ci sono piccoli film intelligenti - Gattaca, per esempio - ma non tantissimi.
Il cinema di SF si misura con il secondo problema, ben più difficile da risolvere del primo perchè strutturale: le idee.
I generi letterari di consumo - a differenza della letteratura vera e propria - partono storpi: possono occuparsi solo di una parte predefinita dell'esperienza umana. Il giallo, è stato detto, un genere filosofico: si appoggia alla logica ed alla convinzione che il mondo possa essere ordinato dall'intelligenza - ma qualcuno dev'essere ucciso. Il noir non è così fiducioso: vive nell'incertezza e nell'assenza/ricordo dei vecchi valori: è un genere che tratta di scelte morali ed esistneziali. L'horror gestisce la paura.
La SF si appoggia al desiderio di esplorazione e scoperta - che può essere ottimamente ricreato sullo schermo - ed alle idee - che sullo schermo si disperdono e banalizzano. Più di ogni altro genere - più ancora del romanzo storico - la SF può occuparsi di idee e dell'effetto che queste possono avere sulla vita: idee scientifiche, innanzitutto, ma anche politiche, religiose, economiche... Dicano quel che vogliono, ma 1984 e Brave New World sono romanzi di SF. Il fatto che dal romanzo di Orwell siano stati tratti due film che danno solo una pallida idea della forza del romanzo - forza che sente anche chi non ne condivide la politica - illustra benissimo il problema.
Il cinema ha dei problemi con la complessità. I film migliori sono tratti più da racconti che da romanzi (di solito: ci sono innumerevoli eccezioni). Una trama facile da seguire sulla carta diventa complicatissima con le immagini in movimento. Esempio: il film di L.A.Confidential semplifica drasticamente il labirintico romanzo neo-noir di James Ellroy eppure non ottiene il successo di pubblico sperato perchè giudicato troppo complicato (ma pare sia andato meglio in dvd).
Un aspetto importante: giallo, western, romantico, spionistico si svolgono in un mondo già dato, si possono presentare i personaggi - spesso stereotipi - e via con l'azione che lo sfondo si da per conosciuto.
La SF, invece, richiede parecchio background, specie quando si svolge nel futuro. Nel romanzo ci sono vari modi per risolvere il problema, più o meno efficaci: al cinema il background diventa un peso morto filmico insopportabile. Si finisce per ricorrere a futuri stereotipati: la dittatura totalitaria, il caos postatomico. Molti dei suoi risultati migliori il cinema di SF l'ha ottenuti con l'intrusione di un elemento perturbatore in un mondo quotidiano, tipo l'Invasione degli Ultracorpi o Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo.
Per dire: la Notte dei Morti Viventi è uno di quei film che in parte giustificano la mania per i film di serie B, veramente notevole. Tecnicamente potrebbe essere un film di SF ma in realtà è un horror - un genere molto vitale che ha evitato tranquillamente gli intoppi della SF ed è sempre felice di dare una mano alla sua sorella maggiore che per qualche motivo non trova mai l'uomo giusto. Allo stesso modo i film di George Lucas sono in essenza western (o peplum!) travestiti, senza alcun vero rapporto con il futuro.
Concludendo, è stata probabilmente una buona idea da parte di Kubrick quella di lasciare aperto il finale di 2001, come pure i punti oscuri della vicenda di Blade Runner non guadagnerebbero nulla dalla luce, anzi. Più tipico è il confronto fra la ricchezza e complessità dei romanzi di Dune ed i piccoli fuochi d'artificio visivi del film di Lynch, l'ennesimo fiasco fra i tanti che segnano i rapporti fra SF scritta e filmata. Solo rarissimamente il genere riesce a coniugare le necessità visive a quelle intellettuali che gli sono proprie.
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